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Gender e vocazione cristiana

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L’identità sessuale e gli «eunuchi per il Regno dei cieli»

di Kurt Appel

La discussione sulle teorie di genere è espressione dell’odierna crisi d’identità che ormai raggiunge anche l’autocomprensione sessuale dell’uomo. Fa da sfondo a questa crisi la rivoluzione dei nostri ordini simbolici, vale a dire della nostra costellazione di valori, credenze, azioni e sensazioni, la quale era strettamente legata all’ordine patriarcale delle società rurali omogeneamente strutturate.

 Andy Warhol «Campbell’s Soup Cans» (1962)

Il mondo attuale, al contrario, è caratterizzato da una crescente urbanizzazione e migrazione, da una pluralità di stili di vita e un mondo del lavoro in continua trasformazione. La ricerca d’identità imposta da questo cambiamento viene pure esasperata dal fatto che nel mondo consumista occidentale ha importanza cruciale la ricerca di marchi sempre nuovi che prendono il posto delle appartenenze tradizionali. In ultima istanza, l’imperativo moderno consiste nella creazione di un proprio marchio e nel suo adattamento alle esigenze mutevoli della società. Il confronto sostanziale con l’identità di un individuo o di un gruppo si sposta verso la ricerca del marchio giusto, ossia di quello che promette una momentanea appartenenza. L’orientamento sessuale, i valori familiari, l’appartenenza religiosa e perfino il proprio corpo soggiacciono a questa dinamica di commercializzazione di sé in cui si genera la propria identità.

Questa lotta per l’identità ha trovato il suo più recente campo di battaglia nel confronto con la cosiddetta ideologia gender. L’elemento rivoluzionario in Papa Francesco consiste nel fatto di rigettare questa logica ricollegando la ricerca dell’identità con la questione della soggiacente vulnerabilità. Ciò si basa sull’intuizione che dietro alle nostre azioni e processi di costituzione d’identità, giacciono esperienze di vulnerabilità e mortalità che il soggetto vuole nascondere a sé e agli altri. L’io è mortale, ma l’idea che fonda l’identità e promette l’appartenenza al mondo sembra immortale. Tanto più aggressiva è dunque la reazione quando queste idee vengono messe in questione, perché in ciò diviene chiaro che anche le idee umane non sussistono in eterno.

L’identità cristiana, al contrario, consiste per il Papa nel condividere con l’altro nella sequela di Gesù vulnerabilità e mortalità. In tale ottica la propria vulnerabilità non viene rimossa, ma aperta alla solidarietà universale della vita vulnerabile e mortale. In Matteo, 19, 12 Gesù dice che alcuni uomini si sono fatti eunuchi nel nome del Regno di Dio. In questo passaggio non si tratta di una soppressione del desiderio sessuale, ma piuttosto viene evocato attraverso lo stato di eunuco un “terzo sesso” accanto a uomo e donna. L’eunuco era un emarginato sociale, fisicamente menomato e addirittura privo di appartenenza di genere, il che significava che persino nei rari casi di ascesa sociale veniva disprezzato anche dai più piccoli. Al contrario nel Regno dei cieli, luogo della misericordia di Dio, vi è solidarietà con coloro i quali non possono acquisire alcuna sorta d’identità, nemmeno di genere. Questa compassione si estende fino al punto più intimo dell’esistenza. Ciò viene simbolicamente realizzato attraverso l’idea di uno stile celibatario di vita che conferisce all’identità sessuale una nuova dimensione (cfr. anche Marco, 12, 25), non certo cancellandola, ma mettendola completamente a servizio del Regno dei cieli.

Cosa significa tutto ciò per una questione di genere cristiana? L’uomo è creato nella differenza tra maschio e femmina e sebbene questa differenza — vale a dire la questione del significato di “maschio e femmina” — sia soggetta nel corso della storia a continui cambiamenti di contenuto, non può tuttavia essere facilmente annullata. Ma va anche sottolineato che nonostante la sua importanza fondamentale, l’identità sessuale non esprime l’identità ultima dell’uomo. Questa si trova piuttosto nella misericordia di Gesù, che supera ogni identità e trova il proprio posto nell’essere solidalmente con coloro che sono privi di ogni appartenenza.

La questione gender non dovrebbe dunque servire come campo di battaglia culturale per le identità. Anzi, potrebbe liberare lo sguardo per la verità profonda di quello stile di vita gesuano che Papa Francesco aiuta a riscoprire nella nostra epoca.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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