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Un sacerdote può usare il cellulare in confessionale?

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Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 10/03/16

O che ancora, per fretta o distrazione, non prepari il necessario, o che conferisca il sacramento senza gli ornamenti adeguati, o che abbia un aspetto esteriore trascurato, o che sviluppi l’atto liturgico con un atteggiamento distratto di cui si accorge anche la persona meno attenta.

O che interrompa brevemente il rito sacramentale per mettersi a guardare dispositivi mobili, o manifestando la noia propria di chi sta facendo qualcosa che si vede costretto a fare, o che amministri il sacramento senza dargli l’interesse dovuto, o che non ci metta l’anima, limitandosi all’attenzione necessaria perché sia valido.

In questo modo, un ministro ordinato mette alla prova la fede, il rispetto e perfino la pazienza di chi lo vede.

Il suo atteggiamento sta proclamando ai quattro venti che tutto quello che sta facendo non ha senso o che non ci crede; che il suo ministero è un officio che deve svolgere anche se non lo entusiasma troppo, esercitando sui fedeli una pessima influenza, essendo anche causa di allontanamento da Dio da parte dei fedeli.

Se la liturgia è l’esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo, ogni celebrazione liturgica, “in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado” (SC, 7).

Di conseguenza, è Gesù Cristo che esercita il suo sacerdozio attraverso la liturgia, e da qui deriva l’atteggiamento bello, decoroso e corretto di cui i ministri ordinati devono tener conto al momento di svolgere il proprio ruolo nelle azioni liturgiche, di modo che i fedeli percepiscano l’azione di Gesù Cristo sommo ed eterno sacerdote nella loro vita.

Il ministro ordinato è quindi invitato a non trattare con leggerezza realtà che di per sé trascendono per il loro carattere e la loro grandezza.

L’atteggiamento corretto del ministro ordinato nell’amministrazione di qualsiasi

sacramento dev’essere la forma migliore di predicazione, una predicazione viva che rifletta la santità dei misteri.

Il ministro ordinato è invitato a ricordare che i sacramenti, “in quanto segni hanno anche un fine pedagogico. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati ‘sacramenti della fede’” (SC, 59).

Il vescovo, il sacerdote o il diacono, quindi, in quanto ministro dei sacramenti, deve cercare di essere, e non solo in actu, imbevuto sia della trascendenza dell’azione liturgica che realizza che del suo dovere di EDIFICARE i fedeli mettendo alla loro portata il senso dei segni sacramentali.

Se non si cura il rito o tutto ciò che si ordina di osservare, anche nei minimi dettagli, il fedele può risentirne; per questo è bene curare dalla misura e dalla dignità dei gesti alla pronuncia delle preghiere e/o delle formule.

Per questo è importante che il ministro ordinato sia consapevole di quello che è e tenga conto della dignità che ha per valorizzarla, soprattutto nel caso di vescovi e sacerdoti.

La dignità sacerdotale non deriva dai meriti personali né dalla santità personale, ma dai poteri che Cristo ha dato al sacerdote perché compia le funzioni che Egli stesso gli ha affidato.

Sia i sacerdoti che i fedeli devono ricordare che ogni sacerdote ha un potere che non hanno neanche gli angeli, che sono esseri puramente spirituali molto potenti e vicini a Dio.

A nessun angelo Dio ha dato il potere di realizzare il miracolo della transustanziazione, né il miracolo di assolvere i peccati.

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