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Comunione per divorziati risposati: un esempio di come la pensa il Papa

Pope Francis Meets Fiances on Valentine’s Day

© Franco Origlia/Getty Images

Diane Montagna - Aleteia - pubblicato il 02/03/16

Come affronterà papa Francesco la questione cruciale e controversa della Comunione ai cattolici divorziati e risposati nella sua esortazione apostolica post-sinodale sulla famiglia?

Una possibilità potrebbe essere affermare la via dell’integrazione che ha lodato durante il suo recente viaggio in Messico.

Nell’incontro con le famiglie a Tuxtla Gutiérrez del 15 febbraio, il pontefice ha ascoltato le testimonianze di quattro famiglie “ferite” in vari modi.

Una era quella composta da Humberto e Claudia Gómez, una coppia che si è sposata civilmente 16 anni fa. Humberto non era mai stato sposato, mentre Claudia era divorziata con tre figli. La coppia ha un figlio, che oggi ha 11 anni e fa il chierichetto.

La coppia ha descritto al papa il suo “viaggio di ritorno” alla Chiesa: “Il nostro rapporto si basava sull’amore e sulla comprensione, ma eravamo lontani dalla Chiesa”, ha detto Humberto. Poi, tre anni fa, “il Signore ha parlato” loro, e si sono uniti a un gruppo per divorziati risposati.

“Ha cambiato la nostra vita”, ha affermato Humberto. “Ci siamo avvicinati alla Chiesa e abbiamo ricevuto amore e misericordia dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle del gruppo, e dai nostri sacerdoti. Dopo aver ricevuto l’abbraccio e l’amore di Nostro Signore, sentivamo il cuore che ci ardeva”.

Humberto ha quindi detto al papa, che annuiva mentre ascoltava, che lui e Claudia non possono ricevere l’Eucaristia, ma che possono “entrare in comunione” aiutando i malati e i bisognosi. “È per questo che siamo volontari negli ospedali. Visitiamo i malati”, ha detto Humberto. “Andando da loro, abbiamo visto la necessità di cibo, abiti e coperte che avevano le loro famiglie”, ha aggiunto.

Humberto e Claudia condividono cibo e abbigliamento da due anni, e ora Claudia aiuta come volontaria nella nursery di una prigione. Aiutano anche i tossicodipendenti in prigione “accompagnandoli e fornendo prodotti per l’igiene personale”.

“Il Signore è grande”, ha concluso Humberto, “e ci permette di servire i bisognosi. Noi abbiamo detto semplicemente ‘sì’, e lui si è incaricato di mostrarci la via. Siamo benedetti perché abbiamo un matrimonio e una famiglia in cui Dio è al centro. Papa Francesco, grazie di cuore per il suo amore”.

Il papa ha lodato davanti a tutti i presenti l’impegno di Humberto e Claudia nel condividere l’amore di Dio “sperimentato nel servizio e nell’assistenza agli altri”. “E voi vi siete fatti coraggio”, ha detto poi parlando direttamente a loro; “e voi pregate, voi state con Gesù, voi siete inseriti nella vita della Chiesa. Avete usato una bella espressione: ‘Noi facciamo comunione con il fratello debole, il malato, il bisognoso, il carcerato’. Grazie, grazie!”.

L’esempio di questa coppia ha colpito talmente il papa che si è riferito ancora a loro durante la conferenza stampa che ha concesso durante il volo di ritorno dal Messico a Roma.

Riferendosi a Humberto e Claudia, ha detto ai giornalisti che “la parola-chiave che ha usato il Sinodo – e io la riprenderò – è ‘integrare’ nella vita della Chiesa le famiglie ferite, le famiglie di risposati, e tutto questo”.

Quando un giornalista gli ha chiesto se questo significava che ai cattolici divorziati e risposati civilmente sarà permesso di ricevere la Comunione, papa Francesco ha risposto: “Questa è una cosa… è il punto di arrivo. Integrare nella Chiesa non significa ‘fare la Comunione’; perché io conosco cattolici risposati che vanno in chiesa una volta l’anno, due volte: ‘Ma, io voglio fare la Comunione!’, come se la comunione fosse un’onorificenza. È un lavoro di integrazione…”

Ha poi aggiunto che “tutte le porte sono aperte”, “ma non si può dire: da ora in poi ‘possono fare la Comunione’. Questo sarebbe una ferita anche ai coniugi, alla coppia, perché non farà compiere loro quella strada di integrazione. E questi due erano felici! E hanno usato un’espressione molto bella: ‘Noi non facciamo la Comunione eucaristica, ma facciamo comunione nella visita all’ospedale, in questo servizio, in quello…’ La loro integrazione è rimasta lì. Se c’è qualcosa di più, il Signore lo dirà a loro, ma… è un cammino, è una strada…”.

L’esempio di Humberto e Claudia è stato considerato un esempio supremo di integrazione e partecipazione alla Chiesa senza garantire l’accesso alla Comunione eucaristica. Se la risposta di papa Francesco durante l’incontro con le famiglie in Messico e la conferenza stampa sul volo di ritorno sono un riflesso accurato del suo pensiero, è probabile che non identificherà la Comunione eucaristica come la partecipazione più piena alla vita della Chiesa che i padri sinodali volevano per i divorziati risposati.

Se il papa non dovesse scegliere questa via particolare, potrebbe permettere dei passi nell’esortazione apostolica post-sinodale che suonerebbero ambigui e si presterebbero a letture diverse, ma è probabile che il papa si atterrà all’insegnamento della Chiesa (cfr. Familiaris Consortio, n. 84). Sempre tenendo a mente le parole di lode spese per la coppia messicana e il fatto che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha rivisto il documento (a quanto pare con 40 pagine di correzioni) e ha sottoposto varie bozze da gennaio, stando ad alcune fonti vaticane.

Gli osservatori credono che il documento verrà firmato il 19 marzo, solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria e terzo anniversario della Messa di inaugurazione di papa Francesco.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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