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Ostie e vino per la comunione venduti al supermercato. Si può fare?

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 29/02/16

2. Durante il tragitto dalla chiesa alla casa dell’infermo e poi nel ritorno (qualora avesse ancora con sé il Sacramento) il ministro non si dedicherà al altre attività, né sosterà a conversare con persone, ma, dato il saluto di cortesia a quelli che incontra, si recherà sollecito dagli infermi.

3. Nella casa dell’infermo il Sacramento sarà deposto in luogo distinto, su una mensa rivestita dalla tovaglia bianca, con sopra la croce, i due ceri e l’acqua per l’abluzione. Il luogo, così allestito, in qualche modo rimanda all’altare sul quale la santissima Eucarestia è stata celebrata e dalla cui mensa è stata ricevuta.

4. Il rito è quello stabilito dalla Chiesa nel rituale (Rito della Comunione eucaristica fuori della Messa e culto eucaristico). Altri pii esercizi possono preparare o prolungare il rito, ma non sostituirlo o alterarlo: la Comunione extra Missam è infatti un atto della Chiesa a cui il ministro deve servire con docile obbedienza e competenza.

5. Non è lecito conservare il santissimo Sacramento in casa: né in previsione della comunione ai malati, né dopo di essa per una presunta impossibilità di riportarlo in chiesa, né per devozione personale.

LA COMUNIONE SPIRITUALE

1. Si distingue tra comunione sacramentale (sacramentaliter) e comunione spirituale (spiritualiter). L’una e l’altra, se compiute nel modo dovuto, sortiscono i medesimi effetti spirituali.

2. Si riceve la comunione sacramentale quando fisicamente si riceve il santissimo Sacramento.

Si fa una vera comunione spirituale quando, per impossibilità fisica o morale, non si può ricevere il Sacramento, esprimendo tuttavia la ferma intenzione di riceverlo appena rimossi gli ostacoli.

3. Non c’è comunione sacramentale fruttuosa senza essere accompagnata da un’autentica comunione spirituale, mentre vi può essere una vera e fruttuosa comunione spirituale anche senza la comunione sacramentale.

4. I fedeli devono essere istruiti sulla comunione spirituale per due motivi:

– perché la comunione sacramentale sia degna (senza peccato grave) e intensamente fruttuosa in ordine alla santità;

– perché sappiano come attingere alla grazia eucaristica anche nelle circostanze nelle quali non possono fare la comunione sacramentale.

REGOLA GENERALE

Infine, evidenzia il liturgista, è necessario attenersi rigorosamente a questi principi:

1. Nel trattare la santissima Eucaristia bisogna assicurare sempre il culto di adorazione verso il santissimo Sacramento, quale Presenza vera, reale e sostanziale del Corpo di Cristo: nessuna ragione e nessuna circostanza possono mai dispensare i ministri e i fedeli dal ledere in qualsiasi modo il senso sacro della Presenza reale.

2. Inoltre è necessario aver la massima cura affinché la recezione del santissimo Sacramento sia fruttuosa in ordine alla grazia per ogni comunicando.

3.Adorazione e fruttuosità sono dunque i due termini necessari di verifica per valutare la validità di ogni uso invalso nel dare e ricevere la santa Comunione. Tutto ciò che dovesse in qualche modo offendere o ridurre l’adorazione verso il Sacramento o impedire la recezione fruttuosa in ordine alla grazia nei fedeli deve essere decisamente corretto o del tutto evitato.

4. Non è quindi lecito urgere la Comunione a tutti i costi, a chiunque, in qualsiasi momento, modo, luogo e circostanza, senza discernimento, ma è necessario che la Comunione sia amministrata in un contesto di adorazione davanti al mistero ineffabile e in un clima di devozione che favorisca i frutti di santità nel cuore dei fedeli. La prima è profanazione e motivo di condanna (1 Cor 11, 28), la seconda è glorificazione e anticipo di vita eterna.

Già Agostino aveva detto: “…nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit; […] peccemus non adorando – Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; […] peccheremmo se non la adorassimo” (cfr Enarr. in Ps 98,9 CCL XXXIX

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comunioneliturgia
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