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Come passare dall’oscurità alla vita?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 31/03/16

So che vivrò per sempre...

In mezzo alla mia notte, in mezzo al mio freddo, può sorgere la tentazione del dubbio, come dice Walter Ciszek: “Questa vita non è quello che pensavo. Non è quello che avevo previsto. Non è ovviamente ciò che desideravo. Avendolo saputo non l’avrei mai scelto, non avrei mai fatto questa promessa. Perdonami, Dio mio, ma non voglio mantenere la mia parola. Non puoi obbligarmi a mantenere una promessa fatta nell’ignoranza; non puoi aspettarti che mantenga un impegno basato sulla fede senza una conoscenza previa della realtà della vita. Non è giusto. Non ho mai pensato che sarebbe stato così. Semplicemente, non posso sopportarlo e non andrò avanti. Non ti servirò”.

A volte la tormenta travolge le sicurezze e tutto vacilla. È così il Venerdì Santo. La solitudine e la morte fino alla sera del sabato. Come non dubitare? La morte spaventa. E mi costa credere a una vita impossibile. Com’è successo ai discepoli in quella notte di ombre e tradimento.

Come continuare ad essere fedele se il maestro è morto? Quanto è facile rinnegare le promesse e iniziare un nuovo cammino! Alcuni saranno tornati al paese d’origine. Alcuni camminavano verso Emmaus. Era la cosa più semplice. Tornare a fare quello che sapevano fare.

Per questo la resurrezione irrompe come una scossa. Un colpo che spezza tutti gli schemi. Il cuore si era già abituato all’idea del fallimento e non può comprendere un nuovo inizio. Dubita e teme quello che non controlla.

Mi piace quella fede dei discepoli che non vedono e tuttavia credono. “Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. Corrono, entrano, non vedono e credono.

È l’incontro con l’impossibile. Con una vita nuova che non conoscono. Credono. Si sorprendono. Si alzano. E trovano la vita vera. Credono in Gesù vivo anche se il corpo non c’è. Quel corpo scomparso è segno di speranza. O di tradimento. Non si sa.

Corrono mossi dall’amore. Si rallegrano pieni d’amore vedendo il sudario a terra. Il sepolcro vuoto. La pietra rotolata. L’amore ci spinge a credere all’impossibile. Non lo hanno ancora visto e già credono.

Mi emoziona questa fede. Poi potranno toccarlo. Potranno ascoltare di nuovo le sue parole. Potranno mangiare con Lui. La loro fede diventerà più salda. Ora è solo l’inizio di un cammino nuovo.

Sono passati dalla morte alla vita in poche ore. Dalla croce al santo sepolcro, e dalla pietra rotolata a una vita nuova sconosciuta. Sono pochi metri di distanza ed è una vita intera.

Questa resurrezione non è più come quella di Lazzaro o della bambina di 12 anni. È una resurrezione nuova. Non vedono più il suo corpo. Non c’è più, ma è vivo. Quella certezza li riempie di speranza. Non toccano e già credono. Non sentono e credono.

Giorni fa hanno fatto un gioco ad alcuni bambini. Dovevano dire un loro desiderio. Uno ha detto che voleva essere il miglior calciatore del mondo, una bambina voleva essere la ballerina più brava. Un bambino di quattro anni ha detto: “Io voglio essere quello che condivide di più al mondo”. Mi ha commosso.

Gesù è stato colui che ha condiviso di più al mondo. Ha condiviso tutto. Voler essere chi ama di più è possibile con uno sguardo puro, con un’anima grande. Vorrei avere un’anima così, capace di vedere l’impossibile.

Gesù vive e fa sì che il mio cuore viva. Mi conforta con la sua vita in mezzo alla mia vita. Guardo Maria il giorno in cui Gesù ci bacia con la sua vita. Maria sapeva che dopo la notte sarebbe venuta la vita.

Maria conosceva molto bene la luce di un nuovo giorno. Lei che aveva toccato la morte ha abbracciato la vita di Gesù risorto. Lei mi insegna a credere e a confidare contro ogni speranza.

Quanto mi costa vedere la vita in un sepolcro vuoto! Ma è lì. La fonte dell’acqua vera. Il pozzo che mi riempie di vita. Non voglio temere più la morte. So che un giorno il mio sepolcro sarà vuoto. E vivrò per sempre.

E a volte mi angoscio per piccolezze. Perdo l’allegria per contrattempi insignificanti. Smetto di credere quando soffro per un dolore ingiusto. Quando mi sento solo e abbandonato non capisco niente.

La Pasqua mi fa dare valore a ciò che è importante. E mi fa smettere di soffrire per ciò che non vale la pena. Per le cose caduche. Per le cose passeggere. Voglio guardare con speranza nel mio dolore, nella mia croce. Il mio sepolcro è vuoto perché Dio lo riempia. Egli lo rende possibile. Questa notte è breve. Dall’oscurità alla vita. Credo. Confido.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
testimonianze di vita e di fedevita spirituale
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