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4 consigli per chi vuole diventare indipendente e abbandonare il nido

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3. Assicurati l’indipendenza culturale

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© pixabay.com

La cultura è la forma con cui l’uomo svolge i compiti ordinari della sua esistenza: come mangiare, cosa indossare, il modo di festeggiare, la maniera in cui si organizza la famiglia, ecc. Quando il tuo viaggio di studio comprende vivere in un paese dalla cultura diversa, puoi provare ciò che le persone chiamano “choc culturale”. Quando ho cominciati i miei studi in Spagna, sapevo che le parole in spagnolo (castigliano) sarebbero stat diverse da quelle a cui ero abituata, ma sinceramente non sapevo che uno dei modi di mangiare le patate era di farne una frittata da mettere tra due fette di baguette, troppi carboidrati insieme! Pane e patate, chi l’avrebbe detto?

Tendiamo a pensare che sia buono conoscere altre culture, e lo è di certo, ma la domanda è: quanto permetterò a questo nuovo ambiente di influire con chi sono oggi e con quello che sarà in qualche anno. A questo proposito essere indipendenti invita a prendere una posizione attiva rispetto alla nuova cultura, spingendo a prendere ciò che riteniamo prezioso e a introdurlo nella nostra personale cultura. Nello stesso tempo, questa posizione dinamica dà la possibilità di sottoporre a critica la propria cultura, e si impara a conoscere ciò che bisogna mantenere e rafforzare e quali invece siano gli aspetti da cambiare. In definitiva tutto questo significa interagire con la cultura diversa e allo stesso tempo mantenere la propria identità per saper arricchirsi con le cose nuove e mantenere forti le radici.


4. Cercare l’indipendenza spirituale

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© stocksnap.io

E infine quella che considero l’aspetto più importante: l’indipendenza spirituale. Immagino che se sei arrivato a leggere questo articolo è anche a causa della formazione cristiana che hai ricevuto in un determinato livello. Di solito succede che quando si lascia la propria casa, si rinuncia anche all’ambiente spirituale a cui eravamo abituati. Io ho frequentato un liceo cattolico e la maggior parte dei miei amici credeva che fosse cosa buona mantenere una relazione con Dio. Al mio arrivo in Spagna mi sono resa conto che lì non era la cosa più comune avere una relazione con Dio e che c’erano persone a cui non importavano i temi spirituali. In ambienti così è facile confondersi e perdersi. La mia vita spirituale non può dipendere dal paese in cui mi trovo o dagli amici che frequento, è una scelta personale. Non si tratta, nel mio caso, di smettere di vivere in Spagna, ma di vivere in Cristo: di sforzarsi di trovare dei “buchi” per stare col Signore, andare in chiesa o fare attività di volontariato. È lo spirituale che sostiene la tua vita.


Il fondo della questione dell’indipendenza è che in qualsiasi forma (che sia emotiva, economica, culturale o spirituale) richiede uno sforzo e una previa decisione personale di essere in certo modo. La situazione cambia e l’essere chi sei dipende da te, non dalle circostanze. Quello che prima era naturale e più spontaneo (parlare con i genitori ogni giorno, pregare frequentemente, non pagare le bollette della luce) ora richiede del tempo e delle decisioni da prendere. In definitiva, l’indipendenza è saper fare il miglior uso possibile della nostro nuova libertà acquisita e non lasciare che siano le circostanze a renderci chi siamo.

Buon viaggio!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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