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5 verità che un uomo cattolico sposato vuole far sapere sul matrimonio

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Emmanuel Frezzotti-cc

Catholic Link - pubblicato il 07/03/16

Ho letto di recente questo articolo sulla castità e il mio cuore è immediatamente entrato in empatia con l’autrice. Mi è piaciuto la sua volontà di rendersi vulnerabile a noi e ho anche apprezzato le sue parole, determinate e forti. Ma ciò che mi ha toccato di più è stato ciò che non ho mai visto spiegato adeguatamente a parole, e che lei è riuscita a esprimere così bene. Era un grido sostenuto, autentico e silenzioso di desiderio e astinenza, quel grido che è sprigionato dal nostro essere più profondo e che raggiunge ogni nostra fibra. Quel grido che dichiara “sono incompleta, e comunque nessuno mi riconosce in questa incompletezza!”

Ho 41 anni e sono sposato. Non riuscirò mai e poi mai a sapere cosa voglia dire essere una donna cattolica di 20 anni, specialmente se fatica a navigare nel mare tempestoso delle varie relazioni. Ma conosco il doloroso e profondo desiderio che si ha, l’ho avuto molte volte anche io. Voglio dire a lei e a chiunque sia in quella situazione, non importa l’età o il genere: io e te siamo sullo stesso sentiero. È come se la mia anima stesse viaggiando verso la tua solo per dirti questo.

Quindi permettimi di fare l’unica cosa che posso, cioè dirti cosa è stato questo sentiero per me, finora. Certo, ci sono molte altre persone su questo sentiero, ma ognuno con storie diverse dalla mia. Sono inciampate su pietre diverse o caduti in fosse differenti; potrebbero aver avuto esperienza più mozzafiato delle mie, oppure più deludenti. Ad ogni caso, spero che anche loro riescano a condividere le loro storie con te.

1. Il matrimonio peggiora, prima di migliorare

Il matrimonio non è un’infinita valle di lacrime, ma peggiora prima di poter migliorare. Sai perché? Beh, per colpa mia, ovvio! Avevo una percezione completamente idealizzata del matrimonio. Abbiamo avuto una cerimonia nuziale maestosa, co-celebrata da tre sacerdoti. Siamo andati in luna di miele a Roma, ricevendo persino la benedizione del Papa nella sua udienza settimanale. Desideravo un matrimonio casto e gioioso, volevo del sesso intimo e pieno di significato, volevo affermarmi come marito e padre cattolico, volevo, volevo!

Nel frattempo, mia moglie voleva una tazza di caffè, un abbraccio, una parola gentile. Avevo i paraocchi, e mi sono arrabbiato, ho pianto, ho chiesto al Buon Dio delle risposte, mi chiedevo perché il matrimonio con mia moglie non fosse ciò che mi aspettavo. Ora, dopo dodici anni piuttosto estenuanti, ho improvvisamente sentito Lui dirmi, con calma e insistenza: “Amala, semplicemente amala!”

Fino a quando ci concentriamo sui nostri interessi, per quanto nobili siano, non potremo avere pace. Saremo sballottati come sassi contro la riva. Ma avviene qualcosa di buono, in tutto questo: quel continuo sfregamento tra noi e le nostre spose, durante i lunghi anni del matrimonio, leviga i nostri bordi grezzi, permettendoci poi di stare comodamente insieme, sulla sabbia. Finalmente.

2. L’astinenza prematrimoniale non è una garanzia per un matrimonio felice

Vivere in modo casto prima del matrimonio è solo l’inizio, il primo passo, l’addestramento per ciò che verrà. È un’attitudine, una mentalità, la decisione di fare riscaldamento prima della partita vera e propria, quando vivere castamente diventa davvero dura.

Il problema è che equipariamo la castità – specialmente durante il fidanzamento – con l’astinenza sessuale.

Ma questo non è ciò che la castità vuol dire davvero:

La castità non è la stessa cosa del celibato; in realtà non è neanche, innanzitutto, un concetto sessuale. Qualcuno potrebbe essere casto senza essere nel celibato, così come qualcun altro potrebbe essere celibe ma non vivere nella castità…

Siamo casti quando ci poniamo con il mondo, con gli altri e con Dio stesso, in modo da permettere a che ci sta davanti di essere pienamente sé stesso. Senza cedere alla nostra impazienza, alla nostra mancanza di volontà o al nostro egoismo, violando di conseguenza la sua realtà e il suo naturale corso.

Porsi nei confronti dei nostri partner “in modo da permettere loro di essere davvero loro stessi” è una cosa dura, molto dura. Ci vogliono anni di comprensione per decodificare chi realmente siamo noi e chi realmente siamo nella relazione con loro. E non è niente di intangibile, non è una stravagante spiritualità. Questa è una realtà che si può toccare con mano. È fare spazio per i loro fastidi, le loro debolezze, i loro fallimenti quotidiani. Trovando, nello stesso tempo, il coraggio, la grazia e la bontà di cuore per ispirarle nel loro ruolo di spose, di madri, di cattoliche, di figlie di Dio. O figli di Dio.

Il requisito per questo tipo di castità è spesso compreso pienamente soltanto quando la coppia vive dentro la la quotidiana ‘fornace’ del matrimonio. E se questo tipo di castità non viene esposto al calore, martellato e quindi modellato durante il matrimonio, purtroppo non c’è astinenza prematrimoniale che possa garantire una gioia autentica.

3. Il giorno seguente al matrimonio non ha solo a che fare con il sesso

Qui alzo le mani. Mi aspettavo anni di meravigliosa e piena unione coniugale, a partire dal giorno del matrimonio. Durante la prima notte di nozze sono letteralmente corso nella stanza dell’albergo.

In realtà, sia per noi che per le molte coppie che conosciamo, le cose non stanno proprio così. Per quelle coppie cattoliche che rinunciano alla contraccezione e che non voglio ancora avere dei bambini, ci sono due momenti del mese in cui di certo non può esserci sesso: durante il ciclo femminile e durante il periodo di ovulazione, rispettivamente di 5-7 giorni e 3-5 giorni. E in teoria sono già due settimane al mese in cui non si può fare l’amore! Poi aggiungiamo la gravidanza, il parto, i bambini stessi, lo stress della vita famigliare e le tensioni lavorative e c’è da meravigliarsi che qualcosa di lontanamente erotico possa avere luogo nelle restanti settimane del mese.

Spesso è una grande tristezza per il partner quando, dopo aver sofferto per l’astinenza prematrimoniale, ora che si è sposati si soffre addirittura di più nei momenti in cui non è possibile essere in intimità fisica. E questo può accadere per molte ragioni tra cui malattie, disfunzioni fisiche o psicologiche o un raffreddamento della relazione. Comunque, spesso in questi momenti di difficoltà, quando il desiderio fisico è sublimato, emerge una vera comprensione dell’amore sacrificale.

D’altro lato, c’è una grande gioia nell’alimentare l’interazione fisica e l’intimità all’interno della coppia. È come se due artisti lavorino sulla stessa tela, applicando strati di colore su strati, trame su trame, facendo un disastro terribile qui e una meraviglia là, andando d’accordo e poi litigando, raschiando ciò che non va oppure aggiungendo qualche tocco di finezza. Il problema è che entrambi imparano il mestiere da zero, all’inizio c’è solo una tela e soltanto dopo alcuni anni che, girandosi e osservando indietro cosa è stato fino a quel momento, possono rendersi conto del capolavoro che stanno creando.

4. Ci sono così poche persone che ci dicono com’è davvero essere sposati

Penseresti che, dato il numero di persone sullo stesso cammino di castità e di matrimonio cattolico, ci siano molte indicazioni lungo il percorso. E invece no, a malapena puoi trovare delle orme nel fango. Avendo speso dodici anni provando a far funzionare le cose con me stesso, mi sento davvero frustrato! La preparazione nuziale era limitata, sia nel contenuto che nella durata, e dopo di essa non c’è nulla basato sugli insegnamenti parrocchiali che possa aiutare. Inoltre ogni programma interessante è estremamente costoso oppure fuori città. Ma non prendertela troppo con le coppie più anziane, molti di noi sono coinvolti nelle proprie turbolenze, lottando con energia per risolvere i problemi e per far sopravvivere il proprio matrimonio. Se alziamo lo sguardo a volte è solo per vedere quanti chilometri mancano alla meta.

5. Comunque, non ci sono solo cattive notizie!

Il matrimonio rende santi, questo è certo. E questo processo inizia durante l’attesa per il matrimonio. I benefici dell’esercitare resilienza e fermezza, ora che ne hai il tempo, sono enormi. È davvero una benedizione di cui molti ventenni, o giù di lì, non godono appieno. A chi sta vivendo una vita da single, con castità e nella speranza di sposarsi: sappi che il tuo futuro coniuge sarà davvero fortunato/a nel vedere la forza della tua femminilità o virilità.

Se potete percorrere quella strada insieme, come compagni di viaggio, mano nella mano, determinati a creare un cammino stabile verso la santità, le frustrazioni di vivere castamente prima del matrimonio diventeranno un lontano ricordo.

Buon viaggio!

Samuel Baker

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

Tags:
castitàmatrimonio
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