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Perché la misericordia di Dio ci scandalizza?

Pixabay.com/Public Domain/ © blickpixel
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A svelarcelo è Enzo Bianchi nel suo nuovo libro “L’amore scandaloso di Dio”

L’amore scandaloso di Dio (San Paolo edizioni) è il nuovo libro di Enzo Bianchi, nel quale sviluppa le sue considerazioni sulla misericordia divina partendo dalla Sacra Scrittura. Papa Francesco nella sua catechesi di oggi in occasione dell’udienza generale del mercoledì – proseguendo la riflessione sulla misericordia di Dio – ha sottolineato come essa sia in grado di cancellare il peccato, e ha invitato i fedeli a perdonare per essere perdonati.

«Cari fratelli e sorelle, il perdono di Dio è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ed è il segno più grande della sua misericordia. Un dono che ogni peccatore perdonato è chiamato a condividere con ogni fratello e sorella che incontra. Tutti coloro che il Signore ci ha posto accanto, i familiari, gli amici, i colleghi, i parrocchiani… tutti sono, come noi, bisognosi della misericordia di Dio. È bello essere perdonato, ma anche tu, se vuoi essere perdonato, perdona a tua volta. Perdona!».

L’autore pone in apertura al libro le parole della Misericordiae Vultus, la bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia che terminerà il prossimo 20 novembre:

«Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia » (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come « Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà » (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella « pienezza del tempo » (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio».

La misericordia di Dio rivelata da Gesù è forse la parte meno compresa e più trascurata di tutto il messaggio cristiano, ed è proprio partendo dalle Scritture, dal ministero di Cristo sulla terra, che l’autore propone una riflessione profonda e originale sul mistero della misericordia che “spaventa” gli uomini sovvertendo l’accezione comune di giustizia.

L’Anno Santo rappresenta un’occasione speciale per riscoprire il volto buono e misericordioso di Dio sul quale centrare la propria vita e il proprio cammino di fede. Il messaggio rivoluzionario della misericordia del Padre rischia di perdere la sua luce abbagliante, di affievolirsi, lasciando emergere l’immagine di un Dio giudice, severo e “incupito”, se non se ne riscopre il suo significato straordinario.

Ancora oggi, scrive Enzo Bianchi, a dare scandalo non sono il rigore e la durezza con cui Gesù parla nei Vangeli, ma la sorprendente compassione con cui perdona, ama, guarisce e accoglie il peccatore.

«Dobbiamo confessarlo: ciò che di Gesù ancora oggi scandalizza non sono le sue parole di giudizio, le sue parole severe, a volte dure; non scandalizza neppure il suo operare, perché si riconosce il suo “fare il bene”. No, ciò che scandalizza è la misericordia, interpretata da Gesù in un modo che è all’opposto di quello pensato dagli uomini religiosi, da noi!».

La misericordia di Cristo sconvolge, perché si pone in contrasto con la legge comune di giustizia, e per questo è fraintesa e spesso rifiutata. Appare agli uomini come un esagerato sconto di “pena” nei confronti di chi ha sbagliato e dovrebbe “pagare caro i suoi errori”, un rimedio veloce e “ingiusto” ai “gravi” peccati commessi.

“(…) in tutta la storia della chiesa la misericordia ha scandalizzato, e per questo è stata poco esercitata. Quasi sempre è apparso più attestato il ministero di condanna piuttosto che quello della misericordia e della riconciliazione (…) nella chiesa si è indicato il nemico, il diverso come zizzania, autorizzando il suo sradicamento, fino alla sua condanna al rogo. (…) quanto ci è difficile perdonare, fare concretamente misericordia, lasciarci commuovere da chi è nel bisogno, fino a fare per lui il bene, omettendo di compiere ciò che avevamo pensato contro di lui… Di più, se è vero che la parola misericordia sembra indicare nella nostra società un sentimento che manca di vigore e di verità – per questo si arriva a dire: «La misericordia, troppo facile!» –, quando poi essa è praticata in modo autentico, in realtà turba, desta obiezioni. Questo perché la misericordia è temibile più della giustizia: «È un ripudio del male in nome della condivisione di un amore»”.

Ma perché la misericordia suscita scandalo? Perché ci turba la compassione di Dio?

«Il messaggio della misericordia scandalizza, non è capito da quanti si sentono giusti, in pace con Dio, mentre invece è compreso e atteso da chi si sente nel peccato, bisognoso del perdono di Dio. I credenti “religiosi” di ieri e di oggi hanno difficoltà a sentirsi fratelli e sorelle dei peccatori, delle peccatrici, perché nella loro vita non hanno commesso peccati “gravi”, quindi si mettono dalla parte dei giusti, di quelli che possono vantarsi di qualcosa presso il Signore: vantarsi di non aver sbagliato gravemente. (…) Spesso siamo disposti a fare misericordia se c’è stata punizione, castigo di chi ha fatto il male (e diciamo che questa è giustizia!), se il peccatore è stato sufficientemente umiliato e solo se chiede misericordia come un mendicante. In ogni caso, stabiliamo dei precisi confini alla misericordia, perché pensiamo che certi errori, certi sbagli, certe scelte avvenute nel male e non più riparabili debbano essere punite per sempre dalla disciplina ecclesiastica: per alcuni errori dai quali non si può tornare indietro non c’è misericordia, dunque la misericordia non è infinita, ma può essere concessa solo a precise condizioni… Ecco il nostro tradimento del Vangelo, ecco come la misericordia ci scandalizza».

La misericordia del Padre sbalordisce, perché in essa Cristo ama “il nemico”, nel suo stesso peccato, nella sua stessa colpa! E questo amore a forma di croce, è inimmaginabile per gli uomini.

«Ma l’amicizia di Gesù verso le persone meno stimate all’interno della società religiosa, la sua cordiale simpatia per donne e uomini “perduti” era umanissima, autentica, non una strategia per convertirli: egli sapeva che in questi perduti c’è più umanità che in coloro che si sentono puri e devoti! Gesù non amava il peccato ma amava i peccatori nel loro peccato – e non malgrado il loro peccato – perché questa è la verità scandalosa della misericordia: Dio ci ama mentre siamo suoi nemici, ci riconcilia con lui mentre siamo ancora peccatori! Questa è l’esperienza che ha cambiato la vita di Paolo: sentirsi amato e chiamato da Dio, attraverso Gesù, proprio mentre egli odiava questo Gesù con tutte le sue forze e lo perseguitava nei suoi discepoli. È stata questa misericordia di Dio, impensabile e totalmente gratuita, misericordia che lo ha raggiunto mentre egli era contro Dio, a infrangere i suoi meccanismi di difesa, fino a trasformarlo in un’altra persona, non piu Saulo ma Paolo. Essere amati nella propria capacità di bene è possibile, ma essere amati nel proprio peccato, nella propria oscurità, anzi nel momento stesso in cui si odia l’altro, è inaudito».

Ammettere i propri peccati èil vero miracolo”, “riconoscere che si è peccatori, che siamo noi i pubblicani e le prostitute”, noi gli scribi e i farisei, ci consente di abbracciare la misericordia del Signore. Guardare il nostro peccato ci fa scoprire la compassione di Dio che è “pronto a cancellarlo, a dimenticarlo, a ricoprirlo con la sua inesauribile misericordia”.

Per compiere il miracolo, scrive l’autore, è di aiuto e ispirazione lo splendido detto di Isacco di Ninive:

Colui che ha raggiunto la coscienza dei propri peccati… è più grande di colui che risuscita i morti.

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