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Papa Francesco: “Le suore martiri nello Yemen uccise anche dall’indifferenza”

© VINCENZO PINTO / AFP
Papa no Angelus de 18 de agosto de 2013
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All’Angelus il Pontefice afferma che le quattro religiose assassinate in un attentato sono “martiri in cielo con Madre Teresa”. E benedice i corridoi umanitari per i profughi

«Dobbiamo rigettare ogni compromesso col male». All’Angelus il Papa benedice i corridoi umanitari per i profughi e sottolinea come le suore martiri nello Yemen siano state uccise anche dall’indifferenza. «Questi sono i martiri di oggi, e non sono copertine dei giornali, non sono notizie», dice a braccio ai fedeli che gremiscono piazza San Pietro. Sull’attentato in Yemen in cui sono state uccise quattro suore di Madre Teresa che assistevano anziani, insieme ad altre dodici persone, evidenzia: «Queste danno il loro sangue per la Chiesa, sono vittime dell’attacco di quelli che le hanno uccise e anche dell’indifferenza di questa globalizzazione dell’indifferenza, a cui non importa».

Francesco indica la Quaresima come “strada di conversione” e scandisce: «Nessun compromesso con il peccato», prendendo spunto dalla parabola del figlio prodigo «o meglio del padre misericordioso», precisa. Parole cariche di emozione e attualizzate alla luce dei drammi di oggi. Spiega il Pontefice: «Accanto al figlio minore che il Padre aspettava salendo ogni giorno sul terrazzo per vedere se tornava e al figlio maggiore che si sentiva giusto, un atteggiamento anche quello cattivo, che il Padre voleva perdonare andando incontro anche a lui». Quindi nella parabola del Figliol prodigo «si può intravedere anche un terzo figlio, nascosto! È quello che non ritenne un privilegio l’essere come il Padre, ma svuotò sé stesso, assumendo una condizione di servo».

E’ la catechesi della misericordia. «Questo Figlio-Servo è l’estensione delle braccia e del cuore del Padre- precisa papa Bergoglio- Lui ha accolto il prodigo e ha lavato i suoi piedi sporchi; Lui ha preparato il banchetto per la festa del perdono. Lui, Gesù, ci insegna ad essere misericordiosi come il Padre». Francesco descrive il comportamento che ha “Dio con noi» e cioè «ci lascia liberi, anche di sbagliare, perché creandoci ci ha fatto il grande dono della libertà, sta a noi farne un buon uso».

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