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Una suora scrive al Papa: liberiamo il volto della Chiesa dalla sua schiavitù maschile

Jeffrey Bruno/Aleteia

Finesettimana.org - pubblicato il 25/02/16

Caro Francesco,

sono suor Rita Giaretta di Casa Rut, una suora Orsolina del S. Cuore di Maria da vent’anni in missione a Caserta dove, insieme alle mie consorelle, abbiamo dato vita a Casa Rut, una casa di accoglienza per donne, a volte minorenni, spesso incinte o con figli piccoli, per lo più vittime di quell’infamia che è “la tratta delle donne” e da circa 10 anni alla Cooperativa Sociale newHope – un laboratorio di sartoria etnica per la formazione e addestramento al lavoro – che, con nostra grande sorpresa e gioia, sta dando oggi lavoro e dignità a 7 socie lavoratrici, per lo più giovani mamme, di 5 nazionalità diverse. Davvero un miracolo!

Domenica, mentre ero in treno per ritornare a Caserta da Roma, dopo aver partecipato in diretta alla trasmissione di RAI1 “A sua immagine”, dove si è parlato delle “opere di misericordia”, o meglio dei “gesti” di misericordia da te tanto praticati e continuamente proposti a tutte/i noi, ero presa da pensieri, inquietudini e passioni, che sentivo provocati dalla forza della Parola e soprattutto dalla vita di Gesù, il mio amico e fratello, il mio tutto. E pensavo a te, caro papà Francesco (lo preferisco a papa), ai tuoi gesti, alle tue parole ma anche ai tuoi silenzi, al tuo coraggio, alla tua tenerezza d’amore, al tuo essere oggi per noi, trasparenza, cuore e cammino dell’amore di Dio manifestatosi in Gesù, che, per amore, si è fatto servo per noi.

Ma pensavo anche alle parole, non certo benevole, dette da qualcuno vicino a te il quale affermava «che presto questa ricreazione finirà». E mi son detta, ma quale “ricreazione”? Se tu, come Gesù, non ti stanchi di chiamarci continuamente a lavorare nella vigna del Signore, perché la messe è molta ma – anche oggi come 2000 anni fa – gli operai sono pochi? E allora nel mio cuore forte e vivo il desiderio, la gioia e la passione di essere con te, semplice contadina che zappa e fertilizza la vigna a cui il Signore oggi ci invia.

Anche altri pensieri attraversavano la mia mente e il mio cuore. Nella trasmissione affermavo che nella Sacra Scrittura di Dio si dice che ha viscere di misericordia o, per essere esatti con la traduzione, che Dio ha utero di misericordia. Si dice quindi che Dio è anche donna, che Dio è anche madre e pertanto non solo è Padre, ma Dio è Padre e Madre, come già aveva affermato papa Luciani. E allora perché il volto della chiesa ufficiale è espresso unicamente al maschile?

Caro papà Francesco, io non sono teologa, non ho fatto grandi studi, non frequento scuole accademiche, mi sento semplicemente una “salvata-amata”, che ha sentito l’inarrestabile bisogno di cingersi i fianchi con il grembiule del servizio, ma nella mia “ignoranza” e nella semplicità del cuore, sento di dire che questa unicità maschile, questa assenza di donne, oso dire questa disuguaglianza, tradisce il Vangelo di Gesù. Dio all’atto della creazione ha detto: non è bene che l’uomo sia solo e senza forzature sono certa che oggi direbbe: non è bene che la chiesa sia solo di maschi. In Gesù la chiesa non è più una proprietà esclusiva di alcuni, ma “casa” di tutti e per tutti. Con viva partecipazione penso con quanta convinzione umana e di fede l’amato padre Raffaele Nogaro, oggi vescovo emerito di Caserta, ha continuamente affermato, e tutt’oggi afferma, che sarà la donna a salvare il mondo.

Gesù è nato da donna, si è lasciato provocare e anche illuminare da loro, ha creato e coltivato legami significativi di amicizia, penso a Marta e Maria; Gesù ha valorizzato e rese protagoniste e missionarie le donne incontrate sul suo cammino, sono state loro, perché donne e madri, intimamente a contatto con il mistero generante della vita, a restare in piedi sotto la croce. E infine alla donna amica, Maria di Magdala, l’apostola degli apostoli, Gesù si è lasciato toccare da risorto, inviandola poi come annunciatrice del grande evento pasquale.

Quando questa realtà evangelica prenderà vita?

È da tempo che si dice che la chiesa deve respirare con i due polmoni, riferendosi alla chiesa orientale e occidentale, ma io credo, anche e soprattutto oggi, che la chiesa deve sapere e voler respirare con i due polmoni: maschile e femminile. Solo così il “fiato” dello Spirito che ne scaturisce sarà trasparenza dell’amore di Dio che è misericordia per tutte le sue creature. Caro papà Francesco, fra le tante “rivoluzioni” che sei chiamato a portare avanti credo che questa è una delle sfide più importanti e necessarie: liberare il volto della chiesa dalla sua schiavitù maschile.

Liberare la chiesa da quell’immagine che sa di autorità, privilegio, potere sacrale, dominio e restituirle il volto bello, luminoso e trasparente di Dio madre e padre; il volto divino- umano di Gesù che parla di vita, di compassione, di misericordia. È tempo di nuove risurrezioni e queste potranno avvenire solo e quando sull’altare quotidiano della vita, di relazioni liberate, di misericordia accolta e donata, apriamo la “porta” del cuore a Cristo, impaziente di farsi pane vivo per la fame di tutte e di tutti, felice di chinarsi a lavarci i piedi, senza far preferenze di persone, tanto meno di genere.

A quando questa rivoluzione?
Noi donne, con te Francesco, siamo pronte a metterci la faccia e a “svegliare il mondo”. Mi permetto un suggerimento: quando fai i tuoi viaggi missionari scegli, non per concessione ma perché è giusto e bello, anche delle donne per il tuo seguito. La forza delle immagini è importante nell’iniziare a far passare una nuova “immagine” di Chiesa.

Certa di essere accolta, sempre unita nella preghiera (come comunità abbiamo preso sul serio il tuo invito a pregare per te e lo facciamo ogni mattina alle lodi), un abbraccio filiale colmo di affetto e gratitudine.

Suor Rita Giaretta
unitamente alle sorelle Assunta e Nazarena
Caserta, 14 febbraio 2016, prima Domenica di Quaresima

[in “www.adista.it” del 20 febbraio 2016]

Tags:
donne nella chiesa
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