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Batman vs Superman e la questione di Dio

David Ives - pubblicato il 27/03/16

Il film porta il concetto di Superman come Gesù al suo successivo passo logico, con Lex Luthor come voce principale degli anti-teisti

Quanto pensate che abbiano girato il regista Zack Snyder e i suoi produttori prima di scambiarsi occhiate preoccupate e chiedersi se era troppo tardi per licenziare Jesse Eisenberg?

Sinceramente non riesco a ricordare l’ultima volta che ho visto un film tanto danneggiato da una singola performance. Non sto denigrando il talento di Eisenberg né criticando la sua prerogativa di cercare qualcosa di nuovo nell’interpretare un personaggio che circola ormai da più di 75 anni. Il fatto è che quello che porta sullo schermo in Batman vs Superman: l’Alba della Giustizia… non va. Al di là di tutti i modi di interpretare Lex Luthor, mi risulta difficile credere che qualcuno abbia pensato che ritrarre la nemesi più spaventosa di Superman come un millennial piagnucoloso, sconsiderato e spesso incoerente fosse il modo migliore possibile di farlo. È uno strazio assistere a ogni scena in cui figura Eisenberg.

Forse non sarebbe tanto pesante se ad Eisenberg non fosse stato dato il compito di portare avanti il tema principale del film. Sulle orme de L’Uomo d’Acciaio, al quale (a differenza della maggior parte dei critici) riservo una recensione positiva, Batman vs Superman: l’Alba della Giustizia sottolinea il concetto di Superman come Gesù e compie il successivo passo logico chiedendo come l’umanità, soprattutto coloro che nutrono scarsa o nessuna fiducia nei poteri superiori, dovrebbero gestire l’idea di Dio. In quanto cattivo del film, Lex Luthor diventa la voce principale degli anti-teisti, usando la sua figura spesso poco coerente per lanciarsi in un monologo sul fatto che l’uomo non ha bisogno di un Dio che permette l’esistenza del male. Per quanto possa essere un genio a livello scientifico, Luthor ovviamente non si è mai scomodato a leggere Sant’Agostino, che smantella tutte le argomentazioni che Lex presenta contro Dio in pochi paragrafi.

Se il ritratto erroneo che presenta Eisenberg era inteso come una sorta di parodia dei neo-atei evangelistici, potrebbe anche essere in qualche modo piacevole, ma questo film è fin troppo serio per permettere un’interpretazione del genere. Stranamente, questa serietà dice qualcosa di buono sulla Warner/DC e sul modo in cui sta portando i personaggi sullo schermo. Sarebbe facile per lo studio copiare la formula Disney/Marvel raccontando storie di supereroi spensierate e valide per tutte le età. Ha invece scelto di tentare un approccio adulto più cupo, pieno di eroi tormentati da mancanze umane e lotte a base di superpoteri che hanno conseguenze devastanti nel mondo reale.

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Considerate che non si tratta di un film per bambini. In particolare, il Batman di questo film attinge molto ai romanzi del Cavaliere Oscuro di Frank Miller a livello di ispirazione, ed è quindi brutalmente violento, estremamente cinico e disponibile a considerare la perdita occasionale della vita di un criminale un effetto collaterale inevitabile. Come con Superman ne L’Uomo d’Acciaio, questa interpretazione di Batman, se è realistica nei confronti di parte del materiale a cui ha attinto, non piacerà sicuramente a tutti.

E se la Warner/DC sembra disposta ad assumersi qualche rischio interessante, vuole anche un po’ del denaro che sta guadagnando la Disney/Marvel. Ciò vuol dire che si vuole che Batman vs Superman si allontani dalla narrazione principale in molte occasioni per preparare i prossimi quattro o cinque film sui supereroi che lo studio ha in progetto. C’è probabilmente un modo garbato per gestire questo mandato corporativo, ma apparentemente Snyder non sa quale sia.

Il film non presenta sempre una storia lineare, come il cattivo che diventa sempre più incoerente man mano che va avanti la pellicola. Anche la colonna sonora di Hans Zimmer, che qualche elemento individuale brillante, riflette la natura da “copia e incolla” del film, saltando in modo stridente da un brano all’altro con uno scarso legame tra tutte le musiche. Il risultato finale è che qualsiasi cosa stia cercando di sottolineare il film sul rapporto tra Dio e l’uomo, per la maggior parte si perde nella confusione generale.

Detto questo, il fan dei fumetti che è in me rifiuta di liquidare Batman vs Superman come un disastro totale. L’inclusione di Wonder Woman, se del tutto superflua per la storia, è comunque divertente. È bello vedere finalmente la principessa delle Amazzoni sul grande schermo. Anche se amo la semplicità dei film della Disney/Marvel, apprezzo il tentativo della Warner/DC di offrire un’alternativa. C’è posto per i film di supereroi maturi che affrontino questioni importanti, anche religiose. È solo che Batman vs Superman: l’Alba della Giustizia non riesce pienamente a farlo.

In un mondo che non ha creato, in un’epoca che non ha scelto, un uomo cerca i segni di Dio nel mondo… guardando i film. Quando non fa recensioni per Aleteia, David Ives trascorre il suo tempo esplorando l’intersezione tra cinema a basso o alto budget e cattolicesimo su The B-Movie Catechism.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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