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Lo schiaffo della Chiesa alla ndrangheta: ripartono le processioni senza inchini ai boss

AFP PHOTO/STR
CUBA, HAVANA : Cuban believers take part in a procession during Good Friday on April 6, 2012, in Havana. AFP PHOTO/STR
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Nella diocesi di Oppido-Palmi, dopo due anni, nel giorno di Pasqua si riabilitano i riti con un nuovo codice comportamentale imposto dalla diocesi. Ecco le regole per comitati e portatori

Dal giorno di Pasqua nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in Calabria, saranno ripristinate le processioni dopo due anni a seguito dell’inchino della statua della Madonna davanti all’abitazione di Beppe Mazzagatti, boss mafioso condannato all’ergastolo e messo ai domiciliari per motivi di salute (Avvenire, 25 marzo).

CONTROLLI SENZA SOSTA

Domenica prossima, infatti, sarà pubblicato il decreto, firmato dal vescovo Francesco Milito, dal titolo “Dalla Liberazione alla Comunione”, frutto di un lavoro di commissione nominata dal presule e di “un lungo iter redazionale maturato – spiega la diocesi – in una collegialità di interventi”.

La commissione continuerà, su volere di Milito, a seguire l’applicazione delle norme “comportamentali” da seguire in occasione dei cortei religiosi e delle processioni (Agensir, 25 marzo).

LE NORME PER I PORTATORI

Nella seconda parte del decreto, le Norme alla preparazione dei membri dei Comitati festa e dei portatori che:

– sono chiamati ad essere formati e consapevoli del “prezioso contributo che essi danno per il decoro e la crescita della comunità di appartenenza” nella misura in cui “si lasciano guidare dalle norme e dalle indicazioni della Chiesa

– devono comprendere che “il primo servizio è sapersi esaminare onestamente e farsi avanti con animo retto e coscienza pura”.

– bisogna evitare “presenze improvvisate e pretendenti ruoli ai quali non si è debitamente preparati”

– è necessario giungere a una vera e propria “spiritualità del portatore” che faccia maturare il proprio cammino di fede.

“UN ATTO D’AMORE PER LA CHIESA”

Due anni fa il vescovo Milito, sospendendo le processioni, in una lettera alla diocesi dal titolo “Un atto d’amore per la nostra Chiesa tra passato e futuro” scriveva che si trattava di un «convinto e preciso gesto di cautela, di invito alla riflessione e al silenzio, di cui in questo momento tutti abbiamo bisogno. Nessuno, pertanto, è autorizzato a vedervi un gesto di sfiducia o di giudizio verso coloro che alle processioni contribuiscono con dedizione e rettitudine. Il bene di tutti e la serenità degli animi richiedono a volte sacrifici immediati, seppure temporanei».

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