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In memoria di Miriam Woldu: il papa piange un “membro della sua famiglia”

AFP / OSSERVATORE ROMANO

Pope Francis pays his respects in front of the coffin of his late secretary Miriam Wuolou at the Vatican on February 27, 2016. Miriam Wuolou, 34, was seven months pregnant, and had worked at Pope Francis’ home and a priests’ guest house called Santa Marta for four years. Ms Wuolou had a serious kind of diabetes, and doctors had warned her that her pregnancy was at risk. / AFP / OSSERVATORE ROMANO / - / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

Robert Moynihan - pubblicato il 02/03/16

“Il peso del mondo non è fatto per le nostre spalle, Robert”, mi diceva

C’è una certa tristezza nelle cose, in questo mondo in cui tutto passa.

E così scrivo questo “in memoriam” – in ricordo di qualcuno.

In memoria di una ragazza di nome Miriam.

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Una donna dalla bellezza e dalla grazia straordinarie, che riempiva lo spazio intorno a lei con una luce speciale.

Era una delle varie receptionist della Casa Santa Marta, la residenza vaticana in cui papa Francesco vive dalla sua elezione tre anni fa. Lavorava lì da vari anni prima dell’arrivo del pontefice.

Per questo Miriam è stata descritta dalla stampa come la “receptionist del papa”. Lo salutava ogni giorno, e dopo cena, quando lei era alla scrivania, Francesco la salutava e le augurava la buona notte prima di ritirarsi nella sua stanza. In questo senso, faceva parte della “famiglia del papa”.

Per gli ospiti della Santa Sede che risiedono nella Casa Santa Marta per un giorno, tre o cinque, Miriam era una luce inesauribile, una risorsa a portata di mano, un’amica fidata.

Di origini eritree – i suoi genitori erano immigrati –, aveva vissuto sempre in Italia ed era italiana. Il suo italiano era perfetto, ma parlava anche benissimo l’inglese.

La grazia di Miriam faceva colpo anche su papa Francesco.

Di tutte le receptionist della Casa Santa Marta, era quella più solare. Francesco le faceva un cenno e le sorrideva ogni giorno quando lei era di turno. La chiamava “la regina della casa”. Amava il suo fare amichevole e il suo sorriso.

Anch’io conoscevo Miriam. Per me era una buona amica. Spesso mi esortava a non essere “così serio”, e a non preoccuparmi tanto delle cose. “Il peso del mondo non è fatto per le nostre spalle, Robert”, mi diceva.

Era una persona onesta. Riusciva ad essere categorica nei suoi giudizi, discernendo il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, con un’accuratezza estrema.

Per molti anni ha vissuto con i genitori. Qualche tempo fa si era fidanzata. Diceva di essere “felicissima” all’idea di sposarsi e di avere una famiglia propria.

Si è sposata con rito cattolico, e un monsignore vaticano ha officiato le nozze.

Poco dopo è rimasta incinta, ed era al colmo della felicità. Ma poi ha perso il bambino nei primi mesi di gravidanza, ed era molto triste.

In seguito, per varie ragioni che devono rimanere nella privacy della loro intimità, lei e il marito si sono separati.

Ha iniziato a vivere da sola in un appartamento non lontano dal Vaticano.

La sua storia richiama quella di tante persone nel nostro mondo. Aveva la sua dose di solitudine, di lotta solitaria per lavorare, pagare l’affitto, fare la spesa, cucinare, vivere la vita giorno dopo giorno.

Lavorava ancora alla Casa Santa Marta a dicembre, quando l’ho vista, ma poi a gennaio ha iniziato a chiedere dei giorni di malattia, e all’inizio di febbraio è stata assente per vari giorni di fila.

È stato circa tre settimane fa.

Verso il 10 febbraio – il giorno e l’ora esatta della morte non si conoscono – ha lasciato questo mondo.

Per vari giorni è rimasta completamente vestita ma senza vita nel letto del suo appartamento.

Era sola. La porta, hanno stabilito in seguito le forze dell’ordine, era chiusa dall’interno. Non c’erano segni di effrazione, o di un intruso che possa averle fatto del male.

Quando il fratello Simon ha provato più volte a raggiungerla telefonicamente senza successo, ha capito che non rispondeva da troppo tempo. Ha contattato le autorità, che si sono recate nell’appartamento, hanno trovato la porta chiusa e l’hanno forzata, trovando Miriam morta già da vari giorni.

Un’indagine completa sulla sua morte ha stabilito che è morta per coma indotto dal diabete, dal quale non si è risvegliata.

Si è anche scoperto un dettaglio ancora più doloroso in questa triste storia: era incinta di sette mesi di una bambina, che è morta nel suo grembo. Sono state sepolte insieme.

La Messa funebre si è svolta sabato 27 febbraio nella chiesa di Santo Stefano, la chiesa dei pellegrini etiopi all’interno della Città del Vaticano, dietro alla basilica di San Pietro, all’inizio dei pacifici Giardini Vaticani.

Papa Francesco ha trascorso 20 minuti in preghiera solitaria accanto alla sua bara, mostrando chiaramente il suo profondo dolore per la morte di Miriam.

Ironicamente, nel momento in cui la notizia della morte di Miriam stava diventando pubblica, il 22 febbraio, papa Francesco stava pronunciando un’omelia per i membri della Curia Romana, in occasione della Messa per l’Anno Giubilare della Misericordia per la Curia.

Che anche nei nostri ambienti di lavoro possiamo sentire, coltivare e praticare un forte senso pastorale, anzitutto verso le persone che incontriamo tutti i giorni. Che nessuno si senta trascurato o maltrattato, ma ognuno possa sperimentare, prima di tutto qui, la cura premurosa del Buon Pastore”, ha detto.

La luce di Miriam è ora estinta in questo mondo. Ci ha lasciati senza dirci addio.

E quindi vorremmo dire a Miriam grazie per la bontà e la luce che ha effuso durante la sua breve vita.

Possa la tua anima trovare pace nel Signore. Possa la luce perpetua splendere su di te, nei secoli dei secoli. Amen.

——-

Il dottor Robert Moynihan è fondatore e direttore della rivista Inside the Vatican.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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