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Il “nonno” Francesco e l’importanza dell’“affettoterapia”

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 15/02/16

La commovente visita del Papa all'ospedale pediatrico «Federico Gómez» di Città del Messico

Ha ricevuto abbracci, lettere, disegni, bigliettini con fiori di carta. Ha regalato autografi e soprattutto carezze e benedizioni ai piccoli ospiti dell’ospedale. L’incontro con i bambini ammalati all’ospedale pediatrico «Federico Gómez» di Città del Messico è il momento più commovente di questi primi due giorni di visita in Messico. È un ospedale pubblico con 212 posti letto che si occupa dei bambini più poveri: si occupa solo di malattie gravi, curando bambini che provengono da tutto il Paese ed era stato visitato da Giovanni Paolo II nella sua prima visita in Messico del gennaio 1979.

Accompagnato dalla «primera dama» Angelica Rivera, la moglie del Presidente Enrique Piña Nieto, Papa Francesco ha salutato uno a uno decine di bambini ammalati seduti accanto ai loro genitori. «Sappia che continueremo a pregare per lei», ha detto la «primera dama».

«Ringrazio Dio per l’opportunità che mi dona di poter venire a visitarvi, di incontrarmi con voi e le vostre famiglie» ha detto Bergoglio prendendo brevemente la parola. Francesco ha ricordato che «c’è un passo nel Vangelo che ci racconta la vita di Gesù quando era bambino. Era molto piccolo, come alcuni di voi. Un giorno i suoi genitori, Giuseppe e Maria, lo portarono al Tempio per presentarlo a Dio. E così si incontrano con un anziano chiamato Simeone, che quando lo vede, molto deciso e con molta gioia e gratitudine, lo prende in braccio e comincia a benedire Dio. Vedere il bambino Gesù provocò in lui due cose: un senso di gratitudine e il desiderio di benedire».

«Simeone – ha detto il Papa – è il “nonno” che ci insegna questi due atteggiamenti fondamentali: quello di ringraziare e quello di benedire. Io qui – e non solo per l’età – mi sento molto vicino a questi due insegnamenti di Simeone. Da un lato, attraversando quella porta e vedendo i vostri occhi, i vostri sorrisi, i vostri volti ha suscitato il desiderio di rendere grazie».

Francesco ha quindi ripetuto una serie di «grazie». «Grazie per l’affetto che avete nell’accogliermi; grazie perché vedo l’affetto con cui siete curati e accompagnati. Grazie per lo sforzo di tanti che stanno facendo del loro meglio perché possiate riprendervi presto. È così importante sentirsi curati e accompagnati, sentirsi amati e sapere che state cercando il modo migliore di curarci; per tutte queste persone dico: grazie».

Allo stesso tempo, ha continuato il Pontefice, «desidero benedirvi». «Voglio chiedere a Dio che vi benedica, accompagni voi e i vostri familiari, tutte le persone che lavorano in questa casa e fanno in modo che quei sorrisi continuino a crescere ogni giorno. A tutte le persone che non solo con medicinali bensì con la “affettoterapia” aiutano perché questo tempo sia vissuto con più gioia. È tanto importante l’affettoterapia, aiuta tanto!».

Bergoglio ha quindi chiesto ai piccoli ammalati se conoscono l’indio Juan Diego. «Quando lo zio del piccolo Juan era malato, lui era molto preoccupato e angustiato. In quel momento, appare la Vergine di Guadalupe e gli dice: “Non si turbi il tuo cuore e non ti inquieti cosa alcuna. Non ci sono qui io, che sono tua Madre?”».

«Abbiamo la nostra Madre – ha proseguito Francesco – chiediamole di offrirci al suo Figlio Gesù. Chiudiamo gli occhi e domandiamole quello che il nostro cuore oggi desidera, e poi diciamo insieme: Ave Maria… Che il Signore e la Vergine di Guadalupe vi accompagnino sempre. Tante grazie! E per favore non dimenticatevi di pregare per me».

Al termine del saluto, mentre bambini e genitori ripetevano «Ti vogliamo bene!», il Papa ha regalato all’ospedale un quadro che raffigura la maternità di Maria con il Bambino che l’abbraccia. Quindi in forma privata, senza telecamere, ha raggiunto il secondo piano dell’ospedale, visitando i degenti del reparto di emato-oncologia.

Prima di raggiungere il reparto, una ragazzina senza capelli a motivo delle cure chemioterapiche ha abbracciato il Papa e poi gli ha cantato l’Ave Maria di Schubert.

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