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Cultura

Un uomo, un camper e la strada (e sua moglie con i sei bambini)

Michael James Mette - pubblicato il 10/03/16

Intervista al musicista itinerante Michael James Mette

Avevo il terrore di avere figli. Temevo una vita monotona, come congelata. In realtà è successo l’opposto.

Incontriamo il musicista cattolico Michael James Mette. Non ci vuole molto per capire che lui è più unico che raro. Riesce a far conciliare una carriera musicale di successo, con concerti in tutti gli Stati Uniti, ed essere marito e padre di sei bambini. Il motivo? Tutta la famiglia lo segue ovunque vada.

Abbiamo incontrato Michael per scoprire un po’ di più la vita a bordo del camper della famiglia Mette.

Com’è vivere con 6 bambini in un camper, viaggiando per tutto il Paese?

Viaggiare con la famiglia è una delle migliori decisioni che abbia mai preso in vita mia. Non che manchino le sfide, e a volte sembrano che i giorni non passano mai. E quando i bambini hanno il mal d’auto oppure quando il tempo non permette loro di andare a giocare fuori, può essere una sfida particolarmente grande. Detto questo, sento davvero che è questo ciò per cui Dio mi ha creato.

Qual è la cosa più particolare che ti è successa durante i tuoi viaggi?

Una cosa davvero bella è stata quando la stella del baseball Ken Griffey, Jr. è venuto di persona nel nostro camper Airstream.  Stavamo provando a venderlo su eBay per poter comprare quello che poi è diventato il nostro attuale bus da tour. Qualcuno della Entertainment & Sports Programming Network voleva acquistarlo, ma viveva a Los Angeles. E quindi, invece di mandare un ispettore professionista, ha mandato il suo amico Ken a dare un’occhiata. È stato davvero in gamba e abbiamo chiacchierato per una mezz’oretta buona. Gli ho dato il mio CD. La cosa pazzesca è che qualche settimana dopo ci ha mandato degli sms, solo per sapere come stavamo. Quanto è piccolo il mondo!

E la cosa più complicata, qual è stata?

Le persone pensano sempre che la sfida più grande è data dallo spazio ristretto. Fino a quando c’è bel tempo, non è vero. La sfida più estenuante è stata riuscire ad avere internet decente e una buona connessione telefonica. Ogni tanto i bambini sfoggiano gli occhioni più teneri che hanno e chiedono: “Quando potremo andare in una scuola vera?”. Ecco, questa è una cosa dura. Spesso mi rendo conto che parlano con un cugino o un amico che ha appena iniziato qualche attività pomeridiana e loro improvvisamente vogliono iniziare a fare la stessa cosa.

E quali sono le più grandi gioie e i vantaggi del tuo stile di vita?

Vediamo molto di questo paese. Facciamo tante di quelle cose che molte persone hanno aspettato tutta la vita prima di poterle fare. Siamo stati in 44 dei 50 Stati, e con un lavoro parrocchiale non saremmo mai riusciti a fare una cosa del genere. E perché siamo noi a insegnare ai nostri figli, possiamo gestire tutto come è più comodo, evitando di imbatterci in file oceaniche di persone. I martedì mattina sono ideali per visitare le città. E riusciamo anche a uscire dai binari delle attrazioni turistiche; spesso chi ci ospita per i concerti ci dedica del tempo per mostrarci dove vanno e cosa fanno le persone del posto, e questo è sempre divertente.

Vedremo una band di famiglia in futuro?

Posso immaginare qualcosa del genere. Gabby (la mia figlia 12enne) ha una voce meravigliosa e sta imparando a suonare il basso. Trinity invece (10 anni) si sta dedicando al violino e al piano. Gli altri figli hanno puntato su chitarre e batteria. Mi piace pensare che un giorno saremo tutti insieme sul palco; comunque, cerco di non forzare le aspettative che ho su di loro. Se loro preferissero dedicarsi agli sport, al disegno o al ballo invece che alla musica, a me andrebbe bene.

Per seguire le avventure di Michael James Mette, e per richiedere un’esibizione presso la tua parrocchia, visita il suo sito web.

La canzone in alto, “The Beat Goes On”, parla delle seconde opportunità nella vita ed è presa dall’album Arts + Humanity, uscito nel 2015 e disponibile su iTunes.

Libby Reichert

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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