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A lezione da Hanan. Nel campo profughi dove la scuola… è un gioco

Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 14/03/16

Una donna palestinese è la migliore maestra del mondo e insegna la non violenza. L'omaggio di Papa Francesco: così si impara la gioia della vita

Hanan ha cominciato a fare la maestra per “salvare” i suoi figli dalla violenza. Tutto è cambiato il giorno in cui, tornando da scuola, hanno assistito a una sparatoria, in cui il padre è rimasto ferito. Hanno cominciato a prendere brutti voti e a comportarsi in modo aggressivo. Ci troviamo a Dheisha, campo profughi palestinese a sud di Betlemme. “Sono cresciuta in un ambiente violento, non ho avuto una vera infanzia. Un bambino deve crescere velocemente qui” racconta Hanan Al Hroub, che ha ricevuto il Global Teacher Prize 2016 come migliore insegnante del mondo. “Ho capito che ero rimasta sola a far superare tutto questo ai miei figli”. Così ha cominciato, inventando giochi, invitando i figli dei vicini a casa. E pian piano la fiducia è tornata nell’animo dei suoi figli, sono diventati più socievoli, il loro comportamento ha cominciato a cambiare e anche a scuola ottenevano buoni risultati. È questa esperienza che l’ha portata a insegnare nella scuola elementare, a contatto con bambini che respirano – direttamente o indirettamente – la violenza intorno a loro. “No alla violenza” è il suo motto.

(video intervista da Al Jazeera)

Ha sviluppato lei stessa un metodo educativo basato sul gioco: “Giochiamo e impariamo”. L’obiettivo è sviluppare relazioni improntate alla fiducia, al rispetto dell’altro e delle regole, all’onestà. Incoraggia i suoi piccoli studenti a lavorare insieme e premia i comportamenti positivi. Cerca di tirar fuori da ognuno le sue potenzialità, in qualsiasi campo. Come con Karam, ragazzo con problemi di apprendimento, chiuso e aggressivo, ma con una bella voce. Lei lo ha fatto cantare e ora è l’idolo dei compagni, ora ha degli amici. “Dico agli insegnanti di tutto il mondo che il nostro lavoro è umano, l’obiettivo è nobile. Dobbiamo insegnare ai nostri bambini che le nostre uniche armi sono la conoscenza e l’educazione”. Anche, ne è convinta, perché i palestinesi “riprendano ciò che gli è stato tolto, che ci è stato tolto a causa della nostra ignoranza”.

Papa Francesco ha voluto personalmente ringraziare e sostenere Hanan per la sua opera. “Un bambino ha diritto a giocare e parte dell’educazione è insegnare ai bambini a giocare” ha detto in un videomessaggio trasmesso domenica 13 marzo durante il “Global Education and Skills Forum”. Il Papa ha speso parole di apprezzamento per Hanan Al Hroub: “Un bambino ha diritto a giocare e parte dell’educazione è insegnare ai bambini a giocare, perché nel gioco s’impara a essere sociali, s’impara la gioia della vita. Un popolo non educato (…) è un popolo che decade, decade, decade, e può addirittura cadere fino al livello degli istinti. Perciò desidero sottolineare il vostro nobile compito. Mi congratulo con la Varkey Foundation per aver incoraggiato i preziosi contributi che i maestri di tutto il mondo danno quotidianamente per creare una società globale sostenibile e collaborare insieme a Scholas al cambiamento educativo di cui i nostri bambini e i nostri giovani hanno bisogno (…)”.

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