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Una proposta radicale dinanzi agli attentati che continuano e continueranno: educare con passione e in libertà

AFP

A picture taken on February 18, 2014 shows Pakistani schoolgirl Malala Yousafzai, who survived being shot in the head by the Taliban, leaving after attending a press conference at the Zaatri refugee camp, near the Jordanian border with Syria. The chairman of the Norwegian Nobel Committee, Thorbjorn Jagland, announced that Malala Yousafzai has been awarded the Nobel Peace Prize 2014 at the Nobel Institute in Oslo on October 10, 2014. AFP PHOTO/STR

Centro Culturale "Gli Scritti" - pubblicato il 30/03/16

... a cominciare dalle bambine e dalle ragazze

di Don Andrea Lonardo

Non serve a molto dire «io condanno» e «not in my name», dinanzi ai continui – continueranno – gesti di morte a Lahore (contro famiglie cristiane), ad Alessandria in Iraq (contro bambini sciiti al termine di un incontro di calcio), a Bruxelles (contro civili occidentali), a Mostaba in Yemen (contro musulmani) e ad Aden sempre in Yemen (contro le suore di madre Teresa ed un prete salesiano), ad Istanbul (contro israeliani e occidentali), ecc. ecc.

Bisogna creare una cultura nuova, soprattutto a partire dalle nuove generazioni.  La mia proposta è di puntare nella scuola inter-culturale, nelle parrocchie, nelle moschee, nei luoghi di dialogo inter-religioso, nei luoghi di incontri «laici» sulla testimonianza di persone che hanno già trovato la soluzione: educare con passione, insegnando a leggere e a dibattere liberamente di tutti i temi, approfondendo ogni insegnamento religioso che invita alla libertà e al  perdono, a partire dalla possibilità di studio per le donne.

Solo con uno studio più libero e più appassionato nel cercare il bene e la libertà si potrà rispondere al male: il cuore umano non va lasciato a se stesso, ma va aiutato con i doni degli uomini e di Dio per affrontare il male. L’educazione è la vera arma contro la povertà, l’ingiustizia, la violenza. Anche noi siamo dei radicali e non dei moderati, crediamo che Dio voglia oggi che lottiamo tutti insieme contro povertà, ingiustizia e violenza impegnandoci nell’educazione. Le due testimonianze più alte che ho in mente sono di due donne, due ragazze, una musulmana ed una cristiana, Malala e Maryam. Ci impegniamo a farle conoscere a tutti?

I video che propongo sono questi che seguono – notissimi, ma mai abbastanza – da far vedere a scuola, in parrocchia, in moschea, negli incontri non religiosi. Sono due donne, due ragazze, che hanno da insegnare a tutti, innanzitutto agli uomini e agli adulti.

Malala, musulmana

Malala Yousafzai è la giovane pakistana musulmana colpita alla testa e al collo da un colpo di pistola esploso da un talebano il 9 ottobre del 2012. Ha tenuto il 12 luglio 2013 nella sede di New York delle Nazioni Unite, nel giorno del suo sedicesimo compleanno, durante l’Assemblea della Gioventù, il discorso che riproponiamo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Maryam, cristiana

Maryam è la ragazzina cristiana iraqena che con la sua famiglia fuggì da Qaraqosh a causa delle violenze dell’Isis/Daesh. In un’intervista all’emittente Sat 7 Arabic raccontò la sua vita a Erbil (Kurdistan) e, con parole semplici ma profonde, anche la sua fede, già così certa sebbene la giovanissima età. In un secondo video, pubblicato il 24/3/2016, presenta un modo per venire in soccorso attraverso il sostegno ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Fondazione pontificia) e racconta la sua vita attuale: il bus, la scuola, le preghiere e il desiderio di diventare una cantante o una suora.

Maryam racconta della sua vita e della scuola:

Questo il primo video che ha fatto conoscere la sua testimonianza in tutto il mondo:

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
educazioneterrorismo
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