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Il programma del Popolo della Famiglia in 26 punti

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La Croce - Quotidiano - pubblicato il 24/03/16

“M” come manutenzione e opere pubbliche. Più tangenziali, meno tangenti.

La pubblica amministrazione, a qualsiasi livello – nazionale, regionale, comunale -, quale strumento dello Stato, ha come finalità quella di servire i cittadini. Posto al servizio dei cittadini, lo Stato è il gestore del bene del popolo, che deve amministrare in vista del bene comune. Contrasta con questa prospettiva l’eccesso di burocratizzazione, che si verifica quando le Istituzioni, diventando complesse nell’organizzazione e pretendendo di gestire ogni spazio disponibile, finiscono per essere rovinate dal funzionalismo impersonale, dall’esagerata normazione, dagli ingiusti interessi privati, dal disimpegno facile e generalizzato. Il ruolo di chi lavora nella pubblica amministrazione non va concepito come qualcosa di impersonale e di burocratico, bensì come un aiuto premuroso per i cittadini, esercitato con spirito di servizio (cfr. Compendio DSC, n. 412).

“N” come natalità: serve una misura forte.

Nelle parti più ricche del pianeta si assiste ad una caduta verticale del tasso di natalità, con ripercussioni sull’invecchiamento della popolazione, incapace perfino di rinnovarsi biologicamente. In più di 75 Paesi nel mondo il tasso di fertilità è attualmente al di sotto del livello di sostituzione – 2,1 bambini per donna – necessario a mantenere stabile il livello demografico. Siccome la crescita demografica è associata ad uno sviluppo integrale e solidale, una politica natalistica ragionata ma decisa dovrebbe essere al primo posto di una strategia efficace di sviluppo globale (cfr. Compendio DSC, n. 483). Anche l’Italia sta inesorabilmente invecchiando, avendo toccato negli ultimi anni il livello minimo di nascite dall’Unità nazionale. Per questo parlare di crescita e di uscita dalla crisi senza affrontare il tema della ripresa della natalità è semplicemente miope se non irresponsabile. Le misure finora previste, di ordine economico ed episodico, non sono assolutamente sufficienti. Di fronte ad una emergenza come questa serve una scelta forte, sia di carattere quantitativo (ad es. assicurando uno stipendio alle neo-mamme oppure mettendo a disposizione a chi si deve sposare alloggi a costi calmierati), sia di carattere qualitativo (ad es. dando maggiore sostegno alle aziende familiari che assicurano maggiore stabilità economica alle famiglie o prevedendo una riserva di posti nei concorsi pubblici per i candidati giovani da poco sposati).

“O” come organizzazione sanitaria. L’etica della responsabilità prima di tutto.

L’etica della responsabilità, che consiste nella cura della persona e nella prevenzione delle malattie proprie e dei familiari affidati alla propria cura, implica che il diritto alla salute consista in stretto senso solo nell’offerta di misure pubbliche per garantire l’assistenza sanitaria di base (cfr. Compendio DSC, n. 447). Questo perché, se è vero che la promozione della salute è impegno prioritario di ogni Istituzione, è anche vero che essa è condizionata dalle risorse economiche disponibili le quali, essendo limitate, devono far emergere delle priorità che dipendono prima di tutto dalla solidarietà verso i più deboli e bisognosi (bambini nascenti, donne incinte, anziani, malati gravi, disabili bisognosi di cure). Nascono così modelli diversi di sistemi sanitari che, partendo proprio dall’analisi dei valori morali che ispirano i criteri di gestione delle risorse nella sanità, perseguono in modo diverso la prospettiva universalistica. Ad ogni modo deve essere consentito tanto al personale sanitario, con l’obiezione di coscienza, quanto alla cittadinanza, con l’obiezione fiscale, la facoltà di ad astenersi dal collaborare ad azioni moralmente cattive, sul piano sanitario e del diritto alla vita, essendo salvaguardate da sanzioni penali e da qualsiasi danno sul piano legale, disciplinare, economico e professionale rispetto a tali comportamenti (cfr. Compendio DSC, n. 399).

“P” come centralità della persona umana. Tutto intorno a te.

Come la carità è il motore della società, la persona umana è la destinazione della carità. Tutto è in funzione della persona e della sua realizzazione: i suoi diritti personali e civili, la sua famiglia, l’associazionismo, lo Stato, il mercato, le organizzazioni mondiali e la cooperazione internazionale. Dei quattro principi fondamentali (dignità della persona, bene comune, solidarietà, sussidiarietà), il più importante è la dignità della persona, gli altri tre essendone al servizio (cfr. Compendio DSC, n.204). La persona umana è intoccabile: per questo legislazioni, Stati, organizzazioni internazionali e la stessa Chiesa hanno blindato la sua inviolabilità con le Carte dei diritti umani. Tra i principali diritti troviamo: il diritto alla vita (dal concepimento fino alla morte naturale) di cui è parte integrante il diritto a crescere sotto il cuore della madre dopo essere stati generati; il diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalità; il diritto a maturare la propria intelligenza e la propria libertà nella ricerca e nella conoscenza della verità; il diritto a partecipare al lavoro per valorizzare i beni della terra ed a ricavare da esso il sostentamento proprio e dei propri cari; il diritto a fondare liberamente una famiglia e ad accogliere ed educare i figli, esercitando responsabilmente la propria sessualità. Fonte e sintesi di questi diritti è, in un certo senso, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità della propria fede ed in conformità alla dignità trascendente della propria persona (cfr. Compendio DSC, n.155).

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Tags:
dottrina sociale della chiesapolitica

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