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Il dovere e la bellezza della diversità: alla riscoperta della vocazione femminile

Pixabay.com/Public Domain/ © benscherjon

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 02/03/16


Ciò che rende infelice e insoddisfatta oggi la donna è legato ad una menzogna, quella del cercare se stessa ad ogni costo: la bugia che concentrarsi su se stesse, essere e vivere per il proprio piacere personale sia lo strumento essenziale per raggiungere la felicità. Perché la donna più dell’uomo è fatta per l’altro, e se rincorre unicamente i propri desideri, affidandosi ai suoi umori e capricci, rischia di diventare una persona infelice, debole e vuota.

A proposito di debolezza, nella seconda lettera che si intitola “Essere figlie ovvero Lo sguardo del Padre” la scrittrice affronta l’atteggiamento della donna di fronte all’uomo, e mostra come questo sia condizionato dagli occhi con cui nell’infanzia si è state guardate dal padre, se con distacco e freddezza o attenzione e cura.

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Pixabay.com/Public Domain/ © Pezibear

Alla figura del padre Papa Francesco ha dedicato lo scorso anno due catechesi, una il 28 gennaio e l’altra il 4 febbraio, durante le udienze generali del mercoledì, di cui riportiamo alcuni passi.

«(…) Oggi, tuttavia, si è arrivati ad affermare che la nostra sarebbe una “società senza padri”. (…) in particolare nella cultura occidentale, la figura del padre sarebbe simbolicamente assente, svanita, rimossa. In un primo momento, la cosa è stata percepita come una liberazione: liberazione dal padre-padrone (…) però come spesso avviene, si passa da un estremo all’altro. Il problema dei nostri giorni non sembra essere più tanto la presenza invadente dei padri, quanto piuttosto la loro assenza, la loro latitanza. (…)l’assenza della figura paterna nella vita dei piccoli e dei giovani produce lacune e ferite che possono essere anche molto gravi. E in effetti le devianze dei bambini e degli adolescenti si possono in buona parte ricondurre a questa mancanza, alla carenza di esempi e di guide autorevoli nella loro vita di ogni giorno, alla carenza di vicinanza, alla carenza di amore da parte dei padri. È più profondo di quel che pensiamo il senso di orfanezza che vivono tanti giovani».

Muovendosi simbolicamente sulla traccia di questa riflessione, Costanza Miriano si rivolge alle proprie figlie per sottolineare l’importanza della figura paterna.

«(…) tante donne che conosco, non tutte hanno avuto la vostra fortuna: lo sguardo esclusivo del babbo su di voi (…) l’attenzione ai dettagli, una custodia concreta e stabile e certa. Se io sono la finestra della nostra casa, io che inviterei a cena anche i passanti (…) il babbo invece della casa è il muro, e senza i muri non ci sono case. Guardo voi e lui e penso che, avendo ricevuto e goduto di tanta paternità, sarete capaci di evitare il rischio della dipendenza, di atteggiarvi a bambine anche quando sarete grandi, che poi è il modo più rapido per ottenere attenzione da un uomo».

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Pixabay.com/Public Domain/ © Iangll

La donna “bambina” rischia di ridurre il rapporto con l’uomo a un gioco di seduzioni, finzioni o sfide. Questo è un comportamento abbastanza diffuso fra le donne di oggi che invece di confrontarsi in modo maturo con l’altro sesso, o tentano di conquistarlo con la seduzione, evidenziando così un bisogno di dipendenza, o di ridicolizzarne la virilità attraverso la competizione alla pari, per mostrarsi completamente indipendenti e autosufficienti.

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