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Schiavi del XXI secolo: lavoro, sesso e gravidanze in affitto

Toni-Blay-CC
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Un libro necessario: aprire gli occhi sull’orrore
“Mercanti di Schiavi: tratta e sfruttamento nel XXI secolo”, è questo il titolo del nuovo libro della giornalista Anna Pozzi pubblicato dalle edizioni San Paolo. Duecentoquindici pagine dolorose, ma estremamente necessarie per renderci conto che la nostra società – la società della tecnologia, delle comunicazioni e del benessere – porta dentro di sé un cancro che la corrode dall’interno: la presenza, silenziosa e dolorosa, di milioni di schiavi.

Sono veri e propri “racconti dell’orrore”, storie drammatiche “che è doloroso anche solo ascoltare”, storie di uomini e donne disperati, sequestrati, minacciati, maltrattati, torturati, umiliati, violentati fisicamente e psicologicamente, sfruttati spesso fino alla morte. Il tutto con la silenziosa complicità di autorità governative che troppo spesso fingono di non sapere, per paura o per implicazione diretta, evitando di intervenire con politiche e azioni concrete di contrasto del traffico e protezione delle vittime. Un libro che mette il dito nella piaga, drammatico, per certi versi atroce, che racconta storie reali, difficili da digerire, che calano pesanti come un macigno nello stomaco; ma un libro essenziale per aprire gli occhi su una terribile realtà che “spesso non riusciamo o non vogliamo vedere”.

Giornalista di “Mondo e Missione” Anna Pozzi affronta ancora questo argomento dopo la pubblicazione di altri due libri-inchiesta scritti con la suora missionaria Eugenia Bonetti: Schiave (San Paolo 2010) e Spezzare le catene (Rizzoli 2012); sempre assieme a suor Bonetti ha fondato nel 2012 l’associazione “Slaves no More onlus” che si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica, prevenire la tratta e “combattere il traffico di esseri umani per lo sfruttamento lavorativo e sessuale”.

I volti della schiavitù: un fenomeno globale

“La tratta di esseri umani – afferma la giornalista – è la peggiore schiavitù del XXI secolo , un crimine contro l’umanità” che riguarda “milioni di persone private della loro libertà e dignità”. “Il fenomeno della tratta ha assunto una dimensione globale ed è tutt’altro che in recessione. Non conosce crisi e continua ad aumentare, in Italia e nel mondo” (p. 11). Le forme di questa schiavitù sono molteplici, una schiavitù gestita, non più con pesanti catene e ceppi di ferro, ma tramite “truffe, sfruttamenti, ricatti, minacce, violenze” e condizionamenti psicologici da parte di “uomini e donne senza scrupoli che si arricchiscono sul commercio di carne umana, una delle attività meno perseguite e più redditizie al mondo”.

L’inchiesta di Anna Pozzi contiene nomi e cognomi, numeri, date, dati statistici; è un lavoro ben articolato e documentato che volge lo sguardo verso i diversi “volti della schiavitù”: il lavoro forzato, lo sfruttamento minorile, la prostituzione, la pornografia, la migrazione, i sequestri di persona, l’accattonaggio, le mafie, la criminalità organizzata che gestisce armi, droga e migranti, i bambini soldato, le forme di schiavitù all’interno del Califfato di Iraq e Siria (ISIS).

Gli schiavi d’Italia: stranieri sfruttati, lavoro, sesso e criminalità

Uno sguardo particolarmente attento viene riservato agli “schiavi d’Italia” a cui è dedicato il terzo capitolo (pp. 125-204). Il nostro paese è infatti “uno Stato di transito, destinazione, ma anche di origine dei nuovi schiavi”: “Centinaia di migliaia di persone sono vittime di tratta di esseri umani e ridotte in schiavitù principalmente per il lavoro forzato” (nell’ambito domestico, nel settore agricolo, nell’edilizia, nella sanità, nella ristorazione, nel commercio ambulante…) e lo sfruttamento sessuale. La prostituzione è una delle maggiori cause di sfruttamento di persona e che coinvolge – per l’80% – donne immigrate, migliaia di minori (circa 2.500) e molti transgender “importati” dal Sud America. Ogni mese in Italia vengono “acquistate” 10 milioni di prestazioni sessuali.

Persone segregate, maltrattate e minacciate, costrette a vivere, nel buio e nella solitudine, una vita al servizio di qualcun altro al fine di guadagnare qualcosa per sopravvivere. Non mancano altre forme di schiavitù come l’accattonaggio, il lavoro in nero, l’asservimento a bande criminali dedicate a furti e borseggi nei negozi, per le strade o nelle case private. Sono fenomeni resi ancora più drammatici ed evidenti dall’aumento esponenziale dei migranti provenienti dall’Africa e dall’Asia che hanno portato in Italia centinaia di migliaia di persone estremamente bisognose e vulnerabili, destinate a divenire vittime dei nuovi “mercanti di schiavi” (nel 2014 si è raggiunta la cifra record di 60 milioni di migranti forzati).

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