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Predicare il Vangelo nella terra in cui Cristo è nato e vissuto

@ Monastero di Sant'Ephrem
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Padre Jacques Frant è fondatore del Monastero di Sant'Ephrem a Taybeh, l'unico villaggio interamente cristiano di tutta la Palestina

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L’eremo di Taybeh, seppur non caratterizzato da una vita di comunità, è aperto a chiunque voglia fare un’esperienza di solitudine e capire il significato profondo dell’impegno e del lavoro. Alcune persone hanno passato del tempo seminando piante e curando l’orto; qualcuno si è voluto trattenere anche per tre o quattro mesi, lavorando 2-3 ore al giorno.

Non c’è differenza tra chi pianta e chi irrìga, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.

[1 Corinzi 3:8-9]

Handala, icona del popolo palestinese - fonte: Wikipedia
Handala, icona del popolo palestinese - fonte: Wikipedia

Cristianesimo e Palestina, un binomio inscindibile

Padre, in arabo Abuna, Jacques ha alle sue spalle un’immagine di Handala, figura emblematica dello spirito resiliente del popolo palestinese. Gli chiedo quale sia il rapporto tra il cristianesimo e la cultura palestinese. A Jacques piace rispondere raccontando aneddoti e tirando in ballo alcune delle moltissime esperienze personali vissute in Terra Santa. Questa volta non è da meno. “Guarda la mia tonaca da monaco. I primi cristiani vestivano in modo molto simile. È una tradizione tramandata, forse inconsapevolmente, da 2000 anni. Una volta stavo visitando una famiglia musulmana vicino Jenin. L’uomo aveva una certa età ed era vestito con l’abito tipico palestinese. Mi osservava di continuo, in silenzio. All’improvviso esclamò: ‘La tua tonaca è uguale alla mia, cambia solo il colore! Dove l’hai presa? Sei forse palestinese?’ Ecco, ogni volta che un monaco indossa la tonaca porta un pezzo della cultura palestinese. Ripeto, molti sono inconsapevoli di questo, ma la cultura palestinese è quella che veicola di più le tradizione bibliche. La vita quotidiana è piena di riferimenti al Vangelo. Vivendo in questa cultura ho compreso alcuni dettagli del Vangelo, alcuni aspetti, che prima facevo fatica a capire. Ovviamente l’avvento dell’Islam ha dato alla cultura un’impronta diversa, ma non dimentichiamoci mai che è questa cultura quella che ha inizialmente permesso la diffusione del cristianesimo. Il Gesù che oggi viene spesso presentato è un Gesù holliwoodiano, occidentale, con gli occhi blu e i lunghi capelli biondi. Ma sicuramente non era così!”

Taybeh è l’ultimo villaggio prima di entrare nel deserto. Ogni giorno, come ai tempi di Abramo, si accampano i beduini per proporre le loro merci, e con loro la popolazione ha un ottimo rapporto. Un rapporto consolidato nei secoli, tanto che Jacques parla di “mentalità beduina” della popolazione di Taybeh, sebbene questa non lo sia da un punto di vista etnico.

“È capitato spesso che la domenica, prima di andare in chiesa, alcune persone mi hanno atteso sulla strada, dicendomi: ‘Potresti venire a casa mia a mezzogiorno? Così mangiamo insieme e parliamo del vangelo’. Ogni volta è stata una festa, con molte famiglie, decine e decine di persone, bambini, gioia, confusione, allegria! Ho passato molti momenti intensi di catechesi e riflessione, di condivisione, di discussione aperta, con semplicità. Come ai tempi di Cristo”.

Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

[Matteo 5:5-12]

Una vita dedicata al dialogo

Come detto inizialmente, Jacques è di origine ebraica. Appena arrivato in Terra Santa è stato ospitato a Gerusalemme da un’ebrea convertita al cattolicesimo, Rina Geftman. In quella casa hanno preso luogo i primi incontri tra ebrei e cristiani; da quella casa è nata Neve Shalom (in ebraico “oasi di pace”, un riferimento a Isaia 32:18) per volontà di Bruno Hussar, egiziano di origine ebraica convertitosi al cattolicesimo. “Quando ha sentito che la sua ora era quasi giunta, Padre Bruno ha espresso il desiderio di lasciare tutto per tornare nella sua roulotte, prima di morire. In quella roulotte è iniziata la sua missione, in quella roulotte era concentrato tutto lo spirito di pace e solidarietà che ha caratterizzato il suo operato. Lui voleva che fossi io a continuare la comunità, ma io non ero ancora pronto e preparato per questo. E ho sentito che stava per iniziare un periodo di dialogo e maggiore comprensione tra le stesse chiese cristiane, all’interno del corpo di Cristo. Ma l’ardore per tutti i figli di Abramo non era ancora sopito! Nel 1984 sono sorti infatti i primi incontri, timidi ma rivoluzionari, tra palestinesi e israeliani. Insieme a un rabbino e a uno sheikh sufi abbiamo fondato Beit Nuah, la “Casa di Noè”. Finalmente, un dialogo a tre: tra ebrei, cristiani e musulmani. Gli incontri erano ovviamente segreti, perché il Mossad era ovunque e monitorava tutto. I servizi segreti avevano paura che degli stranieri potessero testimoniare questi incontri di dialogo, e più volte sono entrati in nostra assenza. Erano momenti difficili, ma intensi. C’era molta speranza”.

Poi, nel 2000, è scoppiata la Seconda intifada. In questo periodo Jacques ha riletto Gandhi comprendendo che “non violenza” non vuol dire passività, che la pace senza solidarietà e giustizia è una pace vuota, finta. “Mi sono reso conto che per resistere ed evitare la tentazione dell’emigrazione bisognava trovare uno sbocco commerciale per i prodotti tradizionali palestinesi. È stato così che, grazie anche a un importante lavoro di unione e coordinamento, artigiani e piccoli mercanti hanno unito le forze creando una rete per vendere i propri prodotti all’estero. Questa iniziativa per rendere sostenibili le attività locali è partita lentamente. Senza soldi da investire, come tutte le attività di cui ho parlato finora. Per queste famiglie è fondamentale raggiungere l’autonomia economica. Non vogliono beneficenza, vogliono dignità. Confido nell’Eterno affinché, anche questa volta, ci provveda quanto necessario”.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

[Giovanni 15:12-17]

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