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Schiavi del XXI secolo: lavoro, sesso e gravidanze in affitto

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Miguel Cuartero Samperi - pubblicato il 11/02/16

Il mercato delle gravidanze: l’utero in affitto e i bambini “su ordinazione”

Il testo di Anna Pozzi dedica ampio spazio a un fenomeno in rapida crescita che ha acquistato in questi mesi particolare rilievo mediatico in Italia a causa della discussione sulle Unioni Civili e la Stepchild Adoption: quello della cosiddetta “gravidanza surrogata” o “gestazione per altri,  GPA” (pp. 98-112). Si tratta di eufemismi utilizzati dai mass media, dalla pubblicità e da esponenti del governo, per indicare la pratica dell’utero in affitto o – più semplicemente – l’acquisto di figli da parte di persone o coppie facoltose a donne disposte a prestare il proprio ventre per soddisfare bisogni e desideri altrui. La pratica dell’utero in affitto (vietata in Italia dalla legge 40) è una nuova forma di schiavitù che “non solo ferisce e umilia la dignità della donna, ma ne mette a rischio anche la salute fisica e psichica”, mentre il neonato viene “ridotto a cosa, a oggetto o peggio a merce”.

Il fenomeno del “mercato delle gravidanze” è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni “con annessi crescenti interessi economici” a causa del raffinamento delle tecniche di fecondazione assistita e del proliferare di cliniche e agenzie specializzate nel traffico di neonati (con tanto di tariffario sui costi dell’operazione). Si tratta di “business miliardario, spesso illegale”, un “mercato molto promettente” che in molti paesi – specialmente del Terzo Mondo – è consentito dalle normative statali accrescendo sempre di più il numero di vittime: “donne generalmente molto povere, costrette – con la forza, l’inganno o dalla necessità – a portare in grembo una nuova vita, commissionata e acquistata da qualcun altro” e bambini nati per essere strappati dalle braccia delle loro madri per venire consegnati a sconosciuti acquirenti privi di scrupoli. I bambini nati attraverso questo commercio sono oramai migliaia, ma la cifra è difficile da stimare “perché non tutto è alla luce del sole”.

Le vittime sono nella maggior parte donne indigenti, “reclutate nelle aree più povere del paese” da veri e propri “agenti” e molto spesso sono spinte dalla miseria, non istruite, analfabete, incapaci di difendersi, prive di piena consapevolezza sulle clausole contrattuali e sui rischi che si corrono. Oggi affittare un utero può costare dai 45mila ai 120mila euro, ma in molti paesi in via di sviluppo (come il Nepal, l’India, la Thailandia…) i prezzi scendono vertiginosamente attirando molti clienti in cerca di soluzioni più economiche. Solo in India, dove esistono 1200 centri specializzati, questo mercato produce ogni anno più di 1500 bambini, un traffico “che vale quasi 3 miliardi di dollari l’anno”. Qui il governo ha recentemente cercato di prendere dei provvedimenti per arginare un commercio che sfuggiva oramai ad ogni controllo. Il governo indiano ha infatti chiesto alla Corte Suprema di “vietare l’accesso alla maternità surrogata a coppie di stranieri” (ottobre 2015).

Diverse denunce sono arrivate da parte di organismi internazionali, così come dalle Chiese locali e dal Vaticano. I rapporti del Center for Social Research (2012 e 2014) “parlano esplicitamente di compravendita di esseri umani con devastanti ricadute psicologiche sia sulle madri sia sui bambini”. “La libertà della madre surrogata – afferma il Csr – è un’illusione”. Secondo il Pontificio Consiglio per i Laici: “L’aspetto economico permette di evidenziare il dato reale: una vera compravendita di esseri umani, la riduzione in schiavitù delle donne e la commercializzazione dei neonati”.

Le vittime della “gravidanza surrogata”: alcuni casi eclatanti

Di recente sono venuti alla luce alcuni episodi che hanno contribuito a squarciare “quel velo di omertà e ipocrisia” che avvolge questo fenomeno degli uteri in affitto, “ultima frontiera del traffico di esseri umani, della riduzione in schiavitù di moltissime donne in varie parti del mondo”. Alcuni scandali hanno richiamato l’attenzione su un fenomeno che spesso viene dipinto come uno scambio altruistico di favori ma che non è altro che commercio, scambio di merce, tra chi acquista e chi vende (spesso a caro prezzo, economico ed umano), come testimonia la storia di una bambina rapita ad otto anni e costretta, negli anni, a partorire 10 bambini per altre persone (p. 103).

Tra i casi più eclatanti citati nel libro c’è quello del giovane magnate giapponese Mitsutoki Shigeta (24 anni) che riuscì a commissionare 16 figli recandosi in Thailandia per 65 volte in due anni. Scoperto dalla polizia thailandese, indagato per traffico di esseri umani e sfruttamento di minori, il miliardario nipponico tornò in patria lasciando 12 dei suoi figli ai servizi sociali.

Sempre in Thailandia ha fatto scalpore “la storia di una coppia australiana che aveva rifiutato uno dei due gemelli nati dalla madre surrogata perché affetto da sindrome di Down”. Questi gravi episodi di abusi hanno costretto il governo di Bangkok a chiudere diverse cliniche specializzate per evitare abusi e traffici illeciti legati al business della maternità surrogata.

Un altro caso scandaloso citato dall’autrice è quello venuto alla ribalta in seguito al terribile terremoto avvenuto in Nepal nell’aprile del 2015. Subito dopo il disastroso sisma, 26 neonati e diverse donne indiane in cinte furono evacuati con priorità e portati a Tel-Aviv: si trattava di gravidanze commissionate da coppie omosessuali israeliane. In questo modo venne alla luce l’asse che lega Israele e Nepal e che da vita a quasi la metà dei bambini israeliani nati tramite questo traffico. Tutto ciò nonostante il governo di Katmandu proibisca alle nepalesi di affittare il proprio utero; i molti clienti israeliani, infatti, reclutavano giovani indiane portandole nelle cliniche nepalesi.

Recentemente, il 2 febbraio 2016, durante una conferenza stampa presso il Senato della Repubblica Italiana organizzata da Pro Vita Onlus, l’americana Elisa Anna Gomez, ha raccontato la sua esperienza: caduta nell’inganno della maternità surrogata, ha dato alla luce un bambino per una coppia omosessuale in cambio di 8mila euro. Una storia incredibile di dolore e di sofferenze di cui Elisa si pente amaramente: dopo un lungo e burrascoso percorso giuridico ora è costretta a pagare 600 dollari al mese alla coppia omosessuale per il mantenimento della (propria) figlia.

Gli appelli di Papa Francesco
Papa Francesco ha più volte denunciato la piaga del traffico di esseri umani definendolo un “reato di lesa umanità” che “minaccia la dignità delle persone”.

Nel dicembre del 2013, parlando ai nuovi ambasciatori, il Santo Padre ha mostrato la sua preoccupazione per questa nuova forma di schiavitù sempre più diffusa chiedendo “una presa di responsabilità comune” e una “più decisa volontà politica” per sconfiggere questa emergenza umanitaria. “La tratta delle persone – ha affermato il Pontefice – è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre che le singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale”.

Durante l’Angelus del 7 febbraio 2016, in occasione della Giornata di Preghiera contro la tratta di persone”, Francesco è tornato a parlare dei “nuovi schiavi di oggi” esortando a contribuire a “rompere le pesanti catene dello sfruttamento” per ridonare libertà e dignità alle persone. “Penso in particolare – ha detto il Pontefice – a tante donne e uomini, e a tanti bambini! Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine e questa intollerabile vergogna”.

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