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Perché il cristianesimo si è diffuso tanto nei primi secoli?

Pixabay.com/Public Domain
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Ci sono stati diversi fattori che hanno contribuito, e uno è particolarmente interessante: le donne

Intervista al Prof. Domingo Ramos-Lisson, Università di Navarra (Spagna), esperto di Storia dell’antichità cristiana

Leggendo alcuni scritti biografici sui primi cristiani emerge l’enorme capacità di espansione che ha avuto il cristianesimo. Ogni cristiano è un apostolo che porta il Vangelo agli altri. E’ convinto della sua fede e questo lo spinge a diffonderlo.

Ciò che sorprende è la grande capacita di espansione.

– La rapidità con cui si è diffuso il cristianesimo nel I sec. spinge a chiedersi quali fattori abbiano influito in tale espansione.

In effetti, troviamo fattori estrinseci e fattori intrinseci al cristianesimo stesso. Tra i primi si può dire che il cristianesimo beneficia della condizione di coesione all’interno dell’impero romano, a partire da Augusto.

In primo luogo, dobbiamo citare la pace stabilita da questo imperatore, sostenuta da trenta legioni che hanno protetto i confini dei loro vasti domini. Poi si può fare riferimento alla struttura di comunicazione tra i territori più remoti e il cuore dell’impero. Un eccellente rete di strade di terra collegata al Mar Mediterraneo (chiamato Mare nostrum), costituiva una specie di grande autostrada che collegava i grandi centri commerciali del tempo.

Un altro fattore molto è rappresentato dalla lingua greca in versione popolare, la koinè greca, che era come l’inglese di oggi. Ha permesso la circolazione e la comprensione in tutti i centri urbani della oikumene. E’ vero che in qualche caso particolare gli evangelizzatori cristiani hanno dovuto usare dialetti barbari, come fece S. Ireneo di Lione per evangelizzare i Galli, ma questo era meno frequente.

Tuttavia, il principale motore dell’espansione cristiana è il dinamismo che è insito nello stesso messaggio cristiano.

– Di conseguenza quale sarebbe l’elemento determinante di questi fattori intrinseci al cristianesimo?

Senza esitazione direi che il punto di partenza è la discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste. Si pensi che in quel giorno, dopo la predicazione di San Pietro, si convertirono tremila persone. E la stessa conversione comporta la condivisione del dono ricevuto con chi è più vicino. Senza esagerare si potrebbe dire che in queste prime fasi del cristianesimo ci sono molti fedeli apostoli. La predicazione si estende quasi ovunque, il più delle volte per l’attività di persone sconosciute.

La spinta interiore di coinvolgere altre persone nella fede cristiana è stata ed è una conseguenza immediata della ricezione del battesimo. Abbiamo una testimonianza molto espressiva in un trattato scritto da S. Cipriano, nella metà del terzo secolo, indirizzata a un amico pagano di nome Demetriano, in cui racconta la sua esperienza di conversione, le difficoltà e i dubbi che ha dovuto superare e come è cambiata completamente la sua vita dopo aver ricevuto il battesimo. Dirà semplicemente: immediatamente sono scomparsi tutti i dubbi in modo meraviglioso e ho capito che era opera di Dio resa viva dallo Spirito Santo (Ad Demetrianum, 4).

– Oggi ci sono persone che considerano l’opera di evangelizzazione come qualcosa di unicamente riservato a sacerdoti o religiosi. Era così tra i primi seguaci del cristianesimo?

Niente affatto. Negli scritti del Nuovo Testamento vengono citati alcuni apostoli, come San Pietro, San Paolo e San Giovanni, ma viene menzionata anche una folla di fedeli, i cui nomi sono giunti fino a noi.

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