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Cosa accade dopo la morte di Gesù?

© Anilah / Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 04/03/16

Dopo aver richiesto con violenza la sua morte, una volta passata la fittizia eccitazione del suo comportamento di fronte a Pilato, la folla aveva cominciato a rendersi conto della tragica conseguenza del grido «crocifiggilo». Vendendolo morire, capiva meglio che era innocente e si rammaricava delle proprie azioni. L’ostilità lascia il posto al pentimento. Nel cuore di quello folla da lui tanto amata, Gesù comincia a penetrare, grazie alla sua morte.

GLI AMICI CHE SI AVVICINANO ALLA CROCE

Vi è un contrasto tra la folla che se ne va e gli amici che restano sul posto. Essi hanno ripreso coraggio, il loro comportamento è diventato più fermo. Fermandosi accanto alla croce dopo la sua morte, lasciano apparire la costanza del loro affetto per Cristo. Basti pensare a Giuseppe di Arimatea. Come membro del Sinedrio non aveva osato esprimere la simpatia che provava per Gesù, né intervenire pubblicamente in suo favore nel corso del processo. Dopo la morte trova l’audacia che gli era mancata in precedenza e va da Pilato per chiedergli il corpo di Gesù. Così facendo prende apertamente posizione in favore di Cristo, si compromette. Il disastro della croce suscita un nuovo coraggio, diffide già, in maniera discreta, l’energia che galvanizzerà i discepoli nel momento della risurrezione.

LA LANCIA NEL COSTATO

Infine gli ebrei subito dopo che Gesù china il capo chiedono a Pilato di spezzargli le gambe per accelerarne la morte, poiché si avvicinava il “rispetto del sabato” che per loro coincideva con la festa di Pasqua. Ma è qui che si consuma l’ennesimo intervento divino: dopo il supplizio doloroso della Passione, a Gesù si riserva un gesto inatteso. Nessuna orribile mutilazione ma una colpo di lancia scagliato da un soldato nel costato, che verifica così la sua morte.

UN GESTO ISPIRATO DA DIO

Un gesto frutto dell’ispirazione del Padre che vuole dare al mondo un crocifisso con il petto aperto. Il colpo di lancia non è più una sofferenza per Gesù: l’amore che Cristo ha dato per gli uomini ora è inciso e fissato per sempre nel costato trafitto. Nel sangue e nell’acqua che colano c’è l’immagine della fecondità di quell’amore che il Cristo non ha voluto tenere per sé.

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