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Ayrton Senna, uomo di Formula 1 e uomo di fede

Esteban Pittaro - pubblicato il 24/03/16

Il suo epitaffio: “Nulla può separarmi dall'amore di Dio”

Mentre le immagini del terribile incidente di Fernando Alonso al Gran Premio d’Australia facevano il giro del mondo, a molti è venuto in mente un altro incidente che ha avuto un finale ben diverso. In questi giorni avrebbe compiuto gli anni Ayrton Senna (1960-1994), uno dei piloti di maggior successo di tutti i tempi, tre volte campione del mondo di Formula 1 e uno dei massimi emblemi dell’automobilismo in America Latina.

Senna era molto amato in Brasile per il suo ineguagliabile carisma, così come era stimato da vari suoi colleghi, nei confronti dei quali aveva gesti di solidarietà ed empatia, anche se a volte rivaleggiava apertamente con loro, come con Alain Prost.

Senna, però, aveva una forza interiore che non temeva di nascondere quando veniva interpellato al riguardo. Una forza che ha scoperto nel corso della sua carriera, la più emblematica della Formula 1. È avvenuto tutto a Monaco nel 1988, il suo primo anno alla McLaren, al momento della classifica. “È arrivato un momento in cui ero di due secondi più veloce di chiunque altro. All’improvviso mi sono reso conto che stavo superando i limiti di coscienza. Era troppo”. Il giorno dopo ha avuto un incidente.

“Quell’incidente mi ha fatto pensare molto, mi sono posto tante domande. Credo che le cose che abbiamo, quelle delle quali siamo consapevoli e quelle di cui non lo siamo, ce le abbia date Lui (…) Non è stato solo un errore di guida. L’incidente è stato solo un segno del fatto che Dio era lì ad aspettarmi per darmi la mano”, ha ricordato in seguito.

Quell’anno, quando ha vinto il suo primo mondiale in Giappone dopo aver superato la metà degli altri piloti in una gara straordinaria, Senna ha riferito le sue emozioni: “Pregavo, ringraziando Dio per il fatto di essere il campione del mondo. Mentre concentrato al massimo affrontavo una curva di 180°, ho visto l’immagine di Gesù, grande, lì, sospesa, che si elevava verso il cielo. Quel contatto con Dio è stato un’esperienza meravigliosa”.

Due anni dopo, ancora a Monaco. “Negli allenamenti del sabato mi sono reso conto che la macchina era squilibrata, senza possibilità reali di vittoria. Vincere a Montecarlo era molto importante, e l’ho spiegato a Dio. Lui sa tutto ciò che ci passa nel cuore, ma è necessario offrirsi attraverso la preghiera, ed è quello che ho fatto”. Ovviamente, anche con una macchina non in perfette condizioni, Senna ha vinto.

Ci sono fotografie che lo mostrano mentre prega prima delle gare. Leggeva anche passi della Bibbia. Coerente con la sua fede, era un donatore ricorrente in occasione delle iniziative solidali in Brasile.

A San Marino, nel maggio 1994, Senna non voleva correre. La morte di Roland Ratzenberger su quella stessa pista lo aveva colpito. Ma ha corso. Ed è morto. Sei anni dopo, quando Michael Schumacher ha raggiunto il suo numero di vittorie, quello stesso Schumacher che quel giorno aveva vinto quella gara e oggi lotta per la vita è scoppiato in lacrime.

Le piste di Formula 1 non saranno mai più le stesse dopo Ayrton Senna. Ogni volta che apparirà una nuvola verrà in mente il suo nome per immaginare come avrebbe approfittato dello svantaggio dei rivali per scivolare con audacia sull’asfalto.

I suoi resti mortali riposano sotto un epitaffio che incarnava nella sua vita e che è stato scelto perché lo ricordi anche chi visita la sua tomba: “Nulla può separarmi dall’amore di Dio”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
sporttestimonianze di vita e di fede
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