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Migranti, il grido del Papa: “Mai più morte e sfruttamento!”

Marko Vombergar/Aleteia

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 18/02/16

Francesco celebra la messa allo stadio di Ciudad Juarez, dopo aver pregato in silenzio davanti alla rete che segna il confine con gli Usa

Prima ha pregato in silenzio guardando, dall’alto di un’altana sormontata da una croce nera, la rete metallica che segna il confine tra Messico e Stati Uniti, con tanti che cercavano di vederlo dalla parte di El Paso, la faccia texana di Ciudad Juarez, dall’altra parte del Rio Grande. Poi ha celebrato messa nell’area fieristica, con l’altare che dista meno di 90 metri dal confine, davanti a 230 mila persone. La celebrazione viene seguita anche da cinquantamila persone riunite nello stadio «Sun Bowl» a El Paso. La visita in Messico di Papa Francesco si conclude in uno dei luoghi simbolo dell’emigrazione, davanti a quella barriera che tanti sognano di attraversare alla ricerca di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia.

La popolazione in Usa di origine messicana supera i 30 milioni (due milioni quelli di origine cubana). Le rimesse dei lavoratori messicani all’estero rappresentano il 3% circa del Pil.

Ricordando il racconto biblico di Giona, che aiutò il popolo a prendere coscienza del suo peccato trovando, dopo la sua chiamata uomini e donne capaci di pentirsi e capaci di piangere, il Papa – che ha usato il pastorale ricevuto in dono dai detenuti del carcere di Ciudad Juárez – nell’omelia dice: «Piangere per l’ingiustizia, piangere per il degrado, piangere per l’oppressione. Sono le lacrime che possono aprire la strada alla trasformazione; sono le lacrime che possono purificare lo sguardo e aiutare a vedere la spirale di peccato in cui molte volte si sta immersi. Sono le lacrime che riescono a sensibilizzare lo sguardo e l’atteggiamento indurito e specialmente addormentato davanti alla sofferenza degli altri. Sono le lacrime che possono generare una rottura capace di aprirci alla conversione».

«Questa parola – ha aggiunto – risuoni con forza oggi in mezzo a noi; questa parola è la voce che grida nel deserto e ci invita alla conversione. In questo anno della misericordia, voglio con voi, in questo luogo implorare la misericordia divina, voglio chiedere con voi il dono delle lacrime, il dono della conversione».

«Qui a Ciudad Juárez come in altre zone di frontiera – ha ricordato Francesco – si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare “dall’altra parte”. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti a estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano».

Una situazione che non può essere ignorata, che non si può far finta di non vedere. «Non possiamo negare – ha detto Bergoglio – la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali. Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta, al giorno d’oggi è un fenomeno globale».

Una crisi che siamo soliti a misurare in cifre, ma che «noi vogliamo misurare – ha proseguito Francesco – con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti dalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i più poveri. Non solo soffrono la povertà bensì soprattutto queste forme di violenza».

Un’ingiustizia che «si radicalizza nei giovani», spiega il Papa: «Loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall’inferno delle droghe. E che dire delle tante donne alle quali con la violenza è stata ingiustamente tolta la vita!».

«Chiediamo al nostro Dio – ha detto il Pontefice – il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto. Mai più morte e sfruttamento! C’è sempre tempo per cambiare, c’è sempre una via d’uscita e un’opportunità, c’è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre».

Il Papa ha invitato a guardare i segni postivi: «Scommettiamo sulla conversione, ci sono segni che diventano luce nel cammino e annuncio di salvezza. So del lavoro di tante organizzazioni della società civile in favore dei diritti dei migranti. So anche del lavoro impegnato di tante sorelle religiose, di religiosi e sacerdoti, di laici che si spendono nell’accompagnamento e nella difesa della vita. Danno aiuto in prima linea rischiando molte volte la propria. Con la loro vita sono profeti di misericordia, sono il cuore comprensivo e i piedi accompagnatori della Chiesa che apre le sue braccia e sostiene».

Il Pontefice ha poi voluto «approfittare di questo momento per salutare da qui tutti i nostri amati fratelli e sorelle che ci accompagnano simultaneamente “dall’altra parte” della frontiera, soprattutto quelli che si sono riuniti nello stadio dell’Università di El Paso, noto come il Sun Bowl, sotto la guida del loro vescovo, monsignor Mark Seitz. Grazie all’aiuto della tecnologia, possiamo cantare, pregare e celebrare insieme questo amore misericordioso che il Signore ci dona, e il quale nessuna frontiera potrà impedirci di condividere. Grazie, fratelli e sorelle di El Paso, per farci sentire una sola famiglia e una stessa comunità cristiana».

QUI L’ARTICOLO ORGINALE

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