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8 santi che nella loro agonia hanno rivelato l’amore per Cristo

Shutterstock/Rawpixel.com

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 22/03/16

5) “Ti amo!”. Le ultime parole di Santa Teresa di Lisieux

In pochi conoscono l’agonia di Santa Teresa, grande visionaria innamorata di Gesu’. Quando contrasse la tubercolosi, a chi le chiedeva se le sue sofferenze si fossero fatte insopportabili rispondeva:

– No, posso ancora dire al Buon Dio che lo amo e trovo che sia abbastanza… Io amo tutto ciò che il Buon Dio mi manda.

Ebbe una lunga e penosissima agonia. Raccontò la sorella: «Un tremendo rantolo le lacerava il petto. Aveva il viso congestionato, le mani violacee, i piedi freddissimi, e tremava con tutto il corpo. Durò così alcune ore. Verso sera guardò la sua priora e le disse: “Madre mia, non è anco- ra l’agonia? Dunque non sto ancora per morire?”.

La priora le rispose che forse il Buon Dio voleva attendere ancora un poco.

Disse: “E allora, avanti!… avanti! … Non vorrei soffrir meno a lungo…”.

Poi guardò il suo crocifisso e disse: “Io lo amo! Mio Dio, io ti amo!”». E spiro’.

6) La felicità di Santa Teresa de Los Andes

Non morì di dolore, ma di «passione» (quella stessa di Cristo) e di amore. La crisi cominciò il Giovedì santo del 1920. Aveva la febbre altissima, e benché si alternassero al suo capezzale almeno sei medici, non riuscirono a diagnosticare in tempo che si trattava di tifo.

Ricevette l’estrema Unzione e, per appagare il suo sogno, la priora le concesse di emettere i voti religiosi in articulo mortis, anche se non aveva ancora completato il noviziato. Così Juana, divenuta suor Teresa di Gesù, emise la sua professione e ne era così felice che volle ripetere la formula per tre volte, anche se non aveva più nemmeno la forza di firmare il testo che aveva appena letto.

Poi venne la pace. Il sorriso tornò sul suo volto e lo sguardo giunto. La udirono esclamare tutta emozionata:

– Il mio Sposo!

E quando morì le consorelle ebbero l’impressione «che s’immergesse in una felicità immensa».

7) Il regalo di Gesù a Santa Rita da Cascia

Santa Rita trascorse molti anni gravemente inferma, sul suo povero giaciglio, attorniata dall’affetto e dalla venerazione delle monache e di tutto il popolo di Cascia. Negli ultimi tempi non aveva nemmeno la forza (e forse neppure la necessità) di nutrirsi: si diceva che ormai le bastasse solo l’Eucaristia. La sua morte fu abbellita da un episodio che ha fatto storia e viene così’ raccontato:

«Quindi si compiacque Dio Nostro Signore di dare segni evidenti dell’amore ch’egli portava alla sua diletta sposa. Nel più aspro rigore dell’inverno, essendo ogni cosa ricoperta di neve, una buona parente fu a visitarla; nel partire le richiese se da casa sua voleva cosa alcuna. Rispose Rita che avrebbe desiderato una rosa e due fichi del suo orto. Sorrise la buona donna, credendo ch’ella delirasse per la violenza del male, e se n’andò. Giunta a casa ed entrata ad altro fine nell’orto, vide sulle spine spogliate d’ogni verdura e cariche di neve una bellissima rosa, e sulla pianta due fichi ben maturi; e ben rimasta attonita, per la contrarietà della stagione e per la qualità di quel freddissimo clima, veduti il fiore e i frutti miracolosi, li colse e a Rita li portò».

Non fu solo un miracolo cortese, ma un mistico scambio: per tanti anni Rita aveva portato sulla sua fronte la dolorosa ferita del- la spina; ora al termine di quella passione, Cristo le donava giustamente una rosa.

8) Santa Faustina Kowalska e i messaggi della Misericordia

Gesù la chiamava e la trattava come «una segretaria» che doveva trascrivere e comunicare. Non mancarono evidentemente consorelle e conoscenti che, invece, la definivano «stravagante, isterica e visionaria».

Così quando, a trentatré anni, Faustina si ammalò gravemente, nemmeno i suoi mali vennero presi troppo sul serio. E ci fu chi le fece pesare la sua evidente «inutilità». Ma fu così che Faustina poté sperimentare, nella carne viva, l’incontro tra la miseria delle creature e la tenerezza del Creatore, divenendo anche lei «tutta misericordia».

Il più bel ricordo che resta di lei – e che risale a quando non aveva ancora avuto alcuna rivelazione – è la testimonianza di una giovane consorella che così la descrive: «Qualunque cosa facesse avevamo l’impressione che lo facesse per qualcuno di unico. Amava il Signore Gesù così teneramente come gli sposi, o piuttosto i fidanzati si amano in questo mondo. Non so come esprimerlo…Pensava solo a Lui».

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