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Non sono i miei figli ad essere una distrazione a Messa: sono io

Sherry Antonetti - pubblicato il 11/02/16

“Non c'è da stupirsi se non prestano attenzione, visto che non lo faccio nemmeno io”

Svegliarsi. Vestirsi. Svegliare tutti e 10 i bambini. Preparare il pranzo. Preparare la colazione. Far uscire i più grandi. Assicurarsi che abbiano cappotti e guanti. Preparare il prossimo gruppo. Farlo uscire. Riuscire a far sì che i componenti del terzo gruppo escano finalmente da sotto le coperte, vestirli, lavare loro i denti e pettinarli, mettere calzini e scarpe sui loro piedini (pensano ancora che le scarpe siano opzionali, anche in questa stagione). Cappotti, sciarpe, guanti, portapranzo, zaini e via. In macchina. Afferrare una Diet Coke, il borsellino, il telefono, il calendario e le chiavi.

Questo è il programma ordinario. Verso le nove del mattino parte l’ultimo autobus, e io torno a casa per iniziare la parte di routine della giornata: piatti, vestiti sporchi, letti, spazzatura, cena.

Ma il programma non racconta tutta la storia – solo le cose che devono accadere, non tutte quelle che accadono. Non include il fatto di assicurarsi che due figli prendano gli antibiotici, accertarsi che anche i più reticenti si lavino, prendere un asciugamani per l’adolescente che grida dal bagno, trovare tre scarpe, prendere un cerotto per qualcuno che ne ha bisogno, mettere pace tra chi discute. Me le azioni esteriori non rivelano pienamente la nostra partecipazione.

Ho trascorso buona parte della Messa della settimana scorsa giocando a Tetris nel banco e affrontando le conseguenze delle mie decisioni su chi dovesse stare seduto vicino a chi. Andando a ricevere Nostro Signore, mi sono chiesta come potevo aver perso tanto. “Non c’è da stupirsi se non prestano attenzione, visto che non lo faccio nemmeno io”.

Come freelancer, di recente mi è stato affidato l’incarico di visitare le reliquie di San Massimiliano Kolbe a Baltimora. Abbiamo deciso di fare un viaggio in famiglia e abbiamo portato con noi i sei figli più piccoli, solo per vedere il piano sfumare per mancanza di parcheggio. Mio marito mi ha fatta scendere e ha portato i bambini a mangiare qualcosa. Pensavo che la mia sosta sarebbe stata breve, e invece mi sono ritrovata nel retro di una chiesa ad aspettare la fine della seconda Messa quando in base al programma avrebbe dovuto già essere terminata.

E allora mi sono seduta fuori dal corpo della chiesa. È stata una celebrazione splendida e senza fretta. Un usciere mi ha vista e mi ha invitata a entrare. All’inizio ho rimandato, ma la chiesa, la musica del coro, le parole del sacerdote e sì, lo Spirito Santo, non mi avrebbero permesso di rimanere dietro la porta.

Non era previsto che accadesse. Non avrei dovuto entrare, vedere le reliquie e andare via?

No. dovevo sedere e conoscere Colui che Sono.

Mi sono ritrovata a sperare che i miei figli fossero lì con me. C’erano altri bambini che ridevano e cantavano, e nessuno sembrava esserne infastidito. Forse i miei figli, per quanto vivaci, non erano il motivo per cui non avevo seguito la Messa precedente. Il motivo ero io. Stavo permettendo di essere interrotta da loro. Dovevo abdicare dal mio ego e trattenermi dal dare la colpa a loro. Dovevo prendermi tutta la responsabilità delle mie mancanze.

La differenza tra la preghiera – qualsiasi preghiera, sia essa il rosario, l’adorazione, la Scrittura o la Messa – a memoria e quella vera è come ci “entriamo”. La Sua presenza è reale, indipendentemente dal fatto che lo notiamo, ma se vogliamo entrare nella vita del Paradiso che si ritrova nella Messa, dobbiamo arrenderci all’invito e rivolgerci a Lui.

E sì, Dio eliminerà tutti gli ostacoli per farci sapere quanto sia felice che abbiamo accettato il suo invito. Quando alla fine di quella splendida Messa a Baltimora ho chiesto “Come riconquistare questo mio essere davvero presente quando ho tutti vicino a me?”, la risposta di Dio è stata pronta: nello stesso modo in cui ha catturato la mia attenzione quella domenica – con amore e bellezza.

Questa domenica, mi armerò di un piano di battaglia per amare al di là di quello che si merita il comportamento – con un amore spudoratamente generoso.

Sherry Antonetti è un’ex educatrice speciale e attualmente è scrittrice freelance e madre di 10 figli. Scrive su Catholicmom.com e sul suo blog, Chocolate for Your Brain. Si può contattare all’indirizzo sherryantonettiwrites@yahoo.com.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
bambiniliturgia
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