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Dittatura argentina e il nunzio Pio Laghi, le verità oscurate

Luis Badilla - Vatican Insider - pubblicato il 29/03/16

Quando s. Giovanni Paolo II visita per poche ore il Paese, alla ricerca di una via per fermare l’imminente guerra tra Argentina e Cile, sottolinea ai vescovi: «La missione del Vescovo ha sempre un aspetto che non ho motivo di dissimulare. È facile e a volte può essere comodo lasciare le cose diverse abbandonate alla loro dispersione. È facile, collocandosi all’altro estremo, ridurre con la forza la diversità a una uniformità monolitica e indiscriminata. È difficile, invece, costruire l’unità conservando, anzi meglio, fomentando, la giusta varietà. Si tratta di sapere armonizzare i valori legittimi delle diverse componenti dell’unità, superando le naturali resistenze, che sorgono con frequenza da ciascuna di essa. Perciò, essere Vescovo, sarà essere sempre artefice di armonia, di pace e di riconciliazione» (12 giugno 1982). Cinque anni dopo, nel viaggio del 1987, Papa Wojtyla urlerà: «Argentina alzate!».

Le verità degli Archivi che saranno aperti
È certo che l’apertura degli Archivi vaticani sul periodo delle dittature argentine, 1976-1983, ristabilirà la verità sull’operato del Nunzio Pio Laghi, anche lui vittima della «guerra sporca», in particolare dalla stampa sotto controllo del regime che spesso ha attribuito frasi, pensieri o dichiarazioni mai fatte e distorte per farlo apparire, in quanto Rappresentante del Papa, un sostegno del Vaticano alle orrende nefandezze dei dittatori; stampa che non sempre pubblicava le sue smentite o precisazione. Non vi è dubbio che da qui è nata la leggenda nera su Pio Laghi; leggenda assunta da molti che però non si sono accorti di essere rimasti intrappolati nella rete di menzogne dei dittatori.

Non solo per le vittime della «guerra sporca», e per i loro parenti, ma anche per Pio Laghi attendiamo con fiducia l’apertura degli Archivi vaticani, che con ogni probabilità ci permetteranno, per la prima volta, di leggere documenti come la lettera di Pio Laghi al cardinale Jean Villot nel luglio 1976, un impressionante squarcio di verità nelle menzogne circolate per decenni.

***
Ecco un documento di 40 anni fa che si trova negli Archivi che saranno aperti: Lettera rapporto del Nunzio monsignor Pio Laghi al cardinale Segetario di Stato, Jean Villot.

Buenos Aires, 13 luglio 1976
N° 1510/76
OGETTO: Colloquio con il Ministro dell’Interno
A Sua Eminenza
Il Sig. Card. JEAN VILLOT
Prefetto del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa.
Città del Vaticano.
(Con allegato)
Eminenza,
Questa mattina mi sono recato alla Casa di Governo dove mi sono incontrato con il Generale Albano Harguindeguy, Ministro dell’Interno dell’Argentina, con il quale ho avuto un colloquio di tre quarti d’ora. Il principale argomento trattato è stato quello riguardante lo stato dei detenuti politici, il sequestro e l’eliminazione di persone, al margine della legge, e la violazione di fondamentali diritti umani.
In seguito all’eccedio di cinque Religiosi Pallottini, il Ministro stesso aveva espresso il desiderio di avere un incontro con me, ed io naturalmente l’ho assecondato, ritenendo conveniente valermi di tale udienza per parlare anche sugli argomenti sopra menzionati.
Circa l’assassinio dei Pallottini, egli mi ha assicurato che l’inchiesta per identificare gli autori prosegue; ha aggiunto che l’increscioso fatto ha prodotto al paese un danno morale incalcolabile, «molto maggiore del danno prodotto dalla bomba esplosa nel quartiere generale della Polizia, che ha causato 20 morti e oltre 60 feriti»; perciò, ha soggiunto, i responsabili devono essere identificati e processati. Mi ha confidato poi di avere degli indizi per concludere che la mano assassina sia «di estrema destra»; ha dato ordine all’alto Comando della Polizia di mettere ogni impegno per far luce sul fatto, al fine di «pulire e riscattare l’immagine stessa del Corpo».
Al Ministro ho consegnato alcuni fogli nei quali avevo trascritto, secondo la categoria, i nomi dei detenuti, dei sequestrati e degli scomparsi, i cui familiari si sono rivolti alla Nunziatura per ottenere il nostro interessamento (Allegato); ho richiamato l’attenzione del Ministro su alcuni casi, che mi sembrano di particolare urgenza e meritevole di speciale considerazione, come quello degli Ingegneri della Commissione per l’Energia Atomica, quello del regista del cinema Raymundo Glayser, quello del Prof. Roberto Bergalli.
Harguindeguy mi ha poi fornito dettagliate informazioni sui sacerdoti tuttora detenuti, a disposizione del potere esecutivo, oppure sotto processo: essi sono 9, di cui 6 erano in carcere ancoro prima del “golpe militare”; cinque sono sotto giudizio e per essi il Pubblico Ministero ha chiesto l’applicazione di pene fino a 8 anni di reclusione; gli altri quattro potranno forse essere espulsi dal paese come «persone non grate», non essendo argentini.
Infine, ci siamo soffermati a parlare dei rifugiati e di coloro che sono qui residenti ma non cittadini dello Stato, se, da una parte, la loro presenza e il loro numero, molto alto, pongono seri problemi di sicurezza per le autorità statali, dall’altra essi hanno dei diritti inalienabile. Circa i detenuti non argentini, ho ricordato casi in cui essi sono mantenuti «incomunicati» e non possono essere visitati nemmeno dall’agente consolare del rispettivo paese: ciò è in contrasto con l’articolo 36 della Convenzione di Vienna sui rapporti consolari, di cui l’Argentina è firmataria.
Il Ministro ha ammesso che in qualche presidio militare, come in quello di Rosario, al comando del generale Díaz Bessone – un tipo molto «duro» – si verificano abusi del genere, ed ha promesso che farà di tutto per portarvi rimedio.
Di fronte all’angustia che ho manifestato, circa atti di violenza compiuta da «squadristi» di destra e circa i metodi inammissibili di lotta contro la sovversione, il Ministro ha concordato con me che «è necessario disarmare tutti i gruppi che agiscono al di fuori della legge dello Stato».
Nel riferire quanto sopra all’Eminenza Vostra profitto della circostanza per porgerLe i sensi del mio profondo ossequio,
di Vosta Eminenza
dev.mo
(firma Pio Laghi)

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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dittatura argentinavaticano
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