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Dal Medioevo all’ateismo

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CattoNerd - pubblicato il 10/03/16

L’Europa chiamò “Restaurazione” questo terribile equivoco, che si potesse tornare al passato, al 1789, a prima della Rivoluzione. Ma chi non conosce e non capisce la storia è destinato a ripeterla. E, così, questa parabola se capita avrebbe potuto evitare un disastro. Invece è ricominciata! Solo che quello che era accaduto in venticinque anni, in modo così concentrato, si è ripetuto nell’arco di duecento anni. Le rivoluzioni, il terrore, i gulag e i campi di concentramento. È impressionante perfino la coincidenza delle date. Questo periodo terribile è esattamente in duecento anni. La Rivoluzione francese (1789) e la caduta del muro di Berlino (1989). In questi duecento anni la parabola si è ripetuta in modi diversi, all’Est in modo violento e all’Ovest in modo diverso, ma non meno radicale: una rivoluzione culturale, secondo la filosofia del grande teorico del comunismo italiano, che fu Antonio Gramsci. La conquista del potere per via pacifica, attraverso gli strumento intellettuali, piuttosto che attraverso la rivoluzione armata.

'68, rivolta

Il ’68, l’anno dell’incaz… ehm, scusate, dei giovani arrabbiati!

In Italia e in Europa occidentale quella famosa cultura che da dopo il Medioevo ha preso le distanze dalla fede, fino a diventare dichiaratamente nemica dell’esperienza religiosa, compie la sua rivoluzione anche in Occidente; e irrompe nella vita del popolo in modo violento, in quel fenomeno storico del ’68. Negli ’60 e ’70 avviene la rivoluzione. Questa cultura entra improvvisamente nella vita della gente, attraverso la televisione, il giornalismo e la Scuola di Stato. Così saltò in modo violento il rapporto tra due generazioni. Una generazione di padri, che voleva dare la fede ai propri figli, si trovarono di fronte a figli che non erano più in grado di riceverla. Cos’è che non capirono questi genitori? Era accaduta una cosa senza precedenti, che non erano divisi dai loro figli da venticinque anni, ma che a separarli si erano infilati cinquecento anni di storia. Una distanza incolmabile.”

Conclusione

Genesi, Adamo ed Eva

Si ripete, sempre, l’ambizione di autosufficienza. Sì, dalla prima storia in assoluto, quella della Genesi

La stupefacente analisi fatta da Franco Nembrini esplicita l’errore filosofico di sempre: la pretesa indipendenza dell’uomo, da Dio e da qualsiasi verità ultima di tipo relazionale e spirituale. Un atto di ribellione scaturito più che dal desiderio di ragione, dall’ego che prevarica la realtà con progetti utopici e ideologici colpi di mano, costruiti a tavolino negli ambienti intellettuali ed elitari. I cristiani da parte loro non furono in grado di rispondere adeguatamente a tutto ciò, di cambiare linguaggio e di offrire delle immagini capaci di mostrare l’inconsistenza dei nuovi miti, materialisti e atei. Si rispose, tutt’altro, dando per scontate molte cose che, nei fatti, erano ormai estranee alle nuove generazioni. Queste nuove e suggestive dottrine, sia socio-politiche che parareligiose, trovarono la loro forza nell’illusione di un benessere immediato, che come al solito si rivelò vantaggioso solo per altri potenti, magari meno in vista dei monarchi del cosiddetto Ancient Régime, e in un tentativo di raffigurare la realtà in modo apparentemente più plausibile, razionale e meno lacunoso.
Resta adesso ai nuovi cristiani cambiare linguaggio, diventare sale della terra (Mt 5,13) e fare scoprire ai non credenti che lasciarsi guidare da Dio non è niente affatto una fregatura. Non è contrario alla ragione. Anzi, è l’unica e bellissima vocazione dell’uomo da cui si può partire per l’edificazione di un nuovo cielo e una nuova terra (Ap 21, 1).

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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Tags:
ateismocristianesimo
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