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Come fare l’esame di coscienza

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Alcuni hanno un approccio legalistico - che talvolta sfocia nell'ansia patologica - altri ne hanno svuotato ogni aspetto spirituale. Ecco come trovare un equilibrio in questa sana pratica

Cos’è la Bibbia se non una serie di incontri tra Dio e l’uomo? Direi che la nostra fede è fondamentalmente la memoria dell’attività di Dio. L’Esodo è zeppo di incontri straordinari! Il suo popolo eletto è ferito, e Dio interviene e salva la donzella (Israele) in difficoltà. Ecco cosa si legge in Esodo 15:

“Voglio cantare in onore del Signore… I carri del faraone e il suo esercito ha gettato nel mare… Guidasti con il tuo favore questo popolo che hai riscattato”.

Solo dopo aver provato in modo inequivocabile il suo amore misericordioso per il suo popolo, Dio gli rivela la legge che lo porterà a un rapporto più autentico con Lui. Ciò vuol dire che ogni esame di coscienza dovrebbe iniziare con un canto gioioso che richiama i grandi gesti dell’amore misericordioso di Dio nella nostra storia, siano essi avvenuti anni fa o stamattina a colazione.

È il momento di ristrutturare le fondamenta

Ne siamo consapevoli o meno, la nostra vita quotidiana è fortemente influenzata da ciò che ricordiamo. Facciamo un esempio: le cose a casa non vanno troppo bene, e mentre stiamo facendo qualche commissione riceviamo un messaggio che ci manda davvero in bestia. Furiosi, torniamo a casa, ma nel percorso ci troviamo imbottigliati nel traffico. Rimaniamo fermi per 25 minuti. “Proprio quello di cui avevo bisogno!”, diciamo.

In un momento di difficoltà o di sofferenza, è estremamente difficile riconoscere qualcosa di positivo, men che meno la presenza di Dio, ma nel prosieguo della giornata, mentre stiamo facendo il nostro esame di coscienza, capiamo di avere due possibilità: 1) possiamo rimanere attaccati a quella sensazione di frustrazione e impazienza per aver dovuto sopportare non una ma due prove oggi, o 2) possiamo chiederci se forse Dio ci stava accompagnando durante la giornata, e infatti l’ingorgo è stato un modo per darci il tempo di sbollire prima di fare più danni che altro a casa.

La presenza di Dio porta sempre vita. Scoprendolo, anche le situazioni che sembrano offrire solo oscurità e dolore iniziano ad assumere una nuova luce e un nuovo significato: sono in un certo senso trasfigurate e risorte dalla sua presenza.

Dobbiamo comunque diffidare del pensiero positivo semplicistico o dell’ottimismo forzato/falso. La questione non è “C’è qualcosa di positivo che posso trarre da questo?”, quanto piuttosto “Dio, come eri presente?” Dobbiamo aprirci al fatto che molte volte Dio è davvero presente e agisce nella nostra vita anche nelle circostanze peggiori. Queste ferite possono rimanere, ma quando vengono offerte con fiducia e obbedienza diventano ferite di gloria che manifestano la salvezza amorevole di Dio nella nostra vita.

Due pratiche fondamentali che ci insegnano e ci permettono di raggiungere questa “ristrutturazione” sono la meditazione delle Sacre Scritture e la partecipazione attiva alla liturgia.

Sacra Scrittura: la memoria cristiana

Avete mai sentito la spinta spontanea a saperne di più della vostra famiglia? Forse da qualche parte c’è un santo? O forse i vostri trisavoli erano emigrati eroici, o soldati coraggiosi, o anche fragili peccatori… Pochi cristiani hanno davvero fatto tesoro nel proprio cuore delle memorie del Popolo di Dio. La meditazione quotidiana delle Scritture è fondamentale! L’Antico Testamento ci insegna le vittorie e le sconfitte (più le sconfitte che le vittorie, in realtà) del Popolo di Israele e mostra come Dio non lo abbia mai abbandonato, come il suo amore misericordioso si sia chinato su di lui e lo abbia abbracciato sempre.

Anche il Nuovo Testamento è pieno di dettagli dell’amore misericordioso di Dio che diventa carne e muore perché l’uomo possa vivere in Lui. Ricordare questi incontri, riviverli ogni giorno sostituisce le nostre deboli basi (i ricordi senza Dio) con quelle cristiane (i ricordi pieni di Dio). Ciò non vuol dire che non avremo più ricordi dolorosi, ma che non viviamo più solo con questi, anche se a volte finiamo per avere ricordi atei, ricordando tempi e luoghi in cui abbiamo negato l’esistenza di Dio.

Liturgia: il luogo di incontro tra la memoria di Dio e la memoria dell’uomo

Come vedremo in modo più dettagliato, tutto questo è volto a imparare a ricordare come ricorda Dio, a imparare a guardare la Storia – e alla fin fine la nostra storia personale – con gli occhi di Dio. Le Sacre Scritture ci introducono in questa scuola, e nella liturgia la viviamo in modo molto speciale.

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