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Reggere la mano di mia figlia quando sta per lasciarci

Laura Kelly Fanucci, su gentile concessione

Laura Kelly Fanucci - pubblicato il 07/03/16

L’infermiera ha liberato Abby dal suo nido di cavi e tubi. Ho tolto la camicia da sopra la mia testa e ho sfilato il camice dalle spalle. Ho inclinato indietro il lettino, le file di punti delle due operazioni di sabato mandavano dolori lancinanti alla pancia. Hanno poggiato lentamente Abby sul mio petto, l’hanno coperta con delle coperte calde, e hanno lasciato la stanza.

E ogni singola goccia di tristezza ha lasciato il mio corpo.

Ho iniziato a sorridere, e a sorridere sempre più. Questa non è la reazione che ci si aspetterebbe da una donna sul cui petto le infermiere hanno poggiato la figlia neonata morente. Ma tutto è stato stravolto. Ero piena di pace. Ero riempita con la più profonda gioia mai provata Non riuscivo a comprendere perché il dolore e l’angoscia avessero preso possesso di ogni centimetro del mio corpo, prima di quell’istante. Era un mondo completamente diverso.

Abby ha respirato, e io ho respirato. Ha allungato le sue mani sul mio petto, raggiungendolo con le sue piccole dita. Ho messo la mano sulla sua schiena, sentendo i suoi polmoni e il suo cuore battere contro la mia mano. Ho chiuso gli occhi ed ero lì, seduta, che sorridevo. L’infermiera è entrata e scuotendo la testa ha detto “non posso credere che tu stia sorridendo”. Franco ha sussurrato nel mio orecchio: “Vorrei che tu potessi vedere il tuo aspetto, in questo momento. Sei così piena di gioia”.

Ha trasformato tutto.

Dopo un po’ ho provato a razionalizzare, dolcemente. Certo, forse era soltanto l’alta ossitocina post-intervento. Tutti gli ormoni dell’amore che mi hanno aiutata a legare con la piccola. Ho compreso la psicologia delle doglie e della nascita; sapevo che la scienza avrebbe potuto spiegarlo. Ma dopo 20, 30, 40 minuti di gioia continua, ho iniziato a chiedermi se non ci fosse una ragione più profonda. Perché non potevo provare un singolo sentimento di tristezza? Perché non potevo ricordare il motivo per cui piansi così tanto nel salutare Maggie, quando sapevamo che questa gioia perfetta la stava aspettando?

Non aveva senso.

Aprii gli occhi, continuando a sorridere. Franco era in pace, al mio fianco, il suo corpo rilassato, i suoi occhi non erano più ross. Vuoi darmi il cambio? Gli chiesi. Certo. Sorrise. Quindi, con l’aiuto di due infermiere, abbiamo delicatamente preso Abby dal mio petto, spostandolo sul suo. Ha chiuso gli occhi e ha sorriso; lei ha esteso le sue braccia per aggrapparsi a lui.

E proprio di fronte ai miei occhi, ho visto esattamente la stessa gioia fiorire sul suo volto.

Era lo stesso, identico, stato di beatitudine.

Abbiamo preso in braccio Abby per ore. Ci siamo dati il cambio. Abbiamo scattato delle fotografie. Quando aprivamo i nostri occhi per parlare, abbiamo avuto gli stessi dialoghi disorientati.

Non sono più triste. Questo non ha senso, il tuo aspetto è proprio ciò che io sto provando. Non ho mai avuto tanta gioia. Penso che così deve essere il cielo. Non pensavo che ci fosse qualcosa che desse questa sensazione.

E questa è la parte della storia che voglio che voi imprimiate bene nella vostra mente, così come quella piccola bambina ha impresso se stessa sul mio petto. Non sono mai stata così felice.

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amore di diobambinimortenati prematuri

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