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La rinascita di una ragazza sorda e cieca grazie a suor Margherita

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E' uscito nelle sale il 3 marzo il film di Jean-Pierre Améris ambientato nel XIX secolo

Molti, anche grazie al film Anna dei miracoli di Arthur Penn (tratto dall’opera teatrale di William Gibson) conoscono la straordinaria vicenda della statunitense Helen Keller (1880-1968), sorda e cieca da quando aveva 19 mesi, che grazie all’aiuto della sua istitutrice imparò a interagire con il mondo, diventando poi scrittrice, insegnante e attivista per i diritti dei disabili (Ansa, 28 febbraio).

Una storia simile, negli stessi anni, accaduta in Francia a una quattordicenne sordo-cieca, viene raccontata con grande intensità e un tocco di leggerezza in Marie Heurtin – Dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris, con Ariana Rivoire (che nella vita è realmente sorda) e Isabelle Carré.

L’AIUTO DELLE SUORE

Nata nel 1885 sorda e cieca, la quattordicenne Marie Heurtin è incapace di comunicare. Il padre di Marie, un umile artigiano, disperato, si reca presso l’istituto di Larnay vicino Poitiers, affinché delle suore si prendano cura della ragazzina (Panoama, 6 gennaio).

“PICCOLO E SELVAGGIO ANIMALE”

Impaurita e turbolenta, Marie è intrattabile. Nonostante lo scetticismo della Madre Superiora, la giovane suor Margherita, prende questo “piccolo e selvaggio animale” sotto la sua ala e fa di tutto per condurla fuori dal buio e dal silenzio. Riuscirà, nonostante i fallimenti e i tentativi di scoraggiamento, armata della sua gioiosa fede e dell’amore per Marie.

LA LINGUA DEI SEGNI

Dopo molti mesi di battaglie e duro lavoro, suor Margherita riesce finalmente a fare un primo passo nell’insegnarle il linguaggio dei segni.

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