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Un papà spiega il Paradiso a suo figlio

Pixabay.com/Public Domain
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di Davide Perillo

Diciamo solitamente che il Paradiso è un piacere enorme, una felicità grandissima. Ma, in fondo, usiamo sempre una nostra misura. Per altre religioni (l’Islam, per esempio) il Paradiso è realmente così: fiumi di latte e miele, datteri, cibo, donne… Un’abbondanza straripante di cose che ci piacciono, che vorremmo avere sempre con noi e che qui non abbiamo.

Invece, è proprio un’altra cosa. Non tanto: tutto. E per sempre. Qual è la differenza? Ti ricordi quando hai visto per la prima volta il mare? Quando è capitato a me, prima di arrivarci pensavo: beh, sarà come un lago più grande. Due o tre laghi messi assieme. Poi sono arrivato in spiaggia, ho visto l’acqua. Ma ho visto anche che davanti non c’era un confine, altro che “un grande lago”: era proprio un’altra cosa. Lo so, è un esempio banale. Forse troppo.

Meglio partire da quello che dice la Chiesa: «Il “cielo” è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva. Quelli che muoiono nella grazia di Dio e non hanno bisogno di ulteriore purificazione sono riuniti attorno a Gesù e a Maria, agli angeli e ai santi. Formano così la Chiesa del cielo, dove essi vedono Dio a “faccia a faccia” (1 Cor, 13,12), vivono in comunione con la Santissima Trinità e intercedono per noi» (Compendio, 209).

Ecco il Paradiso è quello: vedere Dio “faccia a faccia”. Stare con lui. Per sempre. Domanda: ma che cosa vuol dire vedere Dio “faccia a faccia”? E dopo che l’ho visto? Vedi, che cosa significa “un’altra cosa” rispetto a quello che pensiamo noi? Noi abbiamo in mente certe immagini, spesso rese ancora più banali da un certo modo di raffigurarle: le nuvolette, le tuniche bianche, San Pietro con le chiavi. E un signore seduto più in alto di tutti, con la barba bianca e la faccia un po’ severa. Roba che ormai ci sembra buona solo per le barzellette o per gli spot televisivi. Beh, se si trattasse di stare per sempre a guardare in faccia un tipo così…

Invece, se Dio è colui che colma per sempre il tuo cuore, il tuo desiderio di felicità, di compimento, allora stare “faccia a faccia” con lui è una felicità assoluta, sempre. Come avere sete e bere sempre. Attento: non “aver la pancia sempre piena”. Ma bere sempre, cioè una soddisfazione continua, eterna. Perché quando hai sete la soddisfazione non è dopo, quando hai riempito la pancia di acqua, ma sta nel bere, no?

Insomma, immagina la felicità che hai provato nel momento più felice della tua vita. Immagina che quella felicità duri per sempre, proprio come desiderava il tuo cuore in quel momento. Stare “faccia a faccia” con Dio è molto di più di questo. Però, vedi, alla fine usiamo sempre delle immagini. Magari ci fanno intuire qualcosa, ma è davvero torppo poco. La cosa importante è che teniamo a mente questo: è proprio un’altra cosa, infinitamente più bella e buona del bello che riusciamo ad immaginarci.

Perché ha dentro l’eterno e l’infinito. Attento bene, però: c’è un luogo dove l’eterno e l’infinito sono già entrati nella storia. Abbiamo già iniziato ad “assaggiarli”, a sperimentarli. Possiamo già vivere qui un anticipo di paradiso. Come? Stando con Cristo, sperimentando il centuplo quaggiù di cui abbiamo già parlato.

 

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