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“Il mio amore non è finito quando Elisa è morta”

www.costanzamiriano.com
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La testimonianza di Luca Marchi ad un anno dalla nascita in cielo di sua moglie Elisa Lardani, una mamma che ha “dato il suo corpo per amore”.

La storia di Elisa Lardani è divenuta di pubblico dominio l’anno scorso attraverso i numerosi articoli comparsi in rete, e in particolare grazie al blog di Costanza Miriano. Nelle foto si coglie immediatamente la sua bellezza esteriore, con i capelli scuri ad incorniciare il viso che si illumina in un sorriso contagioso. Elisa è una mamma che, a causa di una rara e gravissima complicanza del parto, ha perso la vita per dare alla luce Maddalena, la quarta figlia.

Quando ci si avvicina ad una storia come quella di Elisa si corre il rischio di idealizzarne la figura e, in qualche modo, snaturarne l’autentica bellezza interiore. A questo proposito Giovanni Donna d’Oldenico scrive: «(…) a parte la Madonna, non figurarti un’inesistente persona che non commette peccati: in questa vita nessuno raggiunge tale perfezione, ma a chiunque è dato di accedere al perdono. Molta ingenuità e un pizzico di malizia stanno dietro quell’idea di santità, raffigurata in tante immaginette stucchevoli, tutte rose e gigli, un sorriso verecondo, pallore e mani giunte».

Con un certo timore di risultare invadenti abbiamo raggiunto al telefono Luca Marchi, il marito, che ci ha parlato come fossimo vecchi amici – infatti ha tenuto a sottolineare che esiste un’amicizia vera che ci lega ed è quella in Cristo! – della sua sposa, del loro legame e di quello che la grazia di Dio ha donato al loro matrimonio.

Caro Luca, leggendo le testimonianze della vostra storia, viene da chiedersi: come’è possibile tanta bellezza? Come avete fatto? Qual è il segreto?

«Ci tengo a precisare che noi non siamo mai stati una famiglia perfetta, la nostra non è la famiglia del Mulino Bianco, ed è importante dirlo perché il rischio che si corre è quello di venire mitizzati, come accade parlando anche di Chiara Corbella, nostra carissima amica. Mia moglie non vorrebbe assolutamente che si parlasse di lei come se fosse una donna irraggiungibile».

E allora raccontaci: com’era Elisa?

«Elisa è stata sempre una persona di una semplicità sconvolgente, di una bellezza disarmante, ma con i piedi ben piantati a terra, e con una grande capacità di stare nel quotidiano, nella vita di ogni giorno. Questa qualità nasce probabilmente dai suoi studi, dalla sua professione di psicologa, dal suo essere semplicemente così com’era».

Mi racconti come è nata la vostra storia?

«Il nostro amore è un amore che è cresciuto: è cresciuto negli anni, è cresciuto nella nostra maturità, è cresciuto nell’essere sposi ogni giorno. Noi siamo stati fidanzati tre anni e mezzo, ci siamo conosciuti all’interno del Rinnovamento Carismatico e siamo cresciuti in seno alla Comunità Maria del Rinnovamento Carismatico Cattolico. Io sono entrato che ero giovanissimo, ho vissuto l’esperienza della comunità Maria che avevo 14 anni, dove tra l’altro è nata la mia amicizia con Enrico Petrillo, il marito di Chiara Corbella.

Elisa ed io ci siamo conosciuti a Parigi nel 1997 alla Giornata Mondiale della Gioventù. Per noi è stata una grande esperienza, anche se non ci siamo fidanzati a Parigi: eravamo entrambi impegnati in altre storie, però lì ci siamo guardati, ci siamo visti. La cosa bella è che noi chiacchieravamo sempre tanto, parlavamo della nostra vita, degli studi, io allora studiavo ancora a Roma e lei psicologia a Padova. La nostra storia è nata proprio in questa maniera semplice, conoscendoci: da una grande amicizia è nato il nostro legame d’amore, alla cui base è sempre rimasta l’amicizia. Perché io credo che la propria sposa debba essere anche la migliore amica, con cui parlare e confidarsi».

Oggi che Elisa non c’è più, come vivi la vostra storia?

«Il mio amore non è finito quando Elisa è morta, posso dirti che io amo ancora di più mia moglie oggi a distanza di un anno, e questa è la cosa più incredibile che non avrei mai immaginato.

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