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“Inside Out” può rendervi genitori migliori. Ecco come

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Pixar/Walt Disney Pictures

Zoe Romanowsky - Aleteia - pubblicato il 09/03/16

Il cartone animato della Pixar non è soltanto un piacevole film, è una lezione sui principi delle neuroscienze

Non capita tutti i giorni di vedere un popolarissimo cartone animato che, oltre a essere piacevole da guardare e intelligente, può fornire ottimi strumenti educativi ai genitori. Inside Out è tutto questo. La creazione della Pixar ha vinto proprio la settimana scorsa l’Oscar come Miglior film di animazione; secondo la mia opinione, così come quella di molti altri genitori, il premio è pienamente meritato.

LEGGI ANCHE: Inside Out: cosa dicono le tue emozioni?

Il film racconta la storia di una ragazzina di 11 anni di nome Riley, trasferitasi con i genitori dalla vita idilliaca del Minnesota ad una casa fatiscente e per nulla accogliente nel cuore di San Francisco. La maggior parte del film ha luogo nel cervello di Riley; qui incontriamo cinque personaggi che non solo gestiscono i suoi sentimenti e comportamenti, ma l’aiutano a convertire le esperienze in ricordi, che saranno archiviati e successivamente ripresi. Questi personaggi sono Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto e vivono una vera e propria avventura mentre provano a gestire il fatto che Riley abbia dovuto lasciare tutto ciò che ama per adattarsi a una nuova vita.

Inside Out spiega in modo eccezionale – semplificando, ma non per questo in modo sbrigativo e superficiale – come i sentimenti siano alla base dei comportamenti e come le esperienze plasmino i nostri ricordi e la nostra personalità. Iniziando dal momento della nascita (e più precisamente, questo è ovvio, dal momento del concepimento). Il film offre ai bambini un modo concreto per parlare dei loro sentimenti e delle ragioni dietro ai loro comportamenti. Attraverso il viaggio di Riley, e con le lezioni che Gioia e Tristezza imparano lungo il cammino, un bambino può iniziare a capire che è diffuso e normale che alcuni ricordi e alcune esperienze siano un insieme di emozioni. E che la vita vera non è mai priva di tristezza e di momenti difficili, ma nonostante ciò – anzi, in mezzo a tutto questo – è comunque possibile trovare gioia.

Mettendo da parte i bambini per un secondo, anche a molti degli stessi adulti non farebbe male sapere qualcosa di più sui principi delle neuroscienze. Le semplici lezioni presentate nel film conducono a una migliore comprensione dello sviluppo del cervello, sia nei bambini piccoli, che negli adolescenti che negli adulti.

Riusciamo a capire qua e là cosa passava per la testa dei genitori di Riley quando lei, durante una cena, stava rimuginando sul trasloco a San Francisco. Questo ci ricorda che essere un buon genitore comprende conoscere le proprie motivazioni per ciò che facciamo e diciamo. I ricordi tristi e dolorosi che ognuno di noi ha da adulto, le esperienze passate, i rancori repressi e le vergogne mai risolte (“Vergogna” sarebbe stato un nome più appropriato rispetto a “Disgusto”, per il personaggio del film) vengono risvegliati dai nostri bambini. La tristezza ci mette a disagio? Ci disconnettiamo emotivamente quando siamo arrabbiati? Siamo veloci nel porci sulla difensiva, o abbiamo paura della rabbia? Per essere un buon genitore non bisogna soltanto comprendere i nostri bambini, ma anche noi stessi.

Inside Out è stato particolarmente elogiato da diversi genitori adottivi (e affidatari). Il film ha dato a queste famiglie il modo per discutere di ricordi traumatici e delle cause reali dei comportamenti difficili. Sta aiutando genitori – e chiunque ami e lavori con bambini che hanno subito abbandono, rifiuto, abusi, traumi e altro – a comprendere meglio da dove vengono questi bambini per poterli condurre verso una guarigione interiore (facendo riferimento al linguaggio e alla storia di Inside Out, una scrittrice e madre di nome Cindy Foote ha scritto un eccezionale articolo su cosa avviene nella mente di molti bambini adottati; vale la pena leggerlo, anche se l’adozione non è parte della vostra vita).

Eppure non è necessario essere una famiglia con elementi che hanno sofferto traumi per trarre beneficio da Inside Out. Ogni bambino ha bisogno di un linguaggio per esprimere il proprio sentimento e il proprio umore, per comprendere che le emozioni come tristezza e rabbia sono salutari, anche se non è sempre facile gestirle. I bambini possono imparare che tutte le nostre esperienze vengono immagazzinate nel cervello, anche se ci sembra di non ricordarle, e che le nuove esperienze possono cambiare il modo in cui ricordiamo qualcosa del passato.

Se avete bambini più grandi di 4 anni e volete avviare alcune conversazioni costruttive sul fare i capricci o sull’avere emozioni contrastanti su qualcosa che è accaduto, vedete Inside Out insieme. Per me è stato un mezzo per poter parlare con i miei figli di sette anni, adottati da quando ne avevano quattro. Hanno trascorso un’intera serata disegnando e colorando la loro personalissima versione di Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, inserendo anche i loro ricordi e le loro “isole della personalità”. Una terapia a base di un po’ di attività artistiche a casa dà i propri frutti con i bambini, soprattutto quando ci sono delle “cose” su cui ragionare.

Adesso siamo tutti in attesa della seconda parte di Inside Out, in cui “Rabbia”, personaggio basso e dalla faccia rossa, possa condividere i suoi segreti più nascosti su come incanalare la rabbia in modo sano, senza scoppiare.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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