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“L’arte di vivere” di Ravi Shankar

Ceeabraham / CC

Miguel Pastorino - pubblicato il 16/02/16

L’arte di vivere ha un grande appeal: fornisce gli effetti benefici della fede, dichiarandosi però “senza alcuna religione”. Si tratta di un prodotto che si integra suadentemente nel mercato e può essere proposto – senza particolari difficoltà – in un week-end di totale svago, relax e benessere, attraverso una serie di semplici tecniche di respirazione. Chi vi partecipa ne esce “felice”, illuminato e intenzionato a tornarci presto. Quelle che diffonde sono basilari e conosciute tecniche di respirazione orientale, brevettate però come se fossero di sua proprietà, e sponsorizzate come la grande meraviglia del secolo XXI.

Ravi Shankar offre anche, come fa la maggior parte delle nuove sette New Age, un benessere effimero, che alcuni suoi critici chiamano “sciroppo di yoga”. La parte peggiore è che molti, ipnotizzati dalla comparsa innocua dell’Arte di vivere, ignorano il vero contenuto religioso nascosto nel suo linguaggio vago. Ma, alla fine, instilla l’idea che la divinità è disciolta in un magma sincretico di sfumature indù.

Già noto come il “guru dei personaggi famosi” per avere tra i suoi seguaci personalità del calibro di Marcelo Tinelli, a Ravi Shankar non dispiace essere chiamato con il titolo di “Sri Sri”, appellativo con il quale si nomina una divinità. Né ha avuto problemi a presentarsi con un look a metà tra una pop star con gli occhiali scuri che scende da una limousine e un maestro di spiritualità orientale vestito in abiti tradizionali.

Mentre molti si accostano all’Arte del Vivere con la sola intenzione di fare semplici corsi di respirazione, yoga e diete di depurazione, quando sono portati ad avanzare nel cammino dell’iniziazione, finiscono poi per adorare questo personaggio come se fosse l’incarnazione del divino.

Un ricercatore argentino sostiene che l’Arte di vivere stia allo yoga come la “Chiesa universale del regno di Dio” stia al mondo evangelico. I suoi veri scopi sono nascosti, come spesso accade, da una catena di gruppi di beneficenza e di volontariato giovanile.

Negli Stati Uniti ci sono sempre più maestri dell’Arte di Vivere che si pentono, dichiarandola setta. Nel blog Beyond the Art of Living ex istruttori rivelano le esperienze del gruppo, che di certo non si differenziano in nulla a quelle degli ex membri di una qualsiasi setta distruttiva.

Secondo la testimonianza del giornalista e avvocato argentino Paul Duggan, che ha lavorato per la fondazione Arte di vivere, i suoi obiettivi sono a fine di lucro e tutti i profitti finiscono infatti nelle mani del leader e fondatore.

Non è una religione? Ma lui sostiene di essere Dio

La strategia di molti appartenenti a questo movimento New Age è dichiarare: “Questa non è religione”. Ma non è vero. Le testimonianze di coloro che hanno assistito a cerimonie con “maestri” raccontano di un vero e proprio rituale indù e le predicazioni di Ravi Shankar, visibili su YouTube, sono una catechesi dell’induismo. Vengono trattati temi religiosi quali la reincarnazione, il karma, e innumerevoli altre categorie di argomenti mistici e spirituali.

L’indottrinamento religioso è evidente, ma passa inosservato a coloro che credono ingenuamente che la spiritualità non abbia nulla a che fare con la religione. E basta guardare la devozione che hanno i suoi seguaci, al limite con l’adorazione, che sono in preda all’estasi nella sua presenza. Anche se non lo riconoscono esplicitamente lo vedono come un dio in terra, e parlano apertamente della sua “illuminazione”, del suo potere, della sua intelligenza superiore e affidano i propri problemi a lui (come a Dio). Le gigantografie con la sua faccia sorridente e le candele accese sono una chiara evidenza della venerazione di cui è oggetto.

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sette religioseyoga
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