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Predicare il Vangelo nella terra in cui Cristo è nato e vissuto

@ Monastero di Sant'Ephrem
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Padre Jacques Frant è fondatore del Monastero di Sant'Ephrem a Taybeh, l'unico villaggio interamente cristiano di tutta la Palestina

Senza neanche un soldo in tasca, a Jacques fu offerto gratuitamente un terreno molto grande su cui far sorgere l’eremo. Era il 1985; c’era il terreno ma le autorità israeliane negavano il permesso per costruire. Jacques continuava però a sentire la sua chiamata per quella terra e ha deciso di sfidare la burocrazia. Arrivarono i primi finanziamenti, sufficienti a malapena per mettere le fondamenta e costruire le mura.

“Il terreno era roccioso. Soltanto per mettere le fondamenta io e un ragazzo abbiamo scavato e lavorato insieme per un mese intero. Poi abbiamo costruito le mura. Ma un monastero senza tetto che monastero è? Non c’erano soldi, avevamo solo la nostra fede. E mi sono detto ‘Jacques, i talenti non si sotterrano, si fanno fruttare’. Così abbiamo rischiato il tutto per tutto. E abbiamo continuato. Una quindicina di persone hanno lavorato incessantemente – a mano, le tecnologie di oggi non esistevano – per preparare il cemento e dare forma al tetto. Avevo promesso agli operai che li avrei retribuiti a fine lavoro. Il tetto era quasi ultimato, e dei soldi non c’era neanche l’ombra. ‘Signore, tu hai voluto che io costruissi questo eremo. Ora pensaci tu‘. Il giorno stesso in cui abbiamo finito di costruire il tetto, dal sentiero polveroso che conduceva alla costruzione apparve una macchina. Una persona di cui tutt’ora ignoro l’identità aveva mandato, tramite vaglia postale, una cospicua donazione che copriva esattamente il costo delle materie prime e degli stipendi degli operai. Una precisione matematica! Pagata l’ultima persona, i soldi sono finiti. I corvi, per Suo comando, avevano portato il cibo!”. La costruzione era ultimata, ma non aveva ancora le autorizzazioni legali.

La Chiesa palestinese aveva preso la decisione di difendere l’eremo, nonostante la testardaggine delle autorità israeliane. In una riunione il Patriarca Michel Sabbah garantì che la Chiesa avrebbe protetto Jacques e la sua missione, qualsiasi cosa fosse accaduta. “Ben quattro anni dopo la costruzione i soldati israeliani hanno preteso il dominio sul terreno dove sorgeva l’eremo. Era quindi iniziato il processo presso la Corte militare israeliana, perché il territorio era occupato militarmente. Inizialmente non erano previsti avvocati che difendessero la causa dell’eremo, perciò ho studiato giorno e notte e ho preparato da solo la difesa. All’ultimo momento spuntarono un avvocato palestinese e un’avvocatessa israeliana. Non so ancora come, ma abbiamo vinto la causa!”

Una missione che dall’inizio ha vissuto un’alternanza di momenti difficili, piccole e grandi vittorie ed eventi drammatici. Durante la seconda intifada una famiglia palestinese ha dato fuoco all’eremo, “in un clima teso in cui delinquenti comuni erano soliti fare atti del genere”. Il danno fatto era grande, ma Jacques non ha avuto paura; con calma ha riparato i danni, un po’ alla volta. L’eremo è stato attaccato una seconda volta, soltanto un anno fa, da parte dei coloni israeliani; questa volta il danno è stato enorme. “Sono subito accorsi ragazzi musulmani e cristiani per proteggere l’eremo. Il loro intervento è stato decisivo, ma i danni sono stati ingenti”.

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri poiché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell’amore. Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio», e odia il proprio fratello, è bugiardo; chi non ama infatti il proprio fratello che vede, come può amare Dio che non vede? E questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: chi ama Dio, ami anche il proprio fratello.

[1 Giovanni 4:7,8,19,20,21]

Voi siete il sale della terra”

Taybeh è l’unico villaggio palestinese interamente cristiano. I musulmani presenti nel villaggio – con cui i cristiani hanno un ottimo rapporto – prendono delle case in affitto oppure vi si recano ogni giorno per lavorare. Ed è a Taybeh che sorge l’unica birreria palestinese, che Jacques definisce “la più buona del Medioriente”.

Monastero di Sant'ephrem -

“Qui non si vive in comunità, non ci sono regole monastiche. Ma ovviamente la vita è impostata sui principi di Cristo, è una vita impostata sulla preghiera. A volte sorrido quando mi chiedono ‘a che ora ti alzi per pregare?’ oppure ‘quante volte al giorno preghi?’. La vita qui è fatta di preghiera e lavoro, ora et labora. Ma non c’è divisione tra azione e contemplazione, non sono e non possono essere due momenti separati. Quando il tuo lavoro è mosso da uno spirito di servizio, quella è preghiera. La preghiera per me è essere consapevole della Sua presenza e agire di conseguenza, non serve essere in ginocchio tutto il giorno. Ovviamente è necessario trascorrere anche questo tipo di momenti, ci mancherebbe, la preghiera è una parte importantissima delle giornate. Ma ogni volta che agisco con il cuore e sono davanti a Dio, è come se stessi in preghiera. Bisogna scegliere con estrema attenzione ciò che mette al centro della propria vita: io ho scelto Cristo, presenza di Dio nel mondo”.

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