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Il mio compito come Missionario della Misericordia

© Roberto Mena

Roberto Mena, ST - pubblicato il 10/03/16

C’è una serie di peccati che solo il Vaticano ha l’autorità di perdonare in nome di Dio. Ad esempio, la profanazione della Santa Eucaristia, l’ordinazione di un vescovo senza l’approvazione del Santo Padre, la violazione del segreto confessionale, la complicità in casi di adulterio, i peccati dei laici contro i sacerdoti e viceversa, attacchi (violenza fisica, sequestro o insulti) contro il papa, sacerdoti, vescovi, religiosi/e, laici consacrati o personale della Chiesa.

1071 Missionari della Misericordia hanno ora l’autorità della Santa Sede per assolvere – nella Quaresima 2016 e durante tutto quest’Anno Giubilare – chi ha commesso questo tipo di peccati.

Io sono uno di loro. Sono un Missionario della Misericordia.

Rappresenteremo il Santo Padre come missionari della misericordia attraverso la predicazione e il sacramento della riconciliazione nella nostra area e nel Paese in cui ci troviamo, in base a dove verremo chiamati.

È una sfida perché implica il fatto di essere disponibili più frequentemente per l’assistenza alle persone nel sacramento della riconciliazione e nella direzione spirituale o nell’offerta di consigli. I missionari devono anche essere preparati meglio e aggiornati su tutto ciò che riguarda il Giubileo della Misericordia e su ciò che papa Francesco cerca nel suo pontificato.

Come giornalista, inserirò questi temi nei programmi radiofonici, negli articoli e nelle conferenze che pronuncerò.

È una benedizione perché mi aiuterà ad essere un sacerdote più misericordioso di quello che sono, ad essere compassionevole con ogni persona che ricorre a me e a poter pregare per ogni caso in particolare. Per me sarà un’opportunità per predicare in molte parrocchie a livello locale e nazionale durante questo Giubileo della Misericordia e per impartire il sacramento della riconciliazione.

Effondere la misericordia

Il papa mi ha ricevuto insieme ad altri 700 sacerdoti scelti a questo scopo martedì 9 febbraio, durante un incontro nel quale ci ha indicato quale dev’essere la nostra missione. “Essere Missionario della Misericordia è una responsabilità che vi viene affidata, perché vi chiede di essere in prima persona testimoni della vicinanza di Dio e del suo modo di amare. Non il nostro modo, sempre limitato e a volte contraddittorio, ma il suo modo di amare, il suo modo di perdonare, che è appunto la misericordia”.

Il papa ha sottolineato quanto sia importante il ruolo del confessore: “Davanti a noi c’è una persona ‘nuda’, e anche una persona che non sa parlare e non sa che cosa dire, con la sua debolezza e i suoi limiti, con la vergogna di essere un peccatore, e tante volte di non riuscire a dirlo. Non dimentichiamo: dinanzi a noi non c’è il peccato, ma il peccatore pentito (…) Una persona che sente il desiderio di essere accolta e perdonata. (…) Dunque, non siamo chiamati a giudicare, con un senso di superiorità, come se noi fossimo immuni dal peccato”.

Ci ha poi avvertiti del fatto che si può fare molto danno a un’anima se non la si ascolta con cuore di padre, con il cuore della Madre Chiesa: “Essere confessore secondo il cuore di Cristo equivale a coprire il peccatore con la coperta della misericordia, perché non si vergogni più e possa recuperare la gioia della sua
dignità filiale, e possa anche sapere dove si ritrova”.

Il Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, ci è stata concessa la facoltà di assolvere i peccati riservati alla Sede apostolica. Durante una cerimonia nella basilica di San Pietro in Vaticano, Francesco ci ha inviati formalmente nel mondo a svolgere quest’opera carica di misericordia.

In quell’occasione era presente il corpo incorrotto di San Pio da Pietrelcina, che è il mio santo protettore fin dall’infanzia.

In vita poteva curare i malati, aveva visioni, soffriva di sanguinamento dalle mani come le ferite di Cristo, prediceva il futuro e aveva la capacità della bilocazione. È morto nel 1968, è stato beatificato nel 1999 e canonizzato nel 2002. Il suo corpo è stato esibito in Vaticano in una bara di vetro climatizzata.

Papa Francesco lo ha presentato come modello insieme a San Leopoldo Mandic, un altro cappuccino confessore croato morto nel 1942.

“Vi accompagno in questa avventura missionaria, dandovi come esempi due santi ministri del perdono di Dio, San Leopoldo e San Pio”, ci ha detto il papa. “Loro vi aiuteranno. Quando sentirete il peso dei peccati a voi confessati e la limitatezza della vostra persona e delle vostre parole, confidate nella forza della misericordia che a tutti va incontro come amore e che non conosce confini”.

Saranno i nostri principali intercessori durante questo Giubileo della Misericordia.

I missionari provengono dai cinque continenti, anche da zone remote e da Paesi come Cina, Indonesia, Egitto, Corea del Sud e Libano.

Abbiamo l’autorità del Vaticano per assolvere anche i sacerdoti che hanno proposto rapporti sessuali a qualcuno e poi hanno confessato questo peccato. Come tutti i sacerdoti del mondo, i missionari quest’anno hanno anche l’autorità di perdonare il peccato dell’aborto.

Per questo, tornando nella mia parrocchia del Maryland, mi sono dedicato il mercoledì e la domenica a confessare i fedeli che si accostano a questo sacramento durante la Quaresima con l’enfasi del Missionario della Misericordia, soprattutto nei confronti dei cattolici che non si confessavano da tempo.

Padre Roberto Mena, ST Parrocchia di San Bernardo di Riverdale Park, Maryland, Stati Uniti.
Direttore delle Comunicazioni dei Servi Missionari della Santissima Trinità
www.trinitymissions.org

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
giubileo della misericordiamisericordia
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