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Quello che la Bibbia dice su Mosè corrisponde alla verità storica?

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Toscana Oggi - pubblicato il 08/03/16

Un nonno si è sentito dire dai nipoti che i fatti narrati dall'Esodo sono fantasiosi...

Il ritorno dalla visita al museo egizio di Torino, i miei nipoti 18 e 14 anni mi hanno detto: sai nonno la guida ci ha detto che in base alle recenti scoperte archeologiche, gli Ebrei in Egitto non sarebbero stati trattati da schiavi, anzi avrebbero avuto un salario e Mosè non sarebbe esistito. Affermazioni che hanno destato sconcerto. Chiedo una risposta convincente al riguardo perché devo rassicurare i miei nipoti che ciò che si legge nel libro dell’Esodo è verità.

Alberto Torricini

La questione posta dal lettore è importante, nel senso che all’interno della sua domanda si pone quella della credibilità dei fatti narrati dalla Bibbia. Alla fine dell’Ottocento ci fu una discussione piuttosto accesa in America riguardo proprio a questo: la Bibbia dice il vero, oppure, analogamente a quanto avviene in buona parte della letteratura antica, può presentare racconti di tipo mitico? In sostanza, la discussione nacque nel momento in cui si cominciarono a usare criteri scientifici nella lettura del testo sacro, creando così il timore di uno svilimento dei contenuti che esso presenta. In estrema sintesi, si trattava di uno scontro tra un movimento detto «fondamentalista» e uno «razionalista» (o del «modernismo»). Nota è per esempio la questione sul racconto della creazione che si trova nella Genesi: si tratta di mito o invece il cosmo, la terra e l’uomo si sono davvero formati così? Sorse così un movimento «creazionista» contrapposto a uno «evoluzionista». Ancora oggi, negli USA in particolare, molti studenti devono scegliere fra insegnamenti scolastici «creazionisti» ed «evoluzionisti».

Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha assunto totalmente il principio che è necessario usare tutti i criteri scientifici a disposizione per interpretare la Bibbia, considerando che essa, pur essendo ispirata da Dio, è comunque stata scritta da uomini vissuti in epoche diverse, con problematiche differenti e, soprattutto, con modalità e categorie culturali a volte molto lontane l’una dall’altra. La Parola di Dio non è espressa in un modo «fondamentalista», per così dire, ma deve essere interpretata correttamente anche a partire dai dati della storia, dell’archeologia, della paleografia, della filologia, della papirologia, della storia delle religioni, della critica testuale e di altre ancora.

Pertanto, per entrare nel vivo della domanda posta, va detto che la storicità della narrazione di Mosè è stata messa in discussione già da molto tempo. In effetti, le componenti delle vicende narrate soprattutto nel libro dell’Esodo restano ancor oggi controverse. Per fare un esempio: se io leggo la versione ebraica dell’Esodo vedo, soprattutto nell’ultima parte del libro, un materiale diverso, o anche disposto diversamente, rispetto a quello della sua versione greca (la famosa traduzione dei Settanta), che era avvenuta a partire dal III secolo a.C. Il testo ebraico che usiamo di solito è quello detto Masoretico, che però è di un codice medievale. La versione greca, a quale originale ebraico faceva riferimento?

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bibbiamosè
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