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Immettere artificialmente conoscenze nel cervello? Solo un’illusione!

Pixabay.com/Public Domain

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 03/03/16

L’esperto di neuroscienze Paolo Benanti: c’è un sapere esistenziale che non si può “caricare” con alcun dispositivo tecnologico nelle nostre menti

Chi non ha mai sognato di addormentarsi e svegliarsi carico di ogni tipo di conoscenza? Chi non ha mai sognato di imparare senza dover sudare sui libri, ma con un semplice sistema di “implementazione di capacità”, se così si può dire?

I ricercatori degli HRL Laboratories, con sede in California, dicono di aver trovato un modo per amplificare l’apprendimento tramite alimentazione del cervello (The Huffington Post, 2 marzo).

COMPETENZE IN TEMPI RECORD

Gli studiosi sostengono di aver sviluppato un simulatore che può alimentare le informazioni direttamente nel cervello di una persona e insegnare loro nuove competenze in un breve lasso di tempo. Essi credono che potrebbe essere il primo passo nello sviluppo di software avanzati, imitando per l’appunto quello che per il momento è solo fantasia dei registi.

Secondo gli studiosi la stimolazione cerebrale potrebbe alla fine servire anche per implementare attività come imparare a guidare, prepararsi all’esame e apprendere delle lingue.

INFORMAZIONE E CONOSCENZA

«Tutti gli studiosi – premette padre Paolo Benanti, docente di Teologia Morale e Bioetica alla Pontificia Università Gregoriana – concordano che i neuroni sono connessi come device che comunicano attraverso un segnale analogico e digitale. Quello che però non è assolutamente scontato è se quella comunicazione elettrica corrisponda alla conoscenza o all’informazione».

In questi ultimi due casi «bisogna per esempio distinguere il darsi del dato della trasmissione neuronale dal processo complesso che avviene nei percorsi paralleli che questi segnali percorrono nel cervello attraverso differenti catene di neuroni».

SAPERE ESISTENZIALE

La vita umana, prosegue Benanti, «non è fatta solo di informazione e conoscenza, ma anche di sapienza, conoscenza che ha un “sapere esistenziale”». Un esempio pratico: la spia dell’hard dask che si accende non è differente dal “segnale” che lancia il cervello per un mal di denti. Ma mentre un hard disk con una spia rossa ci dice a fine giornata che il computer ha lavorato molto; un mal di denti che per tutto il giorno si trascina è sintomo di aver trascorso una pessima giornata. «L’informazione acquisisce un senso nella vita personale, ha un “volto umano”».

“PIU’ DELLA SOMMA DELLE PARTI”

«L’analisi di HRL Laboratories, dunque, «è uno studio su quello che noi siamo, che purtroppo o per fortuna può prendere in considerazione questa qualità del nostro vivere, che è il vivere sapiente, il quale asserisce ad una dimensione del vivere che non si può etichettare nello schema riduttivistico scientifico». La visione tra una dimensione tecnica e una visione sapienzale, sottolinea l’esperto di neuroscienze, «è lo stacco secondo cui l’uomo è più’ della somma delle sue parti».

NO A “MIOPIE” SCIENTIFICHE

Benanti è molto netto nel rispondere ad alcuni quesiti ricorrenti.

Si aprono scenari tecnologici in cui si migliorano parti funzionali dell’uomo? Ok.

Si aprono scenari che sostituiscono l’umano della conoscenza? No.

Possiamo far finta che tutto ciò che c’è di umano è questa conoscenza che è informazione? No.

Possiamo essere così miopi da non considerare che l’umano è altro? No.

«Se siamo ostaggi di questa miopia non capiremo mai cosa sia l’uomo».

SAPIENZA E ANIMA

«Ciò che siamo è molto più complesso di quello che possiamo fare – conclude l’esperto -. Se anche caricassimo tutte le conoscenze del mondo nel cervello della persona non avremmo ancora dato alla persona la capacità per cui si possano giustificare domande come: perché vivo? Cosa sono chiamato a fare?».

Provando a correlare informazione e cervello, chiosa Benanti, «abbiamo dimenticato qualsiasi discorso su sapienza e anima».

Tags:
bioeticacervelloneuroscienze
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