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Il programma del Popolo della Famiglia in 26 punti

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La Croce - Quotidiano - pubblicato il 24/03/16

“U” come urbanistica a dimensione umana.

La casa, il quartiere e il villaggio, nella storia delle civiltà, sono sempre state il luogo ideale dell’educazione e dell’integrazione sociale, unità di produzione e centro di vita spirituale insieme, oltre che snodo di solidarietà tra le generazioni (cfr. Compendio DSC, n. 248). Nell’ultimo secolo la vita divenuta anonima delle grandi città, il sovraffollamento urbano e la conseguente mancanza di abitazioni, gli sfratti, le situazioni precarie e disagiate, la crisi morale ed il crimine diffuso hanno causato un degrado, morale e sociale, senza precedenti. Ciò ha condizionato fortemente la vita umana piegandola alle esigenze del controllo e del consumo e determinando conseguentemente un totale accantonamento delle esigenze vitali delle comunità e delle famiglie. Il mondo occidentale, in particolare, soffre di una “perdita metafisica” dell’intimità della casa, che genera senso di solitudine, estraneità, alienazione. Ma non solo la società urbana necessiterebbe di un riequilibrio demografico e di decisi interventi architettonici ed infrastrutturali. La “qualità della vita” nelle zone periferiche e rurali, infatti, urge di una politica di riqualificazione umana dalla quale potrebbero scaturire risultati positivi per l’intera comunità.

“V” come verità. La verità vi farà liberi.

Oltre ai princìpi che presiedono alla costruzione di una società degna dell’uomo (dignità umana, bene comune, solidarietà, sussidiarietà), la Dottrina sociale della Chiesa indica anche dei valori fondamentali, i principali dei quali sono carità, giustizia, libertà, verità. La carità è il più importante di tutti e dà senso agli alti tre. Rispettare questi valori conduce alla propria perfezione e ad una convivenza sociale più umana (cfr. Compendio DSC, n. 197). La verità è la corrispondenza tra l’intelligenza e la realtà. In altre parole, chiamare le cose per nome. Gli uomini sono tenuti a cercare di continuo la verità, a rispettarla e a testimoniarla responsabilmente, nell’informazione, nell’economia, nella politica, nei rapporti sociali. Tanto più le persone e i gruppi si sforzano di risolvere i problemi sociali secondo verità, tanto più si avvicinano alla buona società (cfr. Compendio DSC, n. 198). Per questo è importante in famiglia educare i figli alla verità (cfr. Compendio DSC, n. 212). La verità (assieme alla carità e alla giustizia) dirige la libertà e le permette di essere responsabile e non arbitraria (cfr. Compendio DSC, n. 199 e 203).

“W” come welfare partecipativo. Il caldo abbraccio del volontariato sociale.

Il principio della solidarietà spinge i cittadini ad essere tutti per uno e uno per tutti. Il principio della sussidiarietà rende i cittadini protagonisti del proprio futuro: lo Stato non deve fare ciò che un cittadino può fare da solo. La combinazione di solidarietà e sussidiarietà genera welfare partecipativo. Il benessere dei cittadini è un compito di tutti, non solo dello Stato. Per questo va costruito unendo le forze delle persone, delle famiglie, dell’associazionismo, del mercato e dello Stato. Lo Stato si pone come regolatore in tema di livelli essenziali di assistenza e di rispetto delle leggi; gli attori sociali contribuiscono ciascuno nel proprio ambito a soddisfare i bisogni di cura, sanità ed assistenza con spirito di servizio e rispetto delle leggi e dei regolamenti statali. In casi di particolare gravità o di latenza dei soggetti sociali, lo Stato interviene direttamente in via sussidiaria (cfr. Compendio DSC, nn. 419-420).

“X” come xenofilia equa ed equilibrata. Società multiculturale o società multietnica? Tutti i colori del mondo, ma sotto la stessa bandiera.

Gli immigrati sono innanzitutto persone, e la prima accoglienza è un dovere: dare da mangiare agli affamati. Inoltre, nella maggioranza dei casi, essi rispondono a una domanda di lavoro che altrimenti resterebbe insoddisfatta (cfr. Compendio DSC, n.297). Tuttavia, i flussi migratori vanno regolamentati secondo criteri di equità e di equilibrio, criteri che servono ad evitare tensioni sociali e sono indispensabili per ottenere inserimenti con le garanzie richieste dalla dignità della persona umana. Gli immigrati vanno aiutati ad integrarsi nella vita sociale, assieme alle loro famiglie; in tale prospettiva, va rispettato e promosso il diritto al ricongiungimento familiare. Nello stesso tempo, per quanto è possibile, vanno favorite tutte quelle condizioni che consentono accresciute possibilità di lavoro nelle proprie zone di origine (cfr. Compendio DSC, n.298). Nel rispetto dei diritti delle minoranze, le culture dei popoli immigrati si confrontano con la legge civile e con la legge morale naturale in tema di rispetto della dignità umana, tutela della famiglia, libertà dei diritti civili e politici, libertà di culto. La reciprocità nelle relazioni internazionali esige la tutela dei cristiani nei paesi dove sono perseguitati.

“Y” come Y chromosome. Educare sì alla sessualità, ma rispettando l’identità e l’armonia maschio/femmina.

Il cromosoma Y, uno dei due cromosomi umani determinanti il sesso (l’altro cromosoma sessuale è il cromosoma X), viene tramandato di padre in figlio. Siccome i genitori hanno una responsabilità primaria nella sfera dell’educazione sessuale, è loro diritto-dovere assicurare che i loro figli apprendano in modo ordinato e progressivo il significato della sessualità e imparino ad apprezzare i valori umani e morali ad essa collegati (cfr. Compendio DSC, n. 243). I genitori devono essere messi in condizione di verificare e scegliere le modalità con cui viene attuata l’educazione sessuale nelle istituzioni educative, al fine di controllare che un tema così importante e delicato sia affrontato in modo graduale e senza ridurre il tutto alla genitalità o all’anatomia. L’educazione affettiva e sessuale, inoltre, deve abbracciare la totalità dell’essere umano, non solo gli aspetti fisici, ed essere calibrata allo specifico dell’identità maschile e femminile, realtà complementari ma differenti. Si tratta, insomma, di preparare i futuri sposi, uomini e donne del domani, all’amore di comunione e fecondo.

“Z” come tolleranza zero verso chiunque attenti alla sicurezza.

Lo Stato e le Istituzioni locali dovrebbero perseguire in tutte le sedi possibili e reprimere con tutti i mezzi a disposizione l’obiettivo della tolleranza zero verso chiunque attenti alla sicurezza fisica delle persone, dei rapporti sociali, del credito etc. Particolare severità verso chi corrompe o tenta di corrompere, all’interno del mondo della scuola, dei media e dello sport, i giovani (cfr. Compendio DSC, n. 157). Non si tratta solo di disincentivare o punire il crimine, ma anche di collaborare positivamente all’opera di educazione e formazione delle giovani generazioni da parte delle famiglie e delle varie agenzie educative presenti sul territorio. L’obiettivo dovrebbe tradursi concretamente nell’elaborazione di programmi di prevenzione ben studiati che diano vita ad un sistema legale severo e ben conosciuto che stronchi i fautori e responsabili di: 1) pedofilia, 2) violenza sessuale, 3) diffusione delle droghe; 4) promotori del loro uso e della “cultura dello sballo”, 5) doping sportivo, 6) teppismo negli stadi, 6) degrado di città e beni culturali.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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Tags:
dottrina sociale della chiesapolitica

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