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“Inside Out” può rendervi genitori migliori. Ecco come

Pixar/Walt Disney Pictures

Zoe Romanowsky - Aleteia - pubblicato il 09/03/16

Riusciamo a capire qua e là cosa passava per la testa dei genitori di Riley quando lei, durante una cena, stava rimuginando sul trasloco a San Francisco. Questo ci ricorda che essere un buon genitore comprende conoscere le proprie motivazioni per ciò che facciamo e diciamo. I ricordi tristi e dolorosi che ognuno di noi ha da adulto, le esperienze passate, i rancori repressi e le vergogne mai risolte (“Vergogna” sarebbe stato un nome più appropriato rispetto a “Disgusto”, per il personaggio del film) vengono risvegliati dai nostri bambini. La tristezza ci mette a disagio? Ci disconnettiamo emotivamente quando siamo arrabbiati? Siamo veloci nel porci sulla difensiva, o abbiamo paura della rabbia? Per essere un buon genitore non bisogna soltanto comprendere i nostri bambini, ma anche noi stessi.

Inside Out è stato particolarmente elogiato da diversi genitori adottivi (e affidatari). Il film ha dato a queste famiglie il modo per discutere di ricordi traumatici e delle cause reali dei comportamenti difficili. Sta aiutando genitori – e chiunque ami e lavori con bambini che hanno subito abbandono, rifiuto, abusi, traumi e altro – a comprendere meglio da dove vengono questi bambini per poterli condurre verso una guarigione interiore (facendo riferimento al linguaggio e alla storia di Inside Out, una scrittrice e madre di nome Cindy Foote ha scritto un eccezionale articolo su cosa avviene nella mente di molti bambini adottati; vale la pena leggerlo, anche se l’adozione non è parte della vostra vita).

Eppure non è necessario essere una famiglia con elementi che hanno sofferto traumi per trarre beneficio da Inside Out. Ogni bambino ha bisogno di un linguaggio per esprimere il proprio sentimento e il proprio umore, per comprendere che le emozioni come tristezza e rabbia sono salutari, anche se non è sempre facile gestirle. I bambini possono imparare che tutte le nostre esperienze vengono immagazzinate nel cervello, anche se ci sembra di non ricordarle, e che le nuove esperienze possono cambiare il modo in cui ricordiamo qualcosa del passato.

Se avete bambini più grandi di 4 anni e volete avviare alcune conversazioni costruttive sul fare i capricci o sull’avere emozioni contrastanti su qualcosa che è accaduto, vedete Inside Out insieme. Per me è stato un mezzo per poter parlare con i miei figli di sette anni, adottati da quando ne avevano quattro. Hanno trascorso un’intera serata disegnando e colorando la loro personalissima versione di Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, inserendo anche i loro ricordi e le loro “isole della personalità”. Una terapia a base di un po’ di attività artistiche a casa dà i propri frutti con i bambini, soprattutto quando ci sono delle “cose” su cui ragionare.

Adesso siamo tutti in attesa della seconda parte di Inside Out, in cui “Rabbia”, personaggio basso e dalla faccia rossa, possa condividere i suoi segreti più nascosti su come incanalare la rabbia in modo sano, senza scoppiare.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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