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Perché prima della Comunione bisogna stare per un po’ senza mangiare nulla?

© Alessia GIULIANI / CPP / CIRIC
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Se ti avessero invitato a un grande banchetto, mangeresti prima di uscire di casa?

Il digiuno eucaristico non è, come ho sentito dire da qualcuno, astenersi dal fare la Comunione. C’è chi intende il digiuno eucaristico come non comunicarsi, non ricevere la Comunione. In realtà questo digiuno è il lasso di tempo che bisogna rispettare prima di ricevere la Comunione.

Una delle condizioni per ricevere la Comunione degnamente è osservare il digiuno eucaristico, visto come uno dei modi per prepararsi a un evento così importante nella vita del cristiano come ricevere Gesù Cristo, pane di vita.

Le caratteristiche di questo digiuno, con i suoi frutti conseguenti, sono le stesse del digiuno quaresimale. Ricordiamo che in quello quaresimale si invita alla purificazione del cuore mediante il digiuno e il silenzio.

Detto in altri termini, il digiuno eucaristico è come una sorta di mini-Quaresima, o Quaresima ridotta alla minima espressione.

Perché si collega la Quaresima al digiuno eucaristico? L’origine del senso spirituale del digiuno eucaristico si ritrova nella ragion d’essere del digiuno quaresimale.

Come la Quaresima, con il suo digiuno e le sue astinenze, ci prepara alla Pasqua, per comunicarci in modo fruttuoso nella Veglia Pasquale, così il digiuno eucaristico ci prepara a partecipare degnamente alla Messa, memoriale della morte e resurrezione del Signore.

Da dove deriva il digiuno eucaristico?

L’agape e l’Eucaristia erano uniti alcune ore prima della passione del Signore; ciò vuol dire che il Signore ha istituito l’Eucaristia nell’Ultima Cena, che non era altro che l’agape (pasto fraterno) della Pasqua ebraica. Di conseguenza, l’Eucaristia si è celebrata in un primo momento come continuazione e conclusione dell’agape.

In seguito si è ritenuto conveniente separare l’agape dall’Eucaristia interponendo un periodo di tempo, dando così luogo al digiuno eucaristico.

E si è fatto per tre motivi: per segnalare il passaggio dall’Antico Testamento al Nuovo Testamento, per concretizzare “esclusivamente” il mandato di Gesù di perpetuare il memoriale del suo sacrificio e come preparazione alla Comunione. È quello che troviamo già in un testo paolino.

San Paolo, nella sua prima Lettera ai Corinzi, tocca il tema della “Cena del Signore”, e parla, tra le altre cose, del fatto di non dover ricevere indegnamente il pane e il calice del Signore.

A questo proposito, profila il digiuno eucaristico quando aggiunge: “Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta” (1 Cor 11, 33-34).

Il digiuno eucaristico è quindi molto antico.

Un’altra traccia si può rinvenire in San Tommaso d’Aquino (XIII secolo), che nella Summa Theologica, citando anche Sant’Agostino (IV secolo), spiega le tre ragioni principali del digiuno eucaristico: il rispetto del sacramento, il significato per cui Cristo è il vero cibo e il fatto di evitare il pericolo del vomito quando si è mangiato troppo (Summa Theologica, III Parte, questione 80, art. 8).

In base a questa citazione, si sa che all’epoca di San Tommaso il digiuno eucaristico valeva dalla mezzanotte precedente, abitudine che si è mantenuta fino al pontificato di Pio XII, che nel 1953 ha ridotto il digiuno a tre ore. Il Concilio Vaticano II lo ha poi ridotto a un’ora.

È obbligatorio?

Questo digiuno va osservato “almeno” un’ora prima di comunicarsi (Can. 919), indifferentemente dal fatto che ci si comunichi dentro o fuori la Messa.

Con l’espressione “almeno un’ora prima” si sta dicendo che il digiuno eucaristico dev’essere il più lungo possibile, 60 minuti come minimo.

Il digiuno eucaristico è quindi una disposizione giuridica, e non una normativa opzionale o un semplice consiglio o una pratica pia. Il canone ha espressioni che indicano obbligatorietà. Va segnalato che il digiuno va effettuato prima di comunicarsi, non dopo.

È necessario osservare questa semplice norma, anche se può sembrare insignificante o senza senso; è importante essere obbedienti nel poco per esserlo nel molto (Lc 16, 10), e questo orientamento vale sia per i sacerdoti che per i fedeli.

L’unica eccezione è assumere acqua o medicinali; non è quindi lecito mangiare né bere alcun tipo di bevanda o masticare gomme in questo periodo di un’ora.

Secondo l’Istruzione Inmensae Caritatis (n. 3), il tempo del digiuno eucaristico, in casi estremi, si riduce a un quarto d’ora più o meno esclusivamente per:

1) I malati in ospedale o a casa, anche se non allettati.
2) I fedeli di età avanzata, che per la loro anzianità non escono di casa o sono in case di riposo.
3) Le persone che per lavoro devono assistere costantemente malati e anziani.
4) I familiari che accudiscono malati e anziani quando non possono rispettare il digiuno di un’ora.

Il digiuno eucaristico è quindi importante, ma perché? La Chiesa ci offre la risposta: “Per prepararsi in modo conveniente a ricevere questo sacramento, i fedeli osserveranno il digiuno prescritto nella loro Chiesa. L’atteggiamento del corpo (gesti, abiti) esprimerà il rispetto, la solennità, la gioia di questo momento in cui Cristo diventa nostro ospite” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1387).

La Chiesa, quindi, chiede che non ci si comunichi senza rispettare questa condizione, che non è l’unica al momento di comunicarsi.

Con questo, la Chiesa vuole vegliare sulla massima venerazione e sul sommo rispetto nei confronti del pane disceso dal cielo, verso un sacramento così eccelso perché è Cristo stesso che riceviamo.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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