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I traumi possono aiutarci a crescere?

Muffinbasket / Flickr / CC

Chris Hazell - pubblicato il 29/03/16

Secondo un articolo di David Kushner sul The New Yorker la risposta è sicuramente sí

La famiglia Kushner ha vissuto una tragedia quando il fratellino di 11 anni è stato rapito e ucciso in un piccolo paesino di campagna della Florida.

Anche se Kushner aveva solo quattro anni all’epoca, crescendo ha fatto fatica a comprendere come i genitori abbiano potuto sopportare una cosa simile, dando a lui e all’altro fratello delle vite normali e felici, mentre erano ancora tormentati dalla memoria di qualcosa di così orribile.

L’articolo tratta dell’affascinante idea della crescita post-traumatica, termine usato per descrivere come il senso della vita possa diventare più profondo per coloro che hanno sofferto un’esperienza traumatica.

Questa profondità può portare a sperimentare “relazioni migliori, maggiore accettazione di sé e un più alto apprezzamento della vita”.

Il termine rimanda all’eroica e durevole fiamma dello spirito umano, ma conferma anche le verità per cui, come cattolici, abbiamo lottato per comprendere e per fare proprie in ciascuna nuova generazione, per oltre 2000 anni. Come ci dice solennemente Gesù, la corona di spine della sofferenza, se noi lo permettiamo, può condurci a una vita più abbondante.

“In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. (Giovanni 12:24)

È interessante che da una prospettiva squisitamente psicologica e laica, la paradossale affermazione di Gesù si rivela essere vera. Se rispondiamo alla grande sofferenza nella nostra vita attraverso un’apertura alla grazia, le nostre vite possono acquisire un significato più profondo. L’articolo mostra il tipo di frutti che sperimentano coloro “che hanno avuto un approccio positivo alla separazione, ad una tragedia e alla morte”:

“Queste persone meravigliose”, come le chiama nell’articolo, “che hanno sofferto una grande tribolazione, sono aperte e non stanno sulla difensiva, mostrano intensità, un senso di scopo, nelle loro vite c’è passione… Mostrano saggezza, serenità, integrità, un approccio stranamente spensierato e ottimistico”.

Il Cardinale Christoph Schönborn, nel suo libro Happiness, God and Man, ci ricorda che quando perdiamo qualcosa e siamo nella più totale tristezza e angoscia, abbiamo ancora il potere di scegliere il sentiero che ci conduce alla vita.

“L’uomo diventa triste quando perde qualcosa a cui tiene: qualche caro, la salute, beni materiali, la reputazione, la pace mentale, e così via. Eppure bisogna scegliere tra due sentieri: quello che ci fa chiudere in noi stessi e il sentiero che conduce alla vita”.

Queste parole aiutano poco se paragonate alla nostra personale sofferenza. Se ci succede qualcosa di traumatico e di devastante, soltanto molto tempo e la grazia possono farci accettare quanto successo e farci apprezzare maggiormente la vita, invece di farci sprofondare nella disperazione. Una spiga di grano porta frutto gradualmente e solo dopo molto tempo.

Recentemente, e del tutto inaspettatamente, un’amica dei miei genitori ha perso il marito. Era un uomo di appena 50 anni, sano, gentile, gran lavoratore. La sua famiglia vive vicino ai miei genitori e quando lo scorso Natale ero di visita, lo vedevo tagliare il prato o ritirare la posta. Solo qualche settimana più tardi, per delle serie e improvvise complicazioni di salute, era attaccato a un respiratore. E qualche settimana dopo è scomparso, lasciando la sua amata moglie e le due giovani figlie.

Quando ci penso e prego per lui, per la moglie e per le figlie, faccio davvero fatica a comprendere la ragione di tale tragedia. Che parole di conforto abbiamo per questa povera donna e per le sue figlie? Come può tanta sofferenza portare vita ed abbondanza?

Non c’è una risposta semplice.

Non spetta a noi sapere come Dio opererà in questa sofferenza. Dobbiamo solo sapere che Dio – Padre di ogni misericordia – vuole di continuo spargete la sua vita abbondante su di noi. Come ci dice Gesù, “beati coloro che sono in cordoglio”, perché Dio porterà via ogni lacrima. E non solo in cielo ma anche in questa vita Lui ci conforterà in ogni sofferenza, portandoci a vivere in modo più profondo.

Anche se potremmo avere ferite che non si rimargineranno pienamente in questa vita, Dio le userà per fare cose grandiose e miracolose, portando i nostri cuori a essere più simili al suo.

Pensando agli amici dei miei genitori, posso solo pensare che Gesù fa cordoglio con loro come ha fatto per Lazzaro. Anche se ora piangono, un giorno conosceranno l’amore curativo di Dio che li abbraccerà, asciugherà le loro ferite e li porterà nel posto che ha preparato per loro per l’Eternità.

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