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Il segreto di Kung Fu Panda 3? La paternità…

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Mario Adinolfi svela il tentativo coatto di far diventare un cartone strumento di propaganda, ma il film dice molto di più…

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Su La Stampa, Fabio Volo (che è anche la voce di Po nei tre film):

Per i bambini, sostiene Volo, «la sessualità dei genitori pesa molto meno di quanto si tenda a immaginare. Quello che conta è sentirsi amati». E questo non deriva dal nucleo familiare in sé, ma da quello che attraverso di esso viene trasmesso: «Le famiglie non generano automaticamente felicità. Ci saranno bambini felici o non felici, in quelle etero così come in quelle omo».

Da Kung Fu Panda 3alle unioni civili, il passo è breve: «Penso che, almeno per una parte del Paese, il dibattito su questo argomento sia superato dalla realtà, poi c’è un’altra parte che arranca… io credo di appartenere a quella che pensa che una coppia sia una coppia, punto e basta. Sulle adozioni, invece, ritengo sia necessario un po’ più di tempo per riflettere». Il film, continua Volo che ha un figlio di 2 anni e un altro di 2 mesi, «viene da un Paese più contemporaneo del nostro. A New York, dove vivo per 5-6 mesi all’anno, è normale andare al parco e vedere bambini con due papà, nessuno si scandalizza. Lì non stanno a guardare solo il proprio ombelico, noi in Italia arriviamo sempre dopo. E comunque, nella storia di Po, il tema della doppia paternità è inserito con delicatezza» (10 marzo)

Chiaramente dopo il post di Mario Adinolfi su Facebook, il 14 marzo, e lo scambio – assai poco sereno –  tra lui e un esagitato Fabio Volo per telefono mentre quest’ultimo conduceva il suo programma su Radio DeeJay hanno alimentato una lettura che in realtà non era (ancora) arrivata al grande pubblico relegata a pochi siti, pur importanti. Ora però è evidente che specialmente nelle pubblicazioni della galassia LGBT questa tematica è stata rilanciata, con forza proprio del commento di Adinolfi.

"Ma che fai, te la prendi con Kung fu Panda?". Se n'è parlato oggi, un po' ovunque. Sì, resto convinto che con…

Geplaatst door Mario Adinolfi op Maandag 14 maart 2016

La storia di Po è la storia di un profugo

Tuttavia oltre a questo livello di lettura, che c’è ma che forse non è il principale, c’è una difficile storia di perdita, sacrificio e sofferenza. Come abbiamo già accennato la vicenda di Po è quella di un neonato strappato alla propria famiglia da una guerra di sterminio per volontà di un singolo che temeva per il proprio potere a causa di una profezia. Non vi ricorda un po’ la storia di Gesù di Nazareth e la strage degli innocenti perpetrata da Erode che temeva perché i Magi gli annunciavano la nascita di un nuovo e grande Re? A me sì. Così come mi ricorda le immagini e la storia drammatica di tanti siriani o africani che non potendo partire affidano i figli ad amici, parenti o a volte a sconosciuti con la sola flebile speranza che una possibilità di sopravvivere sia assai più di “nessuna”. Come giudicheremmo quel padre che si separasse dal figlio a causa di una guerra e poi – dopo averlo cercato per anni – lo ritrovasse ormai adulto, cresciuto da un altro padre?

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