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Il programma del Popolo della Famiglia in 26 punti

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La Croce - Quotidiano - pubblicato il 24/03/16

“E” come educazione. Il figlio è mio e me lo istruisco io.

La famiglia ha un ruolo del tutto originale e insostituibile nell’educazione dei figli (cfr. Compendio DSC, n. 239). La famiglia provvede alla cura e all’educazione dei figli, si configura come strumento primario per la crescita integrale di ogni persona e per il suo positivo inserimento nella vita sociale (Compendio DSC, n. 227). Nell’educazione dei figli, il ruolo materno e quello paterno sono ugualmente necessari (Compendio DSC, n. 242). Data la sua funzione sociale nella crescita dei cittadini, la famiglia ha diritto all’assistenza da parte della società per quanto concerne i suoi compiti circa la procreazione e l’educazione dei figli (Compendio DSC, n. 237). Il diritto di tutti a una cultura umana e civile implica il diritto delle famiglie e delle persone ad una scuola libera e aperta (Compendio DSC, n. 557).

“F” come famiglia. Voglio la mamma, e anche il papà.

La famiglia è una realtà originaria e precedente lo Stato. Quest’ultimo, come riconosce anche la Costituzione italiana, «agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo alle famiglie numerose» (art. 31). Oltre che dovere di giustizia, si tratta di un compito necessario per il benessere di ogni Nazione (cfr. Compendio DSC, n. 483). Infatti, come sanno gli specialisti, le dinamiche demografiche condizionano sotto vari aspetti (attitudine all’imprenditorialità ed alla ricerca, tenuta dei sistemi della sanità e delle pensioni etc.) un sistema economico: non c’è bisogno di aspettare decenni per verificare gli effetti dell’assenza di figli sull’economia nazionale. L’invecchiamento demografico rallenta il prodotto interno lordo, gonfia il debito pubblico, fa calare gli investimenti e indebolisce l’efficacia delle politiche monetarie delle banche centrali. Secondo l’ultimo rapporto Istat, in Italia il tasso di fecondità è pari a 1,37 contrariamente a quanto accade nel Nord Europa, dove oscilla tra 2 e 1,8 figli per donna. In Italia aumenta la disoccupazione femminile e diminuiscono le nascite, in particolare nel Mezzogiorno nonostante il desiderio del 60% delle italiane di avere almeno due figli senza rinunciare a lavorare. È quindi assolutamente necessario attuare misure che possano favorire la crescita della natalità nel nostro Paese ed agevolare i compiti di quelle già esistenti, soprattutto se numerose.

“G” come giustizia. A ciascuno il suo.

La giustizia sociale, una volta tramontate le ideologie ed affermatasi la “globalizzazione dell’indifferenza”, è un principio da riproporre oggi nel modo più deciso. Dal punto di vista soggettivo essa si traduce anzitutto nel riconoscimento dell’altro, concepito, malato o handicappato che sia, come persona pienamente umana, dotata degli stessi diritti e doveri di ogni uomo sano ed efficiente. La giustizia, che regola i rapporti sociali in base al criterio dell’osservanza della legge, non è una semplice convenzione umana, perché quello che è “giusto” non è originariamente determinato da assemblee o parlamenti, bensì dalla sua conformità all’identità profonda dell’essere umano (cfr. Compendio DSC, nn. 201-203). La legge morale naturale riguarda non solo la bioetica ma anche i temi economici, come il giusto prezzo o il giusto salario. Non defraudare l’operaio della sua paga è un principio di legge morale naturale, perché la giustizia è dare a ciascuno il suo.

“H” come handicap. Dignità, diritti e doveri.

Le persone handicappate sono soggetti titolari di diritti e doveri e, per la loro condizione di svantaggio, devono essere aiutate dalla comunità a partecipare alla vita familiare, lavorativa e sociale. Nel promuovere con misure efficaci ed appropriate la loro dignità, una particolare attenzione dovrà essere rivolta alle condizioni di lavoro fisiche e psicologiche ed alla tutela della salute della persona handicappata (cfr. Compendio DSC, n. 148). Occorre poi promuovere un’opera di sensibilizzazione sui temi della disabilità nelle scuole e sui mass media, dove l’handicap non ha quasi nessuno spazio, perché la sofferenza del disabile dipende spesso più dall’ambiente che dalla malattia. Inoltre, l’idea che il disabile abbia una vita che “non merita di essere vissuta” si diffonde, e conduce progressivamente all’eugenetica. D’altronde, ormai, di disabili non ne nascono quasi più, per via di una selezione prenatale e, l’eutanasia diretta, quella che consiste cioè nel mettere fine, con un atto o l’omissione di un’azione dovuta, alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte, merita di essere rubricata come reato penale.

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Tags:
dottrina sociale della chiesapolitica

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