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A San Pietro, pronta la tomba per il prossimo papa che morirà

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Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 18/03/16

Bisogna temere la morte? Papa Francesco dice che non è la fine

Operai specializzati hanno terminato, questo mercoledì 16 marzo nella cripta sotterranea della basilica di San Pietro, luogo di sepoltura dei pontefici, una nuova tomba marmorea, in cui riposeranno i resti mortali del prossimo papa che morirà.

Si tratta di “ordinaria amministrazione” e di una decisione “saggia”, spiegano dal Vaticano, visto che attualmente governa un papa di 79 anni e c’è un pontefice emerito di quasi 89.

Il primo ha qualche difficoltà a camminare che tuttavia non gli impedisce di portare avanti le sue attività, il secondo, come afferma chi lo conosce, ha meno forze e il bastone ma è reattivo e presente, come ha dimostrato nell’ultima intervista che ha rilasciato.

Dopo il trasferimento del corpo di San Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro, al piano di sopra, “vi era solo una cappella libera e quindi era saggio prevedere anche altre possibilità ”, ha affermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi.

Il sacerdote gesuita ha anche reso noto che era necessario “prevedere che nelle Grotte vaticane vi siano posti per tombe negli anni futuri”.

Gli ultimi otto papi si trovano nel mausoleo vaticano. I pontefici canonizzati o beatificati, invece, vengono trasferiti al piano principale della basilica.

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Il tema della morte affrontato dal Papa

In riferimento a un eventuale prossimo conclave, possiamo ricordare che papa Francesco ha affermato nell’intervista a Noticiero Televisa con Valentina Alazraki che aveva l’impressione che il suo pontificato sarebbe stato breve, non più di quattro o cinque anni.

Lungi dal desiderare la morte, Francesco ha affrontato in varie occasioni il tema partendo dalla speranza cristiana, e ha esortato a vivere al servizio degli altri. “Chi non vive per servire non serve per vivere”, ha detto a Cuba (20.09.2015).

Nell’omelia a Santa Marta del 4 febbraio 2016, ha invitato a non aver paura della fine della vita, perché il percorso continua.

Ricordando la prima lettura della morte del re Davide, ha affermato che “in ogni vita c’è una fine”; “è un pensiero che non ci piace tanto”, “si copre sempre” ma “è la realtà di tutti i giorni”. Pensare “all’ultimo passo” è “una luce che illumina la vita”, “è una realtà che dobbiamo avere sempre davanti a noi”.

La religiosa malata di cancro, maestra di speranza

Il papa ha anche raccontato il suo incontro con una religiosa che considera una maestra di vita e speranza: “In una delle udienze del mercoledì c’era tra gli ammalati una suorina anziana, ma con una faccia di pace, uno sguardo luminoso: ‘Ma quanti anni ha lei, suora?’. E con un sorriso: ’83, ma sto finendo il mio percorso in questa vita, per cominciare l’altro percorso col Signore, perché ho un cancro al pancreas’”.

“E così, in pace, quella donna aveva vissuto con intensità la sua vita consacrata. Non aveva paura della morte: ‘Sto finendo il mio percorso di vita, per incominciare l’altro’. È un passaggio. Queste cose ci fanno bene”.

Vuoi vincere la morte? Servi gli altri

“Chi serve e dona sembra un perdente agli occhi del mondo. In realtà, perdendo la vita, la ritrova”, ha spiegato il papa il 3 novembre nella basilica vaticana nella Messa in ricordo dei 12 cardinali e dei 99 arcivescovi e vescovi morti nel 2015.

“Perché una vita che si spossessa di sé, perdendosi nell’amore, imita Cristo: vince la morte e dà vita al mondo”, ha aggiunto.

Allontanarsi da Dio è invece “un sepolcro senza uscita”. “’Dio ha tanto amato il mondo’, dice Gesù (v. 16). Si tratta davvero di un amore tanto concreto, così concreto che ha preso su di sé la nostra morte. Per salvarci”.

L’angoscia della morte

“Anche ai nostri occhi la morte sempre appare buia e angosciante. Così come la sperimentiamo, è entrata nel mondo per invidia del diavolo, ci dice la Scrittura (cfr. Sap 2,24)”, ha constatato Francesco.

Gesù, però, “non l’ha fuggita, ma l’ha presa pienamente su di sé con tutte le sue contraddizioni. Ora noi, guardando a Lui, credendo in Lui, veniamo salvati da Lui: ‘Chi crede nel Figlio ha la vita eterna’” (cfr. vv. 15.16).

Superare il lutto e il dolore

Il papa ha quindi esortato a non “inquietarci per quello che ci manca quaggiù, ma per il tesoro di lassù; non per quello che ci serve, ma per ciò che veramente serve”.

Nell’omelia della Messa per i defunti che ha presieduto il 1° novembre, festa di Tutti i Santi, al cimitero del Verano di Roma, il papa ha invitato a chiedere al Signore “la grazia di essere persone semplici e umili, la grazia di saper piangere, la grazia di essere miti, la grazia di lavorare per la giustizia e la pace, e soprattutto la grazia di lasciarci perdonare da Dio per diventare strumenti della sua misericordia”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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