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Una storia straordinaria di fede, amore e malattia

Pixabay.com/Public Domain/ © Unsplash
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Il racconto autobiografico di una giovane donna che perde il marito e con la sua morte ritrova Dio

La buona battaglia” è il titolo del libro autobiografico di Susanna Bo (San Paolo edizioni), incentrato sulla storia di Luigi, un ragazzo affascinante, “un figo”, che si dichiara ateo ma comincia ad ascoltare le catechesi del cammino Neocatecumenale, e di Susanna, una brava ragazza, studiosa, ma distaccata e schiva, che – pur frequentando la parrocchia – non sente di amare particolarmente nulla. Tutto questo “fotografa” l’inizio del loro amore, per poi dipanarsi attraverso i binari della malattia di lui, e dei rispettivi ed articolati percorsi di fede che rappresentano la lente attraverso cui “leggere” la storia di questo incontro. La narrazione si caratterizza per toni che commuovono e allo stesso tempo fanno anche sorridere, e sotto la forma di un discorso immaginario che Susanna rivolge a Luigi rivisitando il senso della loro vita insieme.

«(…)sentii parlare per la prima volta di te (…) in seconda liceo (…) I miei erano diventati catechisti a tutti gli effetti. Di solito, la sera, quando tornavano, ero ancora in piedi e capitava che si parlasse di come erano andati gli incontri, o di quanta gente fosse andata. (…) Abbiamo chiesto a un ragazzo: se dovessi incontrare un ateo e spiegargli perché credi in Dio, che cosa gli diresti? E lui ha risposto: non gli direi proprio niente perché anch’io sono ateo». Era cominciata la tua buona battaglia. All’epoca non potevo sapere che da quell’ateo sarebbe dipesa la mia vita futura. Eppure, nonostante non sapessi niente di te, da quel momento cominciai a chiedere spesso a mia madre delle catechesi».

A questo punto il destino per i laici, o meglio la Provvidenza per chi crede, ci mette lo zampino

«La mia parrocchia, qualche tempo dopo le catechesi, organizzò un incontro di giovani: io e Teresa ci piazzammo in prima fila a studiare i nuovi arrivati, ma non trovammo nessuno degno di nota, tranne un ragazzo alto, con un giaccone blu, che si sedette sulla panca di fronte a noi. Non era male, in effetti. Doveva avere la nostra età, forse un paio di anni di più. Lo guardai spesso, quella sera. Tornando a casa chiesi a mia madre come si chiamava. «Si chiama Luigi. Ma tu lo sai già chi è».«Perché?». «Perché è l’ateo» Da quella sera smisi di chiamarti l’ateo e diventasti Luigi, un nome che tuttavia non avrei pronunciato spesso nei cinque anni successivi».

Come spesso succede, l’innamoramento è questione di un momento e nel caso di Susanna avviene nella biblioteca comunale:

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