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Sono figlia di un donatore di sperma. Mi manca mio padre

© Prylarer
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Stephanie Raeymaekers, belga di 37 anni, ha saputo la verità a 25. Ecco cosa ha rivelato a Mercatornet.com

“Mia madre voleva avere dei figli, e ci hanno provato disperatamente. Non riuscendo ad arrivare a nessuna gravidanza, i miei genitori si sono rivolti a un medico, il quale diagnosticato un’infertilità in mio padre, suggerendo la fecondazione in vitro. I miei due fratelli ed io siamo il prodotto della prima banca ufficiale dello sperma creata in Belgio.

Ho sempre provato una certa freddezza nei confronti di mio padre. In qualche modo, non eravamo collegati. Avevamo molto poco in comune. Modi diversi di essere, un senso dell’umorismo diverso…, anche se il mio amore per lui era incondizionato.

Abbiamo scoperto la verità quando avevamo 25 anni. È stata un’esperienza surreale. Quel giorno è cambiato tutto. Non sono stati i nostri genitori a dircelo, ma un nostro fratello. Una nostra zia l’aveva raccontato alla sua fidanzata.

La mia identità è caduta in frantumi. Mi sono resa conto che mi ero identificata tutta la vita con qualcuno al quale non ero legata a livello biologico. Era una verità fondamentale che mi riguardava e che mi era stata nascosta dalle due persone che amavo di più. Per me è stato troppo.

Tutto questo ha implicazioni per i figli, per i loro genitori e anche per i donatori. La maggior parte dei figli di donatori soffre in silenzio, perché nessuno li prende sul serio. I medici, ma anche i genitori, si rendono conto a malapena del fatto che c’è una terza parte coinvolta. Cancellare o ignorare il suo nome non sminuisce il fatto che i figli abbiano una necessità fondamentale di conoscere quella persona. A volte si dice che quel bambino è stato molto desiderato e molto amato. Se è così, perché si ignora intenzionalmente questa necessità?

La fecondazione artificiale nega ai bambini la possibilità di crescere e di avere un rapporto significativo con i loro genitori biologici. Si è sviluppata a causa del desiderio disperato di alcuni genitori di avere figli, e di un’industria che guadagna su questo. Si mente quando si dice alle coppie che l’amore è tutto ciò di cui ha bisogno un bambino. È terribile quando qualcuno fa soldi sfruttando la disperazione di altri.

La maternità surrogata è una cosa a cui hanno fatto ricorso molti personaggi famosi: Tyra Banks, Sarah Jessica Parker, Ricky Martin… È un altro modo per non voler accettare che c’è un limite nella ricerca della realizzazione dei propri desideri personali. Sono andata a una fiera della maternità surrogata in cui tutto era in vendita: sperma, ovuli, madri in affitto, selezione genetica… Bisogna solo firmare un contratto e dare un ordine di acquisto. È un business che riduce le vite umane a mero oggetto. È una cosa che dovrebbe essere proibita, e non solo regolata, perché si fanno affari sui bambini. Cosa verrà ora: vendere e comprare bambini su Internet? Non si può dire che sia un’ingiustizia nei confronti delle persone non fertili, single, lesbiche o gay, perché non si risolve un’ingiustizia creandone un’altra maggiore”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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