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5 verità che un uomo cattolico sposato vuole far sapere sul matrimonio

Emmanuel Frezzotti-cc
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Ho letto di recente questo articolo sulla castità e il mio cuore è immediatamente entrato in empatia con l’autrice. Mi è piaciuto la sua volontà di rendersi vulnerabile a noi e ho anche apprezzato le sue parole, determinate e forti. Ma ciò che mi ha toccato di più è stato ciò che non ho mai visto spiegato adeguatamente a parole, e che lei è riuscita a esprimere così bene. Era un grido sostenuto, autentico e silenzioso di desiderio e astinenza, quel grido che è sprigionato dal nostro essere più profondo e che raggiunge ogni nostra fibra. Quel grido che dichiara “sono incompleta, e comunque nessuno mi riconosce in questa incompletezza!”

Ho 41 anni e sono sposato. Non riuscirò mai e poi mai a sapere cosa voglia dire essere una donna cattolica di 20 anni, specialmente se fatica a navigare nel mare tempestoso delle varie relazioni. Ma conosco il doloroso e profondo desiderio che si ha, l’ho avuto molte volte anche io. Voglio dire a lei e a chiunque sia in quella situazione, non importa l’età o il genere: io e te siamo sullo stesso sentiero. È come se la mia anima stesse viaggiando verso la tua solo per dirti questo.

Quindi permettimi di fare l’unica cosa che posso, cioè dirti cosa è stato questo sentiero per me, finora. Certo, ci sono molte altre persone su questo sentiero, ma ognuno con storie diverse dalla mia. Sono inciampate su pietre diverse o caduti in fosse differenti; potrebbero aver avuto esperienza più mozzafiato delle mie, oppure più deludenti. Ad ogni caso, spero che anche loro riescano a condividere le loro storie con te.

1. Il matrimonio peggiora, prima di migliorare

Il matrimonio non è un’infinita valle di lacrime, ma peggiora prima di poter migliorare. Sai perché? Beh, per colpa mia, ovvio! Avevo una percezione completamente idealizzata del matrimonio. Abbiamo avuto una cerimonia nuziale maestosa, co-celebrata da tre sacerdoti. Siamo andati in luna di miele a Roma, ricevendo persino la benedizione del Papa nella sua udienza settimanale. Desideravo un matrimonio casto e gioioso, volevo del sesso intimo e pieno di significato, volevo affermarmi come marito e padre cattolico, volevo, volevo!

Nel frattempo, mia moglie voleva una tazza di caffè, un abbraccio, una parola gentile. Avevo i paraocchi, e mi sono arrabbiato, ho pianto, ho chiesto al Buon Dio delle risposte, mi chiedevo perché il matrimonio con mia moglie non fosse ciò che mi aspettavo. Ora, dopo dodici anni piuttosto estenuanti, ho improvvisamente sentito Lui dirmi, con calma e insistenza: “Amala, semplicemente amala!”

Fino a quando ci concentriamo sui nostri interessi, per quanto nobili siano, non potremo avere pace. Saremo sballottati come sassi contro la riva. Ma avviene qualcosa di buono, in tutto questo: quel continuo sfregamento tra noi e le nostre spose, durante i lunghi anni del matrimonio, leviga i nostri bordi grezzi, permettendoci poi di stare comodamente insieme, sulla sabbia. Finalmente.

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